1967 “Black Comedy” con Giancarlo Giannini e Annamaria Guarnieri. Regia Zeffirelli

Da SIPARIO Num. 249  Gennaio 1967:

  • "Black Comedy" al Teatro dell'Arte di Milano
    Autore: Peter Shaffer

 

 

BLACK COMEDY di Peter Shaffer. Traduzione di Guidarino Guidi

Rappresentata al Teatro dell'Arte di Milano il 5 gennaio 1967 con la regia di Franco Zeffirelli. Rappresentata la prima volta a Londra dal National Theatre.

PERSONAGGI E INTERPRETI: Brindsley MilIer. Uno scultore; sulla trentina; nervoso, con gli occhiali. Molto intelligente ma anche molto insicuro (Giancarlo Giannini) Carol Melkett. Sua fidanzata; circa vent'anni; una debuttante; superficiale ma di buon carattere (Milena Vukotic) Miss Furnival. Una zitella di mezz'età; timida; un po, sostenuta; beneducata (Gianna Piaz) Colonnello Melkett. Di mezz'età; energico; burbero; intimidatorio (Luigi Pavese) Harold Gorringe. Proprietario d'un negozio di porcellane antiche; capelli rossi, voce stridente, volgare e permaloso. Il tipo che si può definire solo come "zia". (Gianni Bonagura) Schuppanzig. Un rifugiato tedesco di mezz'età; rotondetto, effervescente, entusiasta, colto, felice d'essere in Inghiliema anche se questo significa essere un impiegato fisso della  Compagnia d'Eletricità a Londra (Carlo Croccolo) Clea. Ex-amante di Brindsley; sulla trenrina. Una pittrice assai attraente, chic, ferocemente intelligente, brillantissima e deliziosa (Annamaria Guarnieri) Georg Bamberger. Un milionario vecchiotto, vestito più o meno secondo lo stile opulento di Nubar Gulbenkian.

 
L'ambiente. L'azione si svolge nell'appartamento di Brindsley in South Kensington, Londra, situato al pianterreno di un gran casamento attualmente diviso in appartamenti, Harold Gorringe abita proprio di fronte; Miss Furnìval al piano di sopra. Due porte: una che dà sull'ingresso esterno dove - oltrepassato il corridoio - si vede la porta di Harold, con un lindo stoino sulla soglia; e una dall'altra parte della stanza che conduce allo studio di Brindsley. Una scala porta di sopra a un corridoio-galleria con ringhiera e quindi alla porta della sua camera da letto, Una botola, sul pavimento, conduce ìn cantina.
 
Il tempo. Le 9,30 d'una domenica sera.
 
Nota di produzione. Nelle rare occasionì in cui viene acceso un lighter, sfregatì dei fiammiferi o azionata una torcia elettrica, non si devono vedere fiamme o lampadine. La luce sul palcoscenico sì affievolisce. Quando questì oggetti vengono spenti il palcoscenico s'illumina immediatamente e violentemente. 
 
PRIMO TEMPO  
Oscurità assoluta. Si sentono due vocì: quella dì Brindsley e quella di Carol. Devono dare I'impressione dì due persone che sì spostano contìnuanente da un punto all'altro d'una stanza, con assoluta sicurezza, come se in piena luce, Sentìamo dei rumori, come se venissero spostati dei mobili. Una sedìa viene messa giù rumorosamente.
BRINDSLEY - Ecco fatto. Che te ne pare ora della stanza?
CAROL - Fantavolosa! Magari fosse sempre cosi. Quel lume là ci sta divinamente. E quelle sedie sono proprio del colore che ci voleva.
BRINDSLEY - E se Harold tornasse?
CAROL - Sta tranquillo. Non se ne parla fino a domattina.
BRINDSLEY - Cosi ha detto. Ma pensa se cambiasse idea. Sai quello li è fanatico dei suoi mobili antichi. Sembra una cosa di droga. Che credi che direbbe se tornando a casa si accorgesse che glieli abbiamo presi? Minimo ha un arresto di sangue.
CAROL - Non drammatizzare. Mica glieli abbiamo rubati. Poi, in fondo, soltanto un lume, tre sedie, un piccolo divano, la coppa e il vaso dei flori, nient'altro.
BRINDSLEY - E il Budda. Che vale più di tutto il resto.
CAROL - Via, smetti di angosciarti, Brindsley - tesoro.
BRINDSLEY - Già, perché tu non conosci Harold. Lo sai che non farebbe toccare i suoi mobili al Padreterno. A ripensarci, mi si ferma il latte.
CAROL - Ma cosa vuoi che sia, Brin-Brin, rimetteremo tutto a posto appena Bamberger se ne sarà andato. Ora fatti riposare l'aorta, da bravo.
BRINDSLEY - Bé, francamente, non è una cosa ben fatta. Voglio dire, comunque, Harold o no.
CAROL - E perché no, santo cielo? La stanza ora è divinavich. Ma guardala, per favore.
BRINDSLEY - Tesoro, Georg Bamberger è multimilionario. Tra questo genere di mobili ci ha passato Ia vita. Questi nostri pezzi rubati non gli faranno nessun effetto. Viene a vedere l'opera d'uno scultore sconosciuto. Se lo vuoi sapere, sarebbe stato molto meglio se mi avesse trovato come sono realmente: un artista povero. Hai visto mai si commuovesse?
CAROL - Lui forse sl. Ma Pap-pap no di sicuro. Ricordati che viene anche lui.
BRINDSLEY - Eh ! Come se fosse facile dimenticarlo. Perché, poi, dovevi invitare quel rincoglionito di tuo padre proprio stasera, non lo so.
CAROL - Brin, non ricominciamo, vero?!
BRINDSLEY - Be', va be', io lo trovo veramente troppo. Se ha bisogno che un miliardario compri un mio lavoro per convincersi che sono un marito adatto per te non mi merita come genero...
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