1957 Carlo Terron – Emma Gramatica o l’età della grazia

Da SIPARIO Num.133  Maggio 1957:

  • EMMA GRAMATICA o l'età della grazia
  • Autore: Carlo Terron

 

 

EMMA GRAMATICA o l'età della grazia

Solo agli artisti mediocri l'età è nemica. Agli eletti essa conferisce il crisma di non so che inattaccabile purezza. Non è soltanto il rispetto dovuto ad ogni ad ogni esistenza bruciata sull'altare di una vocazionne, e dettato da un dovere e sentimento civili, in una epoca e in un paese dove, sentirsi civili, è sempre più arduo. È qualche cosa di arcano e di solenne: un'atmosfera magica in cui flniscono con l'essere rapiti. Dopo Ruggeri, ora è la volta di Emma Gramatica. Ad ogni sua apparizione, si resta disarmati davanti al compito di definire un'arte e un'emozione. Si cercano aggettivi per una penna impari al compito. L'abbiamo rivista ora a Milano: la signora Frola di Così è se pare è un'altra flgura tutta luce, aggiunta alla inesauribile galleria delle sue vecchine, e toccata in dono ad una mediocre commedia americana: La scontertante signora Savage di John Patrick. Essa ci è apparsa come ci appare da decenni. Dovremmo essere abituati, ormai, a questo prodigio quotidiano di una fragile ed incorporea poesia, raggiunta attraverso la trasparenza e il decantamento di una recitazione dove una sovrana intelligenza riesce a nascondere i suoi ferrei e vigili controlli sciogliendosi ed annullandosi nella trepida semplicità di cuore; sostenuta e guidata da un gusto infalÌibile, frutto di rigorosa cultura, per esprimere un'arte librata sul miracoloso equilibrio di incocigliabili contrari: ragionata e sentimentale, riflessiva ed immediata, lucida ed istintiva, calcolata e spontanea, sorvegliata ed abbondante, contenuta ed eloquente, pudica e scoperta, prevista e sorprendente, aristocratica e popolare, superba ed umile, antica e nuova; effimera come un soffio e scolpita neI marmo. E tuttavia, ogni volta che la si rivede, c'è lo stupore dell'inedito, la sorpresa di una scoperta: qualcosa di più, uno stato di grazia di quel momento e per quel momento. Certamente una spiegazione di codesto prodigio nel prodigio ci sarà. Permettetemi di rinunciare a cercarla e lasciatemela ascrivere a merito della magia del teatro, capace di ripagarci, in una sera, delle delusioni di un anno. In malora Io scetticismo e crepi l'avarizia. Credetemi, non c'è nulla di più consolante dell'inchinarsi, una volta tanto, senza riserve, davanti ai valori di ieri riconoscendo che sono rimasti intatti anche oggi. Esistono attori, parecchi, anche grandi che fanno parte del costume di un'epoca, e ne seguono la parabola; ne esistono altri, pochissimi, che diventano un elemento della sua civiltà; sono i soIi che superano le limitazioni del gusto, e il suo mutare non ne scalfisce ii diamante. Quella minuscoìa ed esile creatura, debole come un giunco e solida come una quercia, che si muove lassù, remota e vicinissima, dietro alle luci della ribalta, fa parte di uno di quei privilegiati. Davanti a questa gloriosa vegliarda, prepotente esempio di come un'anima, aiimentata dalÌa poesia, possa attraversare impunemente il tempo ed assidersi vittoriosa suÌ cumulo degli anni, I'ammirazione si confonde con la reverenza, e Ia reverenza con I'amore. Ci sono artisti che si ammirano e non si amano, altri che si amano e non si ammirano. Lei la si ama perchè la si ammira e la si ammira perchè la si ama. Si vorrebbe accarezzarla ed esserne accarezzati. Emma Gramatica ha cessato di appartenere al teatro per appartenere al nostro cuore.

 
CARLO TERRON

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