1965 Eduardo De Filippo – Il tramonto del grande regista

Da SIPARIO Num. 236 Dicembre 1965:

  • IL MESTIERE DELL'ATTORE: Il tramonto del grande regista
    Autore: Eduardo De Filippo

 

 

IL MESTIERE DELL'ATTORE

Eduardo De Filippo - Il tramonto del grande regista

Per parlare dell'attore oggi, in ltalia, bisogna parlare del regista. Faccio una premessa: sono autore, attore, regista e spesso mi hanno chiesto quale di queste tre attività io consideri prima. Ho sempre risposto che, per me, non ci sono graduatorie: da quando ho cominciato la mia carriera, l'unica cosa che ho messo al disopra di tutto è stata, è e sarà il teatro. Voglio dire che l'attore, il regista e I'autore sono al suo servizio, e che il loro è un lavoro di équipe. ll lavoro teatrale è un lavoro di creazione artistica: l'autore crea, il regista crea, I'attore crea. Quando la creazione avviene con il contributo entusiasta e soprattutto umile di tutti i partecipanti, si fa del teatro. Quando un elemento predomina sugli altri si fa spettacolo. Ecco perché io dico che, cosi come in un tempo non molto lontano si è avuto il tramonto del 'grande attore', che con la sua invadenza trasformava il teatro in un pretesto per mostrare la propria bravura, oggi è da augurarsi il tramonto del 'grande regista'. ' Naturalmente io sono il primo a riconoscere l'importanza dell'avvento del regista nel teatro italiano: sono stati approfonditi testi, si è raggiunta una unità interpretativa, si sono ottenuti uno stile, una dignità che prima non esistevano; ma, poco a poco, il 'grande regista' ha assunto le stesse caratteristiche di accentratore del 'grande attore' di una volta: di nuovo si manomettono i testi, di nuovo si avvilisce la completezza della creazione teatrale. Ouale deve essere il compito del regista? Esistono tante teorie famose o meno su questo argomento, ed ecco il mio punto di vista, espresso in tutta modestia e con vero amore per il teatro, al quale ho dedicato tutta la mia vita con gioia perché, credetemi, ne vale la pena. ll regista deve capire I'autore e spiegarlo agli attori; deve scegliere la cornice in cui gli attori reciteranno obbedendo a criteri funzionali e non soltanto estetici, deve, soprattutto, portare gli attori a collaborare creativamente, non imponendo loro il suo punto di vista su come deve essere recitata una data parte, bensi scavando con pazienza e competenza nell'animo dell'attore fino a scoprirvi possibilità che lo stesso attore non è consapevole di possedere e che da solo, forse, non riuscirebbe a tirare fuori; deve farlo sentire parte attiva del lavoro, restituirgli quelI'orgoglio e quella consapevolezza di essere un artista, senza i quali un attore diventa un dipendente e non un collaboratore. Da parte sua l'attore deve capire e rispettare il pensiero dell'autore e le intuizioni del regista, mentre il regista e l'autore devono concedere all'attore - che è il mediatore verso il pubblico del loro pensiero e della loro intuizione - di esprimersi con la propria emotività, i propri mezzi, la propria personalità artistica.

EDUARDO DE FILIPPO

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