1956 Diego Fabbri- “La Bugiarda” Rossella Falk e Romolo Valli

Da IL DRAMMA Num. 236 - Maggio 1956:

  • "La Bugiarda" commedia in tre atti
    Autore: Diego Fabbri

 

 

LA BUGIARDA commedia in tre atti di Diego Fabbri

Scene di Orfeo Tamburi - Musiche di Fiorenzo Carpi - Regia di Giorgio De Lullo

Personaggi: ISABELLA - ELVIRA sua madre - ADRIANO - PAOLA sua moglie - ALBINO - IL CAVALIERE sarto - ACHILLE garzone - BENIAMINO domestico - ISIDORO cameriere - Un sacerdote - Un Infermiere - Una fioraia

Interpreti: Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Itala Marchesini, Romolo Valli, Mario Maranzana, Ferruccio De Ceresa, Enrico Lucherini, Gino Pernice, Giuseppe Mancini

Una vicenda che si svolge a Roma all'epoca d'oro di Trilussa.

LA BUGIARDA

La scena comprende tre ambientl *LA CASA DI ISABELLA, a sinistra (di chi guarda). Mobilio piccolo-borghese, quasi novecento, che contrasta con le linee dell'architettura (finestre a spicchi di volta, riquadrl attorno alle porte...) e con due o tre affreschi di una certa rarità che si vedono nella parete di faccia, in alto. Dalla finestra si scorge, di taglio, il Colosseo *UN CAFFE', in mezzo. Ambiente riservato, vecchiotto, con camerieri attempatl. Alle pareti stampe di Roma *LA CASA DI ADRIANO, a destra. Qui tutto è imbottito di scansie enormi, colme di Iibri gravi, di quadri piuttosto austeri per non dire addirittura di soggetto sacro, di diplomi e di onorificenze. Per terra, tappeti e tappetini. Di libero non c'è che il riquadro della finstra da cui si vede la cupola di S. Pietro. Sul davantl verso il proscenio, i personaggi dovranno passare da un ambiente all'altro come se camminassero per le strade. (Queste indicazioni schematlche, di cui I'articolazione del racconto tiene conto, potranno essere risolte in sede scenografica nella maniera più libera e suggestiva).

LA CASA DI ISABELLA
(Isabella è stesa sul sofà). Fuma, sbadiglia e legge un giornale illustrato. Ha la posizione abbandonata e naturalmente impudica delle donne che sanno di non essere viste da nessuno. Si è arrotolata le calze sin sotto il ginocchio perché non si smaglino. La radio trasmette delle canzonette. Dopo un po' si stira, lascia svicolare per terra il giornale e preoccupandosi visilbilemnte delle calze, scende dal sofà e va verso la finestra. Tira, circospetta, la tendina; si ferma alla finestra come se spiasse la presenza di qualcuno sotto, e volesse seguirlo senza essere vista. Poi, sempre fumando e fischiettando l'aria del ballabile che la radio trasmette, viene alla specchiera dell'armadio, che è quasi al proscenio, e vi si guarda provandosi varie acconciature dei capelli. Finalmente, come se prendesse una decisione finora differita, spegne la radio, va diretta al telefono e comincia a formare un numero; ma alla seconda o terza cifta si pente, rimane con il ricevitore a mezz'aria e lo riattacca. Tira I'ultima boccata, butta per terra la cicca schiacciandola col piede, macchinalmente. Sì sente del rumore, di là.
ISABELLA (con un tono più su del necessario) - Chi è? (Nessuno risponde, i rumori, anzi, si fanno più vicini. Allarmata) Chi èèèèè?
ELVIRA (anrora fuori scena) - Ma sono io! Che hai da gridare!
ISABELLA - Puoi anche rispondere! Ti pigliasse un..! M'hai fatto una paura...
ELVIRA (è una donna tra i quarantacinque e i cinquanta, insignificante. Ha però uno sguardo curioso, grigio, sfuggente, che quando punta, ìntimorisce. Ha delle determinazioni ìmplacabili, avviluppate, nascoste da atteggiamenti apparentemente accomodanti. Entra) Paura di che? Dei ladri?
ISABELLA - E non poteva essere "lui"? Sono tre giorni che non mi vede, che faccio l'ammalata. Sarà in ... ebollizione. Non lo hai mica incontrato li sotto?
ELVIRA - Io non ho incontrato nessuno.
ISABELLA (tornando alla finestra) - Ieri l'altro, c'era a quest'ora, l'ho visto io.
ELVIRA - Ma dove?
ISABELLA (indicando) - Lì, sul marciapiede di fronte.
ELVIRA - Sarà passato per caso.
ISABELLA - No, fermo. Guardava su, alla finestra.
ELVIRA - E ti ha visto?
ISABELLA - No, per fortuna.
ELVIRA (scuotendo la testa) - Non capisco. Un uomo come lui fare quello che fanno i ragazzini. Non capisco.
ISABELLA - Se non capisci... Ti dirò invece, che a me piace di più proprio per questo. Si! Proprio perché lui, da quell'uomo che è, fa quel che farebbe un ragazzino.
ELVIRA - Allora, se ti piace così, non scocciare! C'è non c'è... UF! Cos'è allora che non va?
ISABELLA- Non ha funzionato come speravo la storia della malattia. L'avevo inventata per stare qualche giorno in libertà e andare un po' in giro per le spese. M'ero già fatto il mio programma. Invece da quando l'ho visto, lì sotto impalato - lo crederai?- m'è mancato il coraggio di uscire. Se mi vedeva...
ELVIRA - Perché non sale invece di fare il piantone?
ISABELLA - Allora sì che ridiamo. Metti il caso che gli venga davvero l'idea di venire su e di presentarsi all'improvviso?...
ELVIRA - Beh. Lo riceverò io. Lui a me mi conosce bene! ...
...
...
 

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