1955 M.L. – Franco Parenti al Piccolo con il Teatro Cronaca

Da SIPARIO Num. 227/228 - Agosto/Settembre 1955:

  • Il teatro/cronaca con "Italia, sabato sera"
    Autore: M.L.

 

 

ZIBALDONE D'ESTATE

IL TEATRO-CRONACA, CON "ITALIA, SABATO SERA", HA SEGNATO UN PUNTO NEL RINNOVAMENTO DEL TEATRO ITALIANO.

 
Attore, regista, scenografo, costumista, organizzatore, viene dalla gavetta. E, giovanissimo - nato a Milano iI 7 dicembre del l92l - ed è nel Teatro dal 1940, anno in cui fa parte della Compagnia Merlini-Cialente. Poi è nel gruppo di "palcoscenico" diretto da Paolo Grassi. La guerra e la prigionia in Germania lo tengono forzatamente lontano dalla ribalta sino al 1946. Partecipa allora ai "Piccoli borghesi" diretti da Strehler, tuttavia la parte che nell'ambito della prosa gli procurò le maggiori soddisfazioni è quella di "Brighella" nell'Arlecchino, servo di due padroni, che, nella "Compagnia del Piccolo Teatro di Milano", sempre con la regia di Giorgio Strehler, ha ormai recitato davanti alle platee di nezzo mondo. Nel settore della rivista, che Parenti ha sempre alternato alla prosa, egli è conosciuto soprattutto quale attore, animatore e interprete (assieme a Fo e Durano) de "Il dito nell'occhio" e de "I sani da legare". Un suo personaggio radiofonico, ossia "Anacleto iI gasista" fllosofeggiante, è noto in tutta Italia a grandi e piccini. Ora, da solo e senza aiuti, Parenti ha dato vita al "Teatro-Cronaca" il quale, nelle intenzioni del suo promotore, deve considerarsi un autentico "teatro di di rottura". Il primo lavoro presentato, cioè "Italia, sabato sera", caffè-concerto drammatico in due tempi di Agostino Contarello (un autore sconosciuto sino a ieri, scovato da Parenti in un'orologeria di Padova) e quello annunciato come secondo, ossia "I dadi e l'archibugio" di Alfredo Balvucci (altro "nuovissimo" alle scene, anche lui scoperto da Franco Parenti attraverso la lettura di centinaia di copioni intonsi), è invece una farsa quattrocentesca. Il che sta a dimostrare che "TeatroCronaca" non significa, secondo Patenti, soltanto sterile e fotografica attualità, bensì "messa a punto" di situazioni - sia antiche che contingenti - tutte però ancorate ad una prepotente dinamica espressiva, intesa a disarcionate Ia stagnante tradizione del vieto triangolo, della solita commedia in tre atti ove spesso uno è sempre di troppo, soprattutto della retorica e del linguaggio antiumano.

M.L.

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