1920 Giovacchino Forzano – “Le campane di S. Lucio!” all’Alfieri di Torino

Da COMOEDIA  Num. 18 - 25 Settembre 1920:

  • "Le campane di S. Lucio!..." commedia in tre atti
    Autore: Giovacchino Forzano

 

 

LE CAMPANE DI S. LUCIO!... commedia in tre atti di Giovacchino Forzano
Rappresentata per la prima volta nel gennaio 1920 al Teatro Alfieri di Torino dalla Compagnia Galli-Guasti-Bracci.
 
"Questa Commedia è dedicata al più bel giorno della mia vita: al 15 di ottobre..."
PERSONAGGI: LUCIANA BELLI, illustre cantante -  DON GIUSEPPE ARRIGHI, cappellano di San Lucio - IL CONTE CARLO DE VERIS - IL BARONE - GUIDO - IL PIEVANO DI SAN LUCIO - IL PRIORE - UN CANONICO - UN GIOVANE SACERDOTE - IL DIRETTORE DELL'HOTEL - CLARA, cameriera - STEFANO, cameriere - IL DOTTORE - ENRICHETTA, cameriera - LA NIPOTINA DEL CARDINALE - IL SAGRESTANO - Altri preti - Un cameriere
L'azione succede ai giorni nostri- Il 3° atto fra 39 anni
ATTO PRIMO
Sala da pranzo, terrena. Nella villa affittata dal Conte Carlo Deveris a San Lucio, sull'Appennino Toscano. Nel fondo tre gradini per cui si accede a un terrazzo vetrato che dà sul giardino. Come mobilio: è necessario una tavola, un pianoforte a destra. Il resto a piacere.
SI ALZA LA TELA.
Un pomeriggo degli ultimi di agosto.
CARLO (sulla veranda guarda lontano come se aspettasse qualcuno. Stefano e Clara entrano da sinistra. Clara porta una guantiera con sopra due tazzine. Stefano una macchinetta da caffè col fischio). Non si vede ancora. (a Clara) Ma che cosa ti ha detto il contadino?
CLARA. Quello che ho ripetuto poco fà. Che se la signora voleva andare, il parto era avvenuto.
CARLO. Poteva aspettare stasera a vedere il neonato! E' scappata senza finire la frutta! E con questo sole!
CLARA (come dicendo una cosa importante) La signora ha preso l'ombrellino.
CARLO. Ha preso l'ombrellino! Gliel'hai ricordato tu?
CLARA. No, di sua iniziativa.
CARLO. Ha avuto il giudizio di pensare a prendere l'ombrellino? Buon segno. Ah! Andiamo molto bene: non è vero? Approfittiamo di questo momento, sentiamo un po'... (siede, Clara si avanza).
CLARA. Niente di nuovo. E' un periodo di grande calma. La signora persa molto all'interpretazione del Faust per quest'anno alla Scala. Ieri sera mi disse di chiamare il dottore a causa di un lieve dolor di capo: il dottore verrà oggi. Niente altro, di anormale (torna a posto)
CARLO. Benissimo. (si volge a Stefano).
STEFANO. Stesse informazioni. La signora è tranquillissima. E' molto buona con me. Ieri sera mi urtò inavvertitamente e mi disse: Scusa Stefano. Tranquillità perfetta.
CARLO. Vedo che il mio sistema di impedirle, senza che se ne accorga, di far nuove conoscenze, di cambiare con frequenza domicilio è ottimo. Forse se fossimo rimasti ancora molto tempo qui chi sa... Per fortuna domani partiamo.
STEFANO. Il signor conte vuole degnarsi di accettare per oggi i nostri rallegramenti e auguri più sinceri?
CARLO. Oggi? Che giorno è? (guarda il calendario a muro) 24 agosto? (guarda il calendario e legge). San Bartolomeo: nel 1572 strage degli Ugonotti: festa dei pizzicagnoli: tempo burrascoso: pioggia e grandine (e naturalmente ha indovinato) noce di vitella di latte con parmigiano fresco e burro... roba di altri tempi! Io sono nato il 2 febbraio, non mi chiamo Bartolomeo, non ho rapporti atavici con gli Ugonotti, rifiuto sempre da buon cittadino di pagare il parmigiano 200 franchi al chilo... non capisco i rallegramenti e gli auguri.
STEFANO. Il signor conte, evidentemente senza accorgesene,è entrato oggi nel sesto mese.
CARLO (sorpreso) Stefano chiarisciti perché non ti capisco.
STEFANO. Il 24 marzo ultimo scorso, la signora terminò i sui impegni al Costanzi con la Butterfly: 24 marzo 24 agosto...
CARLO (estrae un taccuino e legge) "24 marzo. Da otto giorni un principio di idilio con l'addetto navale dell'ambasciata giapponese turbava i nostri rapporti: stasera dopo lo spettacolo salgo in camerino, mi abbraccia, piange, pace completa. Aprile pagina bianca, giugno idem, luglio agosto idem." Si sei mesi senza nubi, è molto gentile da parte vostra l'averlo ricordato. Voi avete diritto al regalo (estrae due fogli da cinquanta e li da ai due).
LUCIANA (di dentro) Carlo! Carlo!
CARLO. Stefano (accennando la machinetta) accendi!
LUCIANA (entra un po' affannata, come se avesse da dire a Carlo molte cose e aspettasse a dirle deposti il cappello e l'ombrellino. Stefano accudisce al caffè, Clara prede la roba lasciata da Luciana).
CARLO. Finalmente! Hai preso tutto questo sole per vedere un neonato.
LUCIANA. Anzitutto non era uno ma erano sei (sorpresa generale)...
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