1920 Gino Rocca – “La donna di nessuno” commedia di Cesare Lodovici

Da COMOEDIA Num. 1 - 10 Gennaio 1920:

  • RASSEGNA TEATRALE: "La donna di nessuno" di Cesare Lodovici
    Autore: Gino Rocca

 

 

RASSEGNA TEATRALE: "La donna di nessuno" di Cesare Lodovici

Commedia in tre atti rappresentata per la prima volta a Milano al Teatro dei Filodrammatici il 22 Dicembre 1919 dalla Compagnia Borelli - Beltramo

La critica si è occupata di questa commedia con l'aria di essere stata colta cli sorpresa da una tecnica verbale, se non nuovissima, almeno improntata di una interessanfe personalità; che giova studiare e discutere assai più minutamente di quanto non si sia fatto.  Nel disegno delle scene, che è lo scheletro iniziale deria commedia, che è il primo tratto di contorno e di vita della tela, noi stemperiamo i nostri colori in ombre, in luci, in sfumature, in espressioni ed effetti: e questi corori sono le parore. Cesare Lodovici ha quasi ostentato un'assenza assoluta di disegno, per costruire tutto a base di colori: ed i suoi colori sono guizzi di piccoli tratti, punti, accenni, Iinee, non cosi soverchiamente precisi da far le veci in parte del disegno, ma infiniti, minutissini, ricorrenti sullo stesso punto fino a trarne un effetto di impressione a distanza, e di imprecisione anche, che puo giovare alla mutevole psicologia dei suoi personaggi. Lo stesso procedimento, noi abbiamo osservato. era di una scuola di coloristi già superata da altre scuole o tramontate per conto proprio qualche anno fa, battezzata nello stato civile dell'arte con vari nomi, e forse più esattamente con quello di: divisionismo. Giunge con qualche ritardo sulla soreila pittura, dinnanzi al nostro giudizio un Teatro diviosonista. Nuovo? In coscienza no. Certi atteggiamenti del Lodovici possono sembrare nuovi, forse, per I'esagerazione a cui il metodo sembra giungere con ta sua commedia. Ma è inutile ridire di quante compiacenze si sia valsa Ia letteratura fra le quinte del vecchio e del nuovo teatro per falsare l'indole irrequieta del teatro stesso e far ristagnare il suo verbalismo sui contorni di un fatto psicologico, con Iievi e minutissimi tocchi, con volute e studiate imprecisioni, con un sovrapporsi di sfumature e di colori, così. E' pero indiscutibilmente raro riscontrare un audacia tecnica in un giovarre che comincia: ed attraverso gli inevitabili errori di questa audacia, i segni palesi di un ingegno teatrale non comune, di una personalità simpaticissima e precisa. Troppi peccati d'ignavia oggi si commettono con la complicità di quel facile effetto di ombra e di luce che si sprigiona dal fondo della ribalta e divide il pubblico dalla scena, perchè il lavorìo diligente e intelligente di un giovane onesto, che scarta a priori ogni mezzo di illusionismo teatrale, perdendo di vista la facile ira più facile del successo non ci strappi un grido di ammirazione.

Resta confermata da un più maturo e ponderato esame del lavoro, la lode frettolosa del quotidiano, scritta dopo l'impressione viva e sincera della prima serata. Cesare Lodovici raccoglierà indubbiamente una più larga messe di consentimenti fra i lettori attenti della sua commedia, che non fra gli spettatori della platea. E questo è il suo torto: questo infirma tutta la tecnica del suo procedimento. Perchè ha scritto una commedia: e la commedia è parlata, è messa in movimento fra le quinte, deve essere pensata e trascritta per questa sua esistenza specialissima, deve con ogni mezzo tendere a questo suo modo di comunicare con il pubblico, quanto più chiaramente è possibile, quanto più rapidamente e succintamente é consentito. Tutto ciò che è inutile, in arte, è dannoso. Si parla, in modo speciale di arte scerrica. Nella Donna di nessuno non c'è sintesi che nella studiata funzione della battuta. Ma le battute si sovrappongono, infittiscono intorno al concetto centrale, lo distruggono, lo rivelano, mettono su ogni volto una nebbia di nordica decadenza, creano inquietudini anche la dove non esiste che il placido sorriso di un aspetto sereno, rigenerano l'equivoco nel quale molti spettatori sono caduti, distruggono anche il piiù essenziale disegno del tipo. Se nella interpretazione di questo lavoro, Alda Borelli, che fu la strana e suggestiva protagonìsta, ha potuto molto aiutare l'autore illuminando Ia propria maschera della Iuce di un tormento meraviglioso, parvero sfuggire in mille penombre, i personaggi che Ia circondano e ingarbugliarono intorno la semplice matassa deiia vicenda, creando qualche falsa luce anche per lei. E questo, Lodovici, è male. E' male quando si possiede talmente la virtu del dialogare da poterne fare abuso fino alla disperazione; quando si può nutrire un così nobile e sano intento d'arte da sapersi incamminare subito per la sua viottola più aspra e più austera, tuori della folla di saltimbanchi che vanno a raccattar monete e applausi, dopo il gioco della stoppa accesa e della smorfia grottesca, con il naso dipinto di rosso. Il pubblico, che gremiva quella sera il nostro Teatro dell'Accadernia dei Filodrammatici, ebbe questa sensibilità rara: comprese subito di trovarsi di fronte all'opera nobilissima di un ingeno onesto. Applaudi I'onestà e l'ingegno: e la commedia si replicò.

GINO ROCCA 

Cesare Lodovici  apuano di Carrara. Avvocato… Esordì con “l'Idiota” tre atti rappresentati dalla Compagnia Talli al Teatro Diana di Milano, la sera del 17 settembre 1915. Fu o parve una battaglia: in platea volarono pugni e invettive. Egli era assente: sul S. Michele, dove, proprio quella sera volava altro che pugni e fischiava altro che chiavi. Torna alla prova con questa “Donna di nessuno” scritta durante l'angosciosa cattività di Theresienstadt, nell'atmosfera triste e raccolta della famosa Fortezza cara agli italiani per il martirio di Pellico e di Maroncelli nostri e del serbo Princip, l'incendiario, che vi mori consunto. Tra quel primo e questo lavoro è trascorsa; una vita: la guerra - l'agonia - la prigionia - il ritorno alla libertà. Tutto questo ha potuto mutare forse lo stile e un poco forse la sostanza, divenuta qui meno romantica: non gli intendimenti dell'autore. Il quale, specialmente in questa “Donna di nessuno” si propone di mostrare e svolgere un fatto tragico senza rumore e senza gesti da tragedia, convinto, a torto o a ragione, che nella vicenda quotidiana della nostra vita sia, per chi voglia vederla, una diffusa e apparentemente tranquilla tragicità che non si accentra mai in nuclei salienti quelli presentati a teatro come scena-madre ma quasi ama celarsi con pudore sotto il velo delle parole più semplici e più comuni. Cosi Anna, la Donna di nessuno, finché non vede la realtà, per virtù di un uomo riesce a comprendere la vita quale essa è, si accorge di non avere più nulla per quest'uomo, e, poiché lo ama, compie un sacrificio ancora, “senza rumore” gravissimo. Vuol essere il dramma di quelli che smarriscono la strada. Ma quel che vuol essere non ha importanza. Che si veda quello che è, attraverso quello che pare, questo è sostanziale.

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