1959 Daniele D’Anza – Yo, el Matador: breve colloquio con Vittorio Gassman

Da SIPARIO Num.155  Marzo 1959:

  • YO, EL MATADOR breve colloquio con Vittorio Gassman
  • Autore: Daniele D'Anza

 

 

YO, EL MATADOR breve colloquio con Vittorio Gassman

Nello studio n. 3 del Centro di Produzione T.V. di Roma, Vittorio Gassman sta provando una nuova puntata de "Il Mattatore". Come in teatro durante le répétitions, Gassman indossa una grossa tuta sportiva, Ia cui utilità può essere messa in dubbio in palcoscenico ma non qui: davanti alle telecamere, come è noto, il nostro attore sfoga infatti in egual misura la sua passione per la drammaturgia e Ia sua vocazione alla ginnastica. II regista Daniele D'Anza ordina una pausa di dieci minuti: il tempo di infilare qualche domanda a Vittorio Gassman, ansimante in un angolo con l'asciugamani sulla testa, come un pugilatore tra un round e l'altro.

D.-  Lei fa Ia televisione per Ia prima volta: vogliamo dire televisione-televlslone e non trasposizione di spettacoli già montati in teatro. Qual'è la prima emozione di questa nuova esperienza?
R. - È uno choc: lo choc che viene dalla consapevolezza di essere sotto gii occhi di dieci milioni di persone. A pensarci è pazzesco: duemila spettatori in teatro sono molti, ma sono tutti Ii, si possono sempre riprendere in pugno perché dal palcoscenico si sente se Ia platea rotola verso il disinteresse, la noia, I'ostilità. Qui si è deliziosamente indifesi, si va fino in fondo, senza antagonisti, nel bene e nel male. Poi, dopo un'ora, si accende una luce verde e si torna a galla: è finita. Non resta che aspettare le lettere: il pubblico della TV applaude o fischia a stretto giro di posta.
D. - E allora parliamo delle lettere: sappiamo che ne arrivano a vagonate all'indirizzo del Mattatore.
R. - Si, è vero. Le conservo tutte, e le leggerò tutte dopo l'ultima puntata. Per adesso, qualcuno le scorre per me e me ne riassume il senso. Ce n'è di ogni provenienza geografica e sociale: gli aggettivi sono compresi nella gamma che va da "miracoloso" a "mascalzone". Gli ammiratori incondizionati mi consentono tutto, per loro vengo da un alrro meraviglioso pianeta, esigono già qualche mia reliquia. Credo che un mio scapolare non abbia prezzo alla borsa nera dei cimeli. Gli altri, i detrattori, scrivono lettere di due righe, ma perentorie.  Per esempio: Farabutto! Dopo aver recitato Amleto e Oreste!...
D. - Già: dopo aver recitato Amleto e Oreste Iei con quali argomenti si difenderebbe dall'accusa di sacrilegio?
R. - Beh, considero il Mattatore come un caso-limite, una scommessa con me stesso, un sondaggio vertiginoso del mestiere dell'attore. Non so dove andrò a parare. Comunque si fa sempre in tempo a fabbricare qualche affascinante teoria: dopo.
D. - Al dopo, penseremo dopo: ha scoperto qualcosa per adesso?
R. - Si. II regisra Daniele D'Anza e una scoperta, per esempio. Lavora con la precisione di un orologio, ma di un orologio che deve pescare nella propria fantasia le ore e i minuti. Con la televisione i dubbi diventano un lusso, bisogna decidere per istinto. Subito.
D. - Qual'è Ia maggiore soddisfazione che Le ha dato il Mattatore?
R. - Mi domandi qual'è la più bassa, per favore.
D. - Va  bene: Ia soddisfazione più bassa, dunque.
R. - II fatto che scoppino dalla rabbia, tanti divi che, con eguale carta bianca, si sono fatti tagliare su misura il loro bravo programmino alla T.V. In tutte le attività di disappunto dei concorrenti è una molla preziosa. Come l'invidia del resto: l'invidia aguzza l'ingegno.
D. - Ma il Mattatore, una volta che si è assicurato Ia vittoria, è generoso?
R. - No, non è tanto ipocrita. L'ultima puntara del Mattatore (almeno così stiamo concertando con Federico Zardi e  Guido Rocca) sarà dedicata probabilmente ai mattatori dei programmi televisivi. I divi della T.V. capito? Volerli annientare coi loto stessi teleschermi!
D. - Bonariamente? Con ferocia?
R. - Che domanda! Tra amici.
 
DANIELE D'ANZA

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