1956 Ridenti / Morteo – La scomparsa di Arnaldo Fraccaroli

Da IL DRAMMA Num. 238 Luglio 1956:

  • Arnaldo Fraccaroli
    Autori: Lucio Ridenti - Gian Renzo Morteo

 

 

Nelle fotografie: Fraccaroli nel suo studio - Tra Nino Besozzi e Salvatore De Marco in occasione della centesima replica della commedia Siamo tutti Milanesi.

All'alba del 16 giugno è morto a Milano Arnaldo Fraccaroli, giornalista, commediografo, scrittore. Per essere stato una delle creature più dilette a Renato Simoni, la nostra amicizia aveva fraternizzato col passare degli anni, per reciproca stima ed affetto. Ma quando a vent'anni ci trovyammo alla ribalta accanto a Dina Galli, il compassato lindo e sempre vestito di chiaro Arnaldo Fraccaroli rappresentò, ai nostri occhi attenti ed alla nostra ansia di vita sempre tesa, I'ideale dell'autore drammatico, il prototipo del commediografo, abituato a cogliere successi come in una serra. Ma lo faceva come distrattamente, con disinvolta signorilità, come frutto di una seconda natura, come un fiore all'occhiello, chè Ia sua vera qualità di inviato speciale del "Corriere della Sera", nientemeno, lo poneva su un piano più elevato della ribalta. Leggevamo per mesi le sue corrispondenze, semplici e cordiali, come se fossero lettere personali ad un amico (e tale era per tutti i suoi lettori), ed ecco che ancora iI "servizio" continuava dalla Galizia o dalla Serbia (s'era nel 1914) che Fraccaroli raggiungeva la nostra Compagnia sulla "piazza" dove essa si trovava, per leggerci Ia sua nuova commedia. Ciò costituiva sempre un avvenimento, poiché portava un nuovo "pezzo" sul quale si poteva contare in anticipo. Mesi e mesi di repliche di "La foglia di fico"; repliche che duravano un triennio per le riprese continue. Quando recitammo "Biraghin" non fu soltanto un successo; quella commedia segnò un'epoca. Arnaldo Fraccaroli era già allora un Uomo sicuro, tanto sicuro da sembrare straordinario. Aveva per Dina Galli ed Amerigo Guasti un'amlcizia profonda, una fiducia senza limiti. Alle prove recitava con noi, ripetendo le sue battute in mezzo agli attori, rifacendoci e rifacendosi; viveva la sua commedia, conosceva in anticipo ogni reazione del pubblico. Non sbagliava e non avveniva mai che dopo la prima recita si rimettesse in prova la commedia per ritocchl o tagll: tutto era già stato valutato con precisione. Gli avvenimenti teatrali di questo genere, allora si chiamavano trionfi. Fraccaroli ne conobbe molti, in un'epoca quando almeno cinquanta Compagnie, tra primarie e secondarie, giravano l'Italia avendo in repertorio le stesse commerlle di successo. A Fraccaroli capitava che, nella medesima sera, una o più commedie sue venivano recitate in venti città. Favole, a pensarci oggi, ma noi siamo lieti di averle vissute. Il pubblico e gli attori hanno avuto per Fraccaroli quella particolare simpatia che è un lungo patto d'amore, e nell'amarezza della conclusione della sua tristissima e dolorosa giornata terrena, questo ricordo deve avergli dato attimi di consolante rassegnazione. GIi abbiamo voluto bene per il suo ingegno vivido e pronto, per ll suo cuore generoso, per il suo tratto sempre cordiale, per la sua squisita bontà, Sapeva stringere la mano senza aver l'aria di averci messo dentro il cuore, Così tutta la vita. Caro indimenticabile Fraccaroli. Addio Arnaldo.

Lucio Ridenti
 
Arnaldo Fraccaroli, che era nato a Villabartolomea di Verona nel 1883, non aspettò l'età in cui si comincia a portare i calzoni lunghi per diventare autore di teatro. Non aveva che tredici anni e frequentava ancora il ginnasio, a Lonigo, che già affidava a un quadernetto di scuola i suoi primi dialoghi. Era una vocazione, quella, e Fraccaroli, divenuto poi giornalista, non l'avrebbe dimenticata mai, tant'è vero che per anni ed anni né il lavoro di redazione né i lunghi viaggi attraverso il mondo (era stato promosso "inviato"; durante la prima guerra mondiale fu anche corrispondente dal fronte) gli impedirono di immaginare, scrivere e far rappresentare gaissime commedie, a dozzine. Verso ln fine dell'Ottocento, a Verona, seppure giovanissimo (era nato infatti nel 1875), il critico autorevole, iI numen loci, si chiamava Renato Simoni. A lui il ginnasiale invia il suo quadernetto. Inviato il primo, ne invia un secondo, un terzo e così via. La fertilità è sempre stata una lieta compagna del Fraccaroli. "Da Lonigo uno spilungone minorenne, tutto capelli, e occhì, mi manda copioni di commedie scritte su quaderni di scuola" ricorda Simoni, nelle sue memorie veronesi. ll critico è indaffarato, come lo sono tutti coloro che diventano celebri e importanti prima dei trent'anni, ma risponde al ragazzo con una fitta lettera di otto pagine: oh, non si fa scrupolo di strapazzare; però conclude: "Dovete essere molto giovane, ma la vena c'è: non abbiate impazienze, lavorate, lavorate!". Un invito a nozze per lo "scolaretto minorenne". Le commedie fioccono. Il Simoni le legge, si diverte un mondo; i due diventano amici. E sarà proprio Simoni, diventato ancor più celebre e importante dopo il successo de La vedova, a fare aprire nel 1909 le porte del "Corriere della Sera" a Fraccaroli. Al "Corriere" Fraccaroli rimarrà 47 anni: sino alla morte. ll teatro di Arnaldo Fraccaroli, veneto italiano e meneghino, ha un suo gustoso sapore giornalistico, di teatro "a braccia", come non di rado accadeva ai ternpi della festosa scapigliatura dialettale: si pensi beninteso con le dovute cautele, al Novelli o al Bertolazzi. Fraccaroli però ci mette dentro un estro burlone, qualche cosa di svelto e di facile, che, se non proprio dagli attacchi del tempo, certo lo preserva dagli sbadigli degli spettatori, battuta per battuta, le sue "prime" erano risate. lronia, garbo, paradosso: una comicità non mai volgare. Anche se non raggiunge la satira, che qualche volta l'autore si proponeva (ricordiamo ad esempio, quella commedia rappresentata nel 1926, quando tutta la critica intellettualistica discuteva il "problema centrale" del teatro pirandelliano, intitolata appunto II problema centrale, commedia in cui Fraccaroli ambienta in un manicomio un genere di casistica che arieggia quella del Così è (se vi pare), dell'Enrico IV e del Giuoco delle parti, è un teatro vivace e colorito con tipi e situazioni sapidi ed arguti. ll personaggio di Largaspugna, ad esempio: caricatura del politicante di provincia, vacuo, sciocco e, chissà, perché, autorevolissimo. Largaspugna e i suoi fidi una sera banchettano: il vino scorre a fiotti, finiscono tutti ubriachi. L'indomani, per evidenti ragioni di decoro e di dignità, nonché per I'interesse del partito, nessuno vuole ammettere di aver abusato in libagioni; anzi Largaspugna affermerà di aver fatto durante il banchetto un'importantissinto discorso politico. ll discorso evidentemente non c'è stato, ma non importa: tutti sostengono di averlo udito approvato e applaudito. Quel discorso inesistente diventerà la bandiera, il programma elettorale del partito. Largaspugna finirà, in Parlamento. Qui, c'è la essenza dello spirito bizzarro, fantasioso, canzonatorio di Fraccaroli, spirito cheritroveremo, variamente atteggiato, in tutta la sua vastissima produzione teatrale (ricordiamo: La dolce vita, La fogiia di fico, Biraghin, La gaia scienza, Fiordaliso e quella famosa Ostrega che sbrego che diede non poche preoccupazioni agli zelanti funzionari fascisti quando dovettero, in omaggio alle direttive superiori, le quali avevano deciso di dare battaglia al teatro dialettale, cercare, invano, una traduzione italiana del titolo, sino al recentissimo Siamo tutti milanesi col quale I'autore, almeno dal punto di vista della cassetta, stabilì un primato difficilmente uguagliabile). ll garbo, l'ironia del commediografo si rispecchiano nelI'opera del narratore e del giornalista. Ancora oggi, resta piacevolissima la lettura delle corrispondenze raccolte in volumi: New York ciclone di genti, Hollywood paese d'avventura, Ragazze d'America, ecc. La cordialità discorsiva di Fraccaroli ci è conservata nelle biografie che egli dedicò a Puccini, del quale fu amico, a Rossini e a Bellini. La sua pagina era una conversazione elegante, agile, spiritosa, attenta, rischiarata da un bonario arguto sorriso, softusa di fiduciosa saggezza, amica. ll giornalismo e il teatro italiano perdono, con la morte di Arnaldo Fraccaroli, uno dei loro uomini più esperti.

Gian Renzo Morteo

Commedie in tre atti di Arnaldo Fraccaroli: Chiomadoro - Peccato biondo - Foglia di fico -  Non amarml così - Mimì - Ostrega che sbrego - Largaspugna - Biraghin - Quella che non t'aspetti (in collaborazione con Luigi Barzini) - Morosina - Baldoria - Problema centrale - Gaia scienza - L'osteria della gloria - Milioni - Corallina, fanciulla d'ogni tempo - Quando lei non c'è - Siamo tutti milanesi - Questa gabbia di matti. In un atto: L'intervista - Ma non lo nominare.

 

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