1937 Eugenio Bertuetti – Ritratti quasi veri: Luigi Almirante

Da IL DRAMMA Num. 267   1° Ottobre 1937:

  • Ritratti quasi veri: Luigi Almirante
    Autore: Eugenio Bertuetti

 

 

Ritratti quasi veri: Luigi Almirante

Secco e rugginoso come una carruba, tutto spigoli e coste taglienti, con la voce che pare di legno e gli occhi tra mansueti e furbeschi di topo domestico, Gigetto Almirante è nella famiglia dei comici italiani un tipo. I suoi caricaturisti non si sono mai trovati in difficotà. I suoi sarti, forse, che non deve essere impresa facile il colmare tutti i vuoti, arrotondare tutte le punte, tornire tutti i regoli di cui egli è composto. Tale sua configurazione, sulla quale sembra si sia esercitata più la ronca di mastro Geppetto che non il pollice di Domineddio, induceva il povero Niccodemi - sedici o diciassettanni orsono - ad affidargli la parte del protagonista in quel Pinocchio innamorato di Cavacchioli e Rossato, che Ia cronaca teatrale italiana dell'immediato dopo guerra registra fra le più furibonde e cannibalesche gazzarre che si siano mai date. I fischi di quella sera, tra le spente e polverose dorature del Carignano, a ripensarli, li risento stridere sui nervi tesi, e ancora vedo Gigetto, nella tempesta, farsi più legno di quanto già non fosse. La difficoltà dei due autori consisteva nel dover infondere al burattino un'anima, innamorata e canora; quella dell'attore, nel saper umanamente sposare quest'anima alla disumana aridità del fantoccio. Insomma, il crudo e meticoloso verismo di Almirante nell'essere Pinocchio gli vietava, d'essere insieme creatura. Il difetto, già nel testo, si palesò incorreggibile sulla scena. Di qui il pandemonio. Senonché le qualità essenziali dell'attore, come mi sono sforzato di schematizzarle, che nel caso specifico di quel disgraziato e poeticissimo Pinocchio, spinte all'assurdo, subirono la mortificazione dell'insuccesso, tenute e rigorosamente controllate sul piano della naturalezza, si guadagnavano per contro - se l'erano già guadagnato, e vastissimo - l'incondizionato favore popolare. Luigi Almirante è da anni attore fra i più diletti alle folle d'ogni intelligenza non solo, ma anche al clan degli schizzinosi, il cui giudizio c'interessa soltanto come particella che fa più grosso il totale. La sua vena comica non ha la potenza né la leggerezza né la duttilità di Armando Falconi o - per ricordare un morto conosciuto - di Alberto Giovannini; ma è schietta, tutta sua, connaturata o quel suo fisico pericolante e legnoso, dal quale ha saputo cavare, sempre, note irresistibili. Vecchietti lisi e sfiatati, poveri diavoli senz'arte né parte, svillaneggiati dalla vita in casa e fuori, illusi ridicoli, mariti contenti senza ragione, tronfi bacherozzoli, smargiassi annichiti da un soffio, maniaci tignosi, dongiovanni gabbati, tutte le sagome della macchietta teatrale, le più, vivide, le più evidenti, trovano in lui un'espressione risentita, un segno definitivo. Parlo al presente, sebbene ben poco ci dia oggi di quanto eravamo abituati o ricevere. La sua attività odierna è più direttoriale che altro. Forse la sua aspirazione di sempre è stata questa: dirigere. Pìù forte dell'istinto del commediante, era in lui sin dal principio il germe del maestro. Gigetto è nato mèntore. Un mèntore aggressivo e puntiglioso, appassionato e sofistico, meticoloso, pignolesco. Legge di tutto moltissimo. Un mattino di tanti anni fa, ch'erano di moda ancora i veglioni, e la gente ci andava senza morirvi di tedio,ho trovato l'Almirante ritto sopra un tavolino del Cambio a Torino, che parlata di Kant e di Nietzsche, di Hegel e di Croce, di Spinoza e di Gentile e di non ricordo quanti atri mai a un pubblico di maschere smascherate e di giovanotti sbronzi. Naturalmente un poco fuori di senno lo era anche lui, ma in quella specie di delirio gli venivano a galla le molte cose lette e meditate nei vagabondaggi teatrali, senza che nessuno gli avesse mai insegnato niente. Discute con un accanimento, una costanza, una resistenza da piegare chiunque. E' insinuante e lepido, a volta a volta finto innocente e birbone dichiarato, né puoi lasciarti attaccare impunemente: non ti molla più. E' tal quale è, per molti versi, l'artista, I suoi personaggi preferiti sono un po' tutti infatti dei tenacissimi incartapecoriti. L'attore riesce cosi singolare; il maestro, prezioso. Le commedie curate da lui hanno la trasparenza del cristallo, l'esattezza del compasso e insieme il calore del palpito. Sapete invece qual è il suo sogno? Io lo so, ma non stote a propalarlo: egli ha una casa sul Garda e un figlio che ama più del teatro stesso e dei... bottoni. Ebbene; Luigi Almirante vorrebbe essere podestà di Salò. Sogna cioè una sera quieta, sul lago più bello del mondo fra gente che gli voglia bene. Lo raccomanderemo a Piero Valdini, mago sapiente dei raggi invisibili, gerarca di quelle amate sponde. Ma se poi lo gente non avesse tempo di badargli, egli ha le sue rimembranze, tante e care. Basterebbe, a fargli compagnia per tutte, quel padre dei Sei personaggi da lui creato la prima volta, non mai raggiunto da altri, indimenticabile.

EUGENIO BERTUETTI

Nel riquadro GALLERIA disegno originale del pittore Mateldi.

ANTONIO GANDUSIO E KIKI PALMER, I'unione più inaspettata della nostra scena di prosa. Il primo annuncio ha sconcertato e lasciato increduli, ma noi sapevamo che Kiki Palmer non prende a caso le sue decisioni. Ella vuole andare incontro  definitivamente a quel repertorio comico che ha mostrato di prediligere in più occasioni, con la sua Conpagnia. Siamo lieti di poter cortare su un'attrice comica di plù.

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