1920 Gino Rocca – Le commedie di Angelo Musco

Da COMOEDIA Num. 9 - 10 Maggio 1920:

  • RASSEGNA TEATRALE: Le commedie di Angelo Musco
    Autore: Gino Rocca

 

 

RASSEGNA TEATRALE: Le commedie di Angelo Musco

Angelo Musco è un  grande autore - tutti lo sanno - istintivo, estemporaneo, volubilissimo. Le commedià che egli rappresenta, sono sue; i successi che egli ottiene sono suoi. Non si può fare un esame critico dei lavori nuovi, che nel corso di una stagione si variano: bisogna parlare di lui. Egli plasma, impone, si impone e, tante volte, deforma. Ora, se it fanatismo delle platee straripa intorno ai suoi sgambetti insistenti, bisogna uscire un poco dalla suggestione che può esercitare a teatro il plauso concorde di un pubblico troppo... vulcanico, e parlare di lui e della sua arte con una certa cautela. E' troppo facile essere incondìzionatamente riconoscenti ad un uomo che ci ha fatto rldere. Musco mi piace quando soffre e gioisce veramente nella commedia, ma quando passeggia troppo rasenta i lumi della ribalta quasi mostrando di saperne uscire a suo agio per conversare conl a gente in poltrona, vorrei gridargli la mia indignazione e vorrei far tacere le risataccie sgangherate che sembrano eletttrizzarlo. E che forse lo traviano. La sua lunga stagione di Quaresima e di Primavera a Milano ai Filodrammatici ed all'Olympia, è stata trionfale - come sempre -. Due primizie di una qualche importanza ci sono state regalate Su Eccellenza di Nino Martoglio, ed U' sapit com'è, della signora Agnetta, la collaboratrice instancabile di Angelo Musco. Su Eccellenza è stata scritta dall Martoglio in italiano: per lo meno ci fu ammanita, le primissime volte, in una edizione in italiano di Ruggero Ruggeri. ll successo non fu veramente trionfale: piacque; si replicò, mi pare; passò senza lasciare quasi traccia di ricordo. Per Musco c'è una particina nel principio del primo atto: il primo atto parve vuoto, freddo, incolore; ebbe due chiamate con qualche contrasto. Poi le chiamate furono unanimi, calorosissime, al secondo ed al terzo atto. E il successo crebbe fino alla fine così come crescevano smisuratamente le proporzioni della particina di Angelo Musco. Ma la commedia è fatta per Sua Eccellenza:per una figura,non nuova forse, ma tipica certo di avventuriero deila politica che riesce a farsi strada a furia di raggiri e di bluff. Bisogna spiegare che Ruggero Ruggeri incarnava il personaggio di Sua Eccellenza; e che Angelo Musco, in una parte meno rilevante di vecchio lupo di mare, spostò alquanto le intenzioni, il centro e l'equilibrio della commedia, addossandosene Ia responsabilità massima con alquanto disagio per chi si reca a teatro e bada alquanto a questi rifacimenti arbitrari di commedie fatte in barba all'intenzione dell'autore. Il titolo e la fattura stessa della commedia dicono che bisognava centrarla per farla camminare senza trucchi. E se Nino Martoglio ha permesso che il proprio lavoro mutasse faccia e costumi soltanto per accontare Angelo Musco, ha fatto malissimo. Questa orribile stonatura è stata applaudita lo stesso: ma non è ciò che dovrebbe principalmente importare. La critica ha preferito non parlare della nuova versione di un vecchio lavoro. Perchè, se fosse stata costretta a farlo, avrebbe dovuto dire sinceramente che era preferibile per la dignita dell'arte e di un autore, anche senza gli applausi, l'onesta e modesta battaglia sostenuta da Sua Eccellenza nella prima edizione, che non il secondo tentativo, se pure coronato da un caloroso e inopportuno successo. U' sapiti com'è della signora Agnetta precede di qualche giorno Sua Eccellenza ed ha avuto una più schietta fortuna, perchè la collaborazione fu più schiettamente enunciata. Si tratta di un seguito di scene della vita rustica siciliana: vi campeggia Angelo Musco con una maschera nuova, resa meravigliosamente dalla sua fertilità e dal suo intuito. Uno scemo: attraverso il riso si fa strada, più suggestivo, più commovente, il dolore. Fin che balena in un tratto rapidissimo e magistrale, se non nuovo, di tragedia. ll successo ed i mezzi, che l'hanno strappato al pubblico fittissimo, ricordano, sotto un certo punto di vista, Ia fortuna di un lavoro di Fausto Maria Martini: Ridi paglìaccio! Ma questo tentativo della signora Agnetta mi sembra più chiaro nelle sue intenzioni, più aderente alla figura ed alla forza dell'interprete, più sincero, più onesto. Le repliche furono infinite.

GINO ROCCA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *