1928 Carlo Veneziani – Prologo con polemica alla sua nuova commedia

Da IL DRAMMA Num. 33   1° Gennaio 1928:

  • Prologo alla commedia "Il signore è servito"
    Autore: Carlo Veneziani

 

 

UN SIGNORE DA SERVIRE  prologo dell'autore

Questa commedia che il pubblico e gran parte della critica accolgono dovunque con molta simpatia, ha fatto perdere le staffe a qualche beccamorto del teatro. Io sono un gran bersaglio dei beccamorti delusi di non potermi seppellire. Io commento nientemeno l'imperdonabile colpa di lavorare sempre, di non rompere le scatole a nessuno, d'essere un galantuomo nell'arte e nella vita. Una vera indecenza! E sol perchè non sono nè russo nè tedesco nè ostrogoto, sol perchè ho ingegno e cuore da sperperare recando su Ia scena Ia mia gaiezza signorile, senza volgarità nè sudiciumeo ho contro di me un gruppetto di stroncatori da cui sono trattato peggio d'un mantenuto. Per Il signore è servito! un beccamorto di Milano è andato oltre ogni segno. Invece di colpir la commedia, ha insultato e tentato di diffamare me personalmente, con delle miserabili menzogne. Ebbene costui non è più un critico nè uno stroncatore nè una pereona cho si rispetti, è soltanto un mascalzzone. Per la sua opera di critico l'ho deferito alla Corte d'Onore dei Giornalisti, per l'aggressione personale mi valgo del diritto di reazione: assumendone tutta intera la responsabilità. Il signor Marco Ramperti in un quotidiano milanese ha inventato un insuccesso di quseta mia commedia a Genova - dove invece la prima attrice signorina Andreina Rossi, la replicò perfino in sua serata d'onore - così come poco tempo prima il suddetto signore aveva inventato un insuccesso torinese per un'altro mio Iavoro... mai rappresentato a Torino. Ma non basta: il medesimo beccamorto ha stampato  che Il signore è servito era andato in scena all'Alfieri di Torino facendo brucaire il teatro e che perciò egli temeva all'Oljmpia di Milano una uguale catastrofe. Tutti sanno che il mio lavoro fu dato al teatro Rossini di Torino a che all'Alfieri l'incendio avvenne dopo una rappresantazione domenicale del Padrone delle Feniere. Ed io mi trovavo a Firenze! Faccio grazia delle contumelie da facchino che il signore in questione ha aggiunto contro di me. C'è di più: in una lettera pubblicata dal Torchio - di cui mi vanto di essere collaboratore - iI beccamorto confessava d'aver mentito e d'essersi servito della critica teatrale per sfogare alcuni suoi personali rancori. Rimane quindi stabilito che: 1° Il signor Marco Ramperti è un mentitore sfacciato. 2° Il signor Marco Ramperti è capace di servirsi della critica per le sue meschine vendette personali, sapendo che Ia critica è inattaccabile e che un autore non può difendersi contro di essa. Egli è dunque un vigliacco. 3° Il signor Marco Rarnperti è critico che mente, e danneggia le persone ch'egli non può soffrire, per vendicarsi con ingiunzioni, diffamazioni e volgarità. Egli è dunque un mascalzone. Ed è naturale! E' stato redattore dell'Avanti! finchè questo giornale ha avuto vita, si gloria d'essere inscritto al partito comunista il giorno stesso in cui I'ItaIia entrò in guerra oontro l'Austria, è I'autore dell'Elogio della vigliaccheria per indicare la via della fuga o della diserzione, è l'autore di articoli -- sempre aul'Avanti! - odiosamente disfattisti e antitaliani. In uno di questi - Sub-Tirol - si disconosce I'italianità di terre redente e s'insegna che iI Tirolo suo è o sarà sempre tedesco. In un altro si offendono i cimiteri di guerra. Per molti di consimili scritti iI signor Ramperti ebbe strigliate memorabili e sanguinose dal Popolo d'Italia. Ed ora fa lo stroncatore del teatro italiano non potendo più stroncar l'Italia politicamente. Ed è bene sapere - per conoscere il valore di certi beccamorti e di certe vendette - che questo signore l'anno scorso, nei momenti del bisogno, mi dedicava un suo libro con una sperticatissima lode (Allo spirito e all'amicizia - tenaci entrambi - di Carlo Veneziani, nella cui arguzia risento il prodigo squillo dell'antica farsa atellana, in piena luce meridionale) e mi pregava con petulanza d'aiutarlo, di nominarlo nei giornali, sia pure sfottendolo per non far credere ad una troppo sfacciata réclame. E v'è ancora un giornale rispettabile che possa ospitare senza disagio la prosa d'un siffatto mentitore? E v'è forse in Italia un solo critico che possa sentirsi senza diminuzione collega di questo messere? Non v'è perdio! Chè anche i più feroci non insultano, non diffamano, non sono dei vili.

Ed ora basta coi beccamorti! L'ambiente del teatro in Italia è diventato una così triste cosa che se il Grande Rianimatore della Nazione non interviene con uno dei suoi magnifici gesti di rinnovamento, non si ritroveranno mai più il rispetto, la dignità e I'orgoglio dell'Arte nostra. E noi scrittori che già prima del 1922 avevamo l'onore di essere agli orfini del Duce, col cuore e col cervello, come ieri ci movemmo per I'oggi, siamo ancora agli ordini oggi, pronti a muoverci per il domani!

CARLO VENEZIANI

IL SIGNORE E' SERVITO commedia in tre atti di Carlo Veneziani

PERSONAGGI: Andrea - Paolo - Fiorella - Sbrendolo - Delfina - Gingio - Truciolo - Tobis - Monderè - Livia - Marisa - Ludovico - Margherita - L'usciere - Gerolamo

La camera da letto di Paolo Gabli. Quattro porte laterali e una finestra in fondo. Il letto, un divano, qualche poltrona, specchio, tappeti, altri mobili molto eleganti. Finestre e porte son chiuse, quindi pel momento il buio è appena interrotto da quel po' di chiarore che le persìane lasciano filtrare.

PAOLO (è ancora semivestito e dorme malamente  sdraiato sul letto).

ANDREA (dorme per terra, nascosto al pubblico da una larga poltrona).

FIORELLA (sul divano, assopita).

SBRENDOLO (con Ia testa sopra un'altra poltrona, e i piedi poggiati su la toilette, ronfa in grande orchestra).

TRUCIOLO (ronfa a  sua volta, quasi in duello col compagno, ed è accoccolato ai piedi del letto).

MARGHERITA (picchia dall'esterno alla prima porta di sinistra, dopo un po' chiama) - Signore! Signore! (Poichè nessuno risponde, ella apre ed entra, ma si ferma subito, sorpresa) - Che aria guasta! E come dorme! Signor Paolo! E' mezzogiorno, le porto iI caffe! (Avanza cautamente verso il letto, inciampa nel corpo di qualcuno, dà un grido e lascia cadere quanto ha in mano: vassoio, tazza, ecc.). Dio!... Chi c'è? (Raggiunge la finestra, la spalanca, si volge e dà un nuovo grido). Madonna! Qui è stato commesso un delitto!

PAOLO (svegliato dagli strilli e dal sole che irrompe, si leva a metà sul letto, stropicciandosi gli occhi). - Vuoi finirla di sbraitare? Da quando in qua hai inaugurato codesto modo di svegliare Ia gente?

MARGHERITA (indica gli altri che indossano stracci pittoreschi da povera gente di strada e continuano a russare con molta foga) - Signore, guardi...

PAOLO (stiracchiandosi e svegliandosi bene) - E chi sono costoro?

MARGHERITA (spaventandosi) - Lei non Io sa? Allora son ladri. (corre alla finestra gridando) Aiuto!

PAOLO (balza dal letto e trae indietro la servetta) - Taci! Raccogli i cocci e marcia! Vuoi far venire Ie guardie?

MARGHERITA - DaI momento che sono ladri...

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