1955 Il marito la moglie e la morte – Alle Arti di Roma

Da IL DRAMMA  Num. 221 - Febbraio 1955:

  • "Il marito la moglie e la morte" in scena al Teatro delle Arti di Roma
    Autore: André Roussin

 

 

Nelle fotografie Vivi Gio - Carlo Ninchi. André Roussin
 
IL MARITO LA MOGLIE E LA MORTE
Commedia in tre atti e quattro quadri di André Roussin
Titolo Originale "Le mari la femme et la mort" versione italiana di B.L. Randone
Rappresentata al Teatro delle Arti di Roma dalla Compagnia Vivi Gioi e Carlo Ninchi. Regia di Randone
 
Un fatto di cronaca accaduto in ltalia e riferito in poche righe dalla stampa francese mi forni, poco più di un anno fa, lo spunto per questa commedia. Una contadina, stanca del marito, assolda un uomo con l'incarico di liberarla dallo sposo che le è diventato insopportabile. Affare concluso, denaro versato, ma il marito non scompare. Spiegazione con il "boia" questi esige altro denaro. La donna paga di nuovo, ma il  marito continua a non morire. Allora... lei da querela all'imbroglione! Questa storia avrebbe potuto fornire a Maupassant il soggetto di uno stupendo racconto. Sapore di terra paesana, colpo di fucile nella macchia e testardaggine selvaggia di qualche tipo alla Dominici. lo ho dovuto mutare l'ambiente, mutare i personaggi, ho dovuto soprattutto scrivere un'altra storia; almeno, mi sono accorto, scrivendola, che essa diventava un'altra storia. Ciò che mi incuriosì particolarmente fu il giuoco della morte, il suo sgattaiolare via, a dispetto di chi con tanto accanimento la inseguiva. Mi sembrò che questo fatto di cronaca contenesse in se stesso la propria parodia, la commedia stessa del fatto di cronaca. Le cose più tragiche che vediamo leggendo ogni giorno, se la morte non le suggella, diventano le più buffe, proprio in virtù della spaventosa fantasia e dei mezzi talvolta addirittura incredibili che le accompagnano. Il mostro ingannato dalla propria macchinazione e vittima dei propri raggiri, diventa comico. Le vie del cuore sono misteriose, e non mi è parsa cosa impossibile che, avendo il dramma sfiorato due creature, nascesse da questo dramma una sorta di magnetismo. "Forse capita che si giunga ad affezionarsi a qualcuno, soltanto perché è il solo a sapervi capace di tutto", dice l'eroina. E la commedia non si conclude con un matrimonio, giacché, simile in questo a certi dranmi, è con un matrimonio che essa è cominciata.
André Roussin
 
IL MARITO LA MOGLIE E LA MORTE
Le persone: SEBASTIANO LEBEUF (45 anni, marito di Arlette) - ARLETTE (30 anni) - CRISTIANO REGER (Detto "Kiki" fratello di Arlette, 26 anni) - PERCIER (detto il "satiro", 70 anni) GIULIA DESPIEDS (gioviale, 50 anni)
 
La scena, unica, rappresenta l'nterno semplice ma grazioso di una casetta della "banlieu" parigina, sulla riva della Senna. Una porta vetrata a sinistra da sull'esterno e le persone che entrano od escono da questa porta, passano davantii a una grande finestra che da su un paesaggio. A destra due porte che conducono, una al piano superiore, l'altra in cucina. La scena è dunque una specie di soggiorno-sala da pranzo.
ATTO PRIMO
ln scena Sebastiano solo,  sta accomodando un mulinello da pesca. La porta che va al piano superiore si apre ed appare Arlette.
SEBASTIANO -  Ah! Hai dormito un po'?
ARLETTE - Sempre alle prese col tuo mulinello?
SEBASTIANO - S'è bloccato.
ARLETTE - Soffri molto? Ti ci vorranno almeno trecento franchi per accomodarlo! Che guaio!
SEBASTIANO - E l'emicrania?
ARLETTE - Va meglio.
SEBASTIANO - No. Non va meglio, ciccina mia.
ARLETTE - Ma che ti prende? Non ti ho mica chiesto del denaro!
SEBASTIANO - Non va affatto megiio. Voglio che tu ti senta bene. Le emicranie le conosco. Le ho avute anch'io quando ero malato. Ma non ad ora fissa, come succede a te. A te, da qualche tempo viene l'emicrania al momento di andare a letto. Che sia di sera o dopo colazione. Se ci sdraiamo un momento tutti e due, scoppia l'ernicrania.
ARLETTE - Che ci posso fare? Bisogna che non mi sdrai.
SEBASTIANO - A me venivano anche quando stavo in piedi.
ARLETTE - Ma non è la stessa cosa. Tu avevi una malattia. Io non sono malata.
SEBASTIANO- E invece sì. Quando si ha male alla testa ogni vonta che ci si sdraia, vuol dire che si è ammalati. Dura da troppo tempo. Devi farti visitare. Oggi è domenica, dornani ti porto a Parigi dal mio dottore. Quello che mi ha salvato. Te le farà scomparire le tue ernicranie, quello, ne sono certo.
ARLETTE - Sai benissimo che non ci verrò.
SEBASTIANO - Ma perché?
ARLETTE - Sst! Non gridare, Sebastiano. Arrabbiarti non è il tuo forte.
SEBASTIANO - E chi s'arrabbia? Ho alzato la voce, ma conservo tutta la mia calma. Ma la tua ostinazione a non farti visitare, è idiota.
ARLETTE - Non occupartene e calmati. (Va al buffet e prende una bottiglia).
SEBASTIANO - Che fai?
ARLETTTE - Ho voglia di un po' di cognac.
SEBASTIANO - Adesso ti metti anche a bere!
ARLETTE - Non mi metto a bere. Ho voglia di un cognac. Non è Ia stessa cosa.
SEBASTIANO - Prendilo almeno con una camomilla
ARLETTE - Oh, lasciamelo bere come mi pare!
SEBASTIANO - Lo sai che sei nervosa, ciccina mia?
ARLETTE - (Si serve da bere) Vai a pescare?
SEBASTIANO - Sì, fra poco. A meno che tu non preferisca che resti a casa! Ascolteremo la radio.
ARLETTE - Bella prospettiva!
SEBASTIANO - Vuoi che facciamo una passeggiata?
ARLETTE - Dopo.
SEBASTIANO - Lungo la Senna.
ARLETTE - Con la folla della domenica? Grazie tante.
SEBASTIANO - Possiamo anche restare a casa senza radio. (Con intenzione) Eh... ciccina mia?
ARLETTE - Cosa?
SEBASTIANO - Se l'emicrania è passata...
ARLETTE - (Comprendendo) Oh! Preferisco la radio.
SEBASTIANO - (Scoraggiato) Grazie lo stesso.
... ... ...
 
 

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