1955 Nicola Manzari – “Pudore” in scena all’Odeon di Milano

Da IL DRAMMA Num. 226 Lugio 1955:

  • "Pudore" commedia in tre atti
    Autore: Nicola Manzari

 

 

Nelle fotografie grandi: 1) Andreina Paul e Giuseppe Porelli 2) Giovanni Conforti, Lina Consoli, Paul, Gualtiero Rizzi 3) Paul, Consoli, Federico Collino 4) Una scena d'insieme
 
La commedia è andata in scena in prima assoluta il 27 ottobre 1954 al Teatro Odeon di Milano:
PUDORE Tre atti di Nicola Manzari
PERSONAGGI E INTERPRETI: Evelina (ANDREINA PAUL) - Giovanni (GIUSEPPE PORELLI) Matteo (GUALTIERO RIZZI) - Marco (GIOVANNI CONFORTI) - Il cerimoniere (FEDERICO COLLINO) - Claretta (LINA CONSOLI) - Un'infermiera (GIULIA GENTILI)
 
ATTO PRIMO.
In casa di  Evelina, sala di soggionto moderna, chiara, elegante, libri, quadri, un cestello da lavoro. Tutto rivela una calda intimità borghese. E' il primo pomeriggio. Entra Marco. Ha un mazzo di fiori avvolto in carta d'argento. Claretta, cameriera, lo segue.
CLARETTA - (indicandogli i fiori) - Li porto di là? (Indica la porta a sinistra).
MARCO - No.
CLARETTA - Come vuole. (Fa per andarsene)
MARCO - Aspetta. (Claretta si ferma) No. Niente. Va' ad avvertire la signora. (Claretta esce. Marco passeggia. Giauarda intorno. Si accorge che un ninnolo è fuori posto e lo rimette su un altro mobile. Siede, tenendo i fiori sulle ginocchia. Accende una sigaretta. Tutti questi gesti rivelano la consuetudine che egli ha con la casa).
Evelina (Entra; è giovane, grazìosa, semplice, elegante) - Oh marco. (Prendendo i fiori) Grazie di esserti ricordato. (Lo bacia con tenerezza. Marco ricambia il bacio).
MARCO - Come avrei potuto dimenticare? Sono cinque anni oggi.
EVELINA - Cinque anni. Sono volati.
MARCO - Grazie a te. Cinque anni di felicità.
EVELINA - E' facile amarti, Marco. Sei così buono. (Lo bacia)
MARCO (Stringendola con tenerezza) - Cara, cara Evelina.
EVELINA - Attento. Schiacci i fiori. (Si avvia per disporli in un vaso bene in vista).
MARCO (Richiamandola) - Evelina.
EVELINA (Senza voltarsi) - Dimmi, amore.
MARCO - Aspetta. Ma non hai visto?
EVELINA (Fermandosi) - Cosa, caro?
MARCO (Un po' contrariato) - Ma le rose. Credevo tu guardassi.
EVELINA (Sorpresa, accennando i fiori) - Qui?
MARCO - Si. Cerca.
EVELINA (Che ha immerso le mani fra i lunghi gambi delle rose) -  Ahi!
MARCO (Con premura) Ti sei punta?
EVELINA - Si. Ma non importa. (Che ha trovato) Ah! (Trae un involtino, l'apre e ne tira fuori un bracciale di brillanti) Splendido! (Tornando indietro) Oh! Marco. (Lo bacia con trasporto) Perché hai speso tanto?
MARCO - Ti piace?
EVELINA - E me lo domandi? (Allaccia il braccialetto al polso)
MARCO - Sono contento che ti piaccia.
EVELINA - Ma non dovevi. Bastavano le rose.
MARCO - Davvero credevi che ti regalassi solo le rose?
EVELINA (Sincera) - Sì.
MARCO - E ti saresti accontentata?
EVELINA - Si. Perché non avrei dovuto? Le tue rose sono molto belle. (Va a disporre i fiori nel vaso).
MARCO - Straordinario.
EVELINA - Che cosa c'è di straordinario?
MARCO - Ma tutto in te è fuori del comune. Una donna che ama i gioielli, ma si accontenta anche dei fiori. Che adora i bei vestiti, ma sa farne anche a meno. A cui piace il teatro, il ballo, il lusso, ma sa anche rinunziare a tutto per restare settimane intere tappata, qui, in casa... a rammendare, lavate, stirare.
EVELINA (Ponendogli una mano sulla bocca). Zitto. Zitto. Io son felice qui, accanto a te. Non chiedo altro. Se vuoi condurmi fuori, ci vengo volentieri, perchè so che ti fa piacere. Ma se mi lasci a casa, ci sto ancora più volentieri, perché qui nulla mi distrae dal pensiero di te. E' così dolce aspettarti, Marco.
MARCO - Evelina, ma ti rendi conto che sei diversa da tutte le altre donne?
EVELINA (Candida) - Ma no, Marco. Sei tu, buono e generoso, che scopri in me virtù singolari. Io sono una donna come le alrre.
MARCO - Anche questa è una tua virtrù: la modesria.
EVELINA - Basta. Altrimenti arrossirò tanto che dovrò darmi la cipria.
MARCO (Come scoprendo un'altra qualttà di lei) - Ecco. Non ti trucchi. E poi dici d'essere come tutte.
EVELINA - Marco, smettila di parlarmi di me. Non sono un personaggio così importante. Vieni qui, prendi il tuo posto. (Lo conduce a una poltrona, lo fa sedere) Dimmi di te, piuttosto. Cosa hai fatto oggi?
Menco - Al solito. Ufficio. Pratiche. Colloqui. Noia. Una giornata veramente dura.
EVELINA - Si vede che sei affaticato, povero amore. Ora stai qui. E dimentica l'ufficio. I tuoi cuscini. (Gli colloca un cuscitto dietro la schiena e un'altro ai piedi) No, distendi bene le gambe. Non cè nulla che riposi di più. Ecco. Così. La tua pipa. Il tuo tabacco. No, lascia che te l'accenda io. Tu non devi compiere il minimo gesto, a meno che non sia per abbracciarmi.
MARCO - Evelina, toglimi un dubbio.
EVELINA - Dimmi, tesoro.
MARCO - Tu detesti il fumo della pipa.
EVELINA - Ma no!
MARCO - Si.
EVELINA - Non fumo perché non ne ho l'abtudine.
MARCO - No, non è questo. Tu non fumi. Non bevi
EVLINA - Se mi piacesse berrei.
MARCO - Torniamo alla pipa. Essa ti disgusta. Me ne accorgo... ... ...
 

 

 

 

 

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