1941 Leonida Rèpaci – Diana Torrieri nella parte di Lavinia

Da IL DRAMMA Num. 361/362 - 1 e 15 Settembre 1941:

  • "Il lutto si addice ad Elettra" Diana Torrieri nella parte di Lavinia
    Autore: Leonida Rèpaci

 

 

IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA di Eugenio O'Neil
Diana Torrieri nella parte di Lavinia
Qualcuno ha detto che la Torrieri ha il "muso teatrale". Non basta. Il teatro è di casa nella Torrieri, in ogni parte del corpo: negli occhi, nel petto, nelle braccia, nelle mani, dappertutto. Quando lei entra in scena esprime una forza centripeta che attira a sè l'azione come la calamita il ferro. Pur così fragile all'apparenza, così mancante di volume e di peso, ha in compenso il dono di creare una atmosfera di carnalità un po' morbida, propria, dei tipi asciutti, consumati dal di dentro. Ora penso alla definizione che diede di lei, Edwin Certo: "Panerotica Diana che tutti amiamo stranamente". Ecco una definizione che spiega il fascino della sua Lavinia, la dannata vergine di O'Neill. Non era facile affrontare questo personaggio, uno dei più complessi e feroci del teatro moderno. Invece la Torrieri ha fatto con Lavinia come la mantide religiosa col maschio: se l'è mangiata. Se l'è mangiata per portarsela nel circolo sanguigno, per esser totalmente l'altra con la sua pelle lasciva, con i suoi capelli rossi, col suo passo rigido con la sua voce ammonitrice; l'altra nel desiderio vano dell'amore e nel bisogno della vendetta, nella tristezza delle parole che I'istinto scatena e nell'amara pacificazione che accetta una sorte di guardiana alle tombe che i Mannon e tutti gli uomini hanno scavato su questa terra, per espiare il delitto di essere nati. Confesso che conoscendo "Il lutto si addice ad Elettra" ho temuto per la giovine attrice che osava misurarsi nella parte di Lavinia. Non vedevo da noi chi potesse tradurre quel personaggio senza lasciarci le penne maestre. La Torrieri ha compiuto il miracolo di essere pari in ogni momento aI fantasna che di Lavinia ci eravamo fabbricato. Fantasma orrendo e bellissimo che non trova forse rivali nel teatro contemporaneo per il felice, geniale innesto dell'indagine moderna sullo schema tragico antico. Nell'interpretazione di esso Diana Torrieri ha raggiunto risultati stilistici bellissimi, senza, tuttavia togiere al personaggio quel fondo umano che iI prevalere degli istinti messi in essere dai vari complessi freudiani e l'immanenza della Nemesi familiare possono complicare, offuscare, ma non distruggere. La battaglia si è risolta in una di quelle vittorie che contano nella carriera di una attrice. Da oggi la Torrieri con tutte le sue acerbità, destinate via via a sparire, è attrice di primo piano nella nostra scena di prosa. Non c'è bisogno di esser stregoni per predire che tra non molto tutti saremo d'accordo nel riconoscere in lei un'altra interprete del teatro tragico ultimo.
LEONIDA REPACI
 
 

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