1967 “Questo strano animale” con Giulio Bosetti e Giulia Lazzarini

Da SIPARIO Num. 250 Febbraio 1967:

  • "Questo strano animale"
    Autore: Gabriel Arout

 

 

QUESTO STRANO ANIMALE  di Gabriel Arout da Anton Cechov

Titolo originale "Cet animal étrange" Traduzione di Pier Benedetto Bertoli. Regia di José Queglio. Scene e costumi di Maurizio Monteverde. Musiche originali di Giancarlo Chiaramello.

Rappresentata in Italia a Roma al Teatro della Cometa il 18 gennaio 1967 e per la prima volta a Parigi nel 1965, protagonista Delphine Seyrig.

La commedia si articola sui seguenti racconti di Cechov: Dialogo tra un cane e un uomo - Douchthka - Una natura enigmatica - La corista - Morte di un piccolo funzionario - L'oggetto d'arte - Una creatura inerme - Un affare andato a male - Il boa ed il coniglio - La signora col cagnolino

Personaggi e interpreti
L'uomo - Piotr Sobolev - Kolpakov - Il fidanzato - Maxime - Kistunov - Dimiri (Giulio Bosetti) Mascia - Anna Iguy-Tarakan - Valia - La signorina - La signora - Maria Petrovna Scuikin - Anna (Giulia Lazzarini) L'amministratore - Il giovane - Il signore (Antonio Salinas) Signora Kolpakov - L'economa (Magda Mercatali) L'amico - Il segretario (Luigi Di Sales) Il vecchietto (Euro Foni) L'uomo - La voce del cane (Franco Latini)

PRIMO TEMPO 

La scena è vuota e buia. Entra un uomo vestito piuttosto modestamente, ma dall'aspetto e dal portamento testimonianti una costante ricerca di decoro e di dignità. Pur non essendo decisamente ubriaco, bisogna ammettere che i fumi dell'alcool gli han dato un poco alla testa e il nostro ondeggia leggermente.

L'UOMO - ... Dire che sono ubriaco non sarebbe giusto... Ma dire che non ho bevuto sarebbe ancora meno giusto... Ho bevuto coscienziosamente.. Prova ne sia... che sto ritornando tranquillamente a casa, senza l'appoggio di nessuno... come un onesto nottambulo... Cammino e medito... sull'Uomo e sul suo Destino... Forse questa è la dimostrazione che sono brillo?... Può darsi... Altro interrogativo che resterà senza risposta. Ma gli interrogativi senza risposta sono il tesoro dell'uomo!... L'Uomo!... Penso alla gioia del Padreterno, la prima volta, quando vide questo strano animale muoversi, fare i primi passi, metter fuori i primi suoni. Il primo uomo, questo neonato-adulto! Il Re dell'Universo ! E per dimostrargli il suo compiacimento, l'Eterno Padre gli Ìece un regalo unico, eccezionale, la "Parola". La parola che rilega ogni cosa e che governa il Mondo!... (Un cane ringhia improvviso. L'uomo balza indietro) Cosa succede? (Una pausa) Bene.. dove eravamo? Ah, si, la parola... Con le parole possiamo dirci tutto... anche l'amore... (Ride) anche cose sconce.

- rrrr...

Come, mi si toglie la parola?

- rrrr...

Ancora! Chi brontola, chi osa?...

- rrrr... rrrr...

To' un cane. Che fai da queste parti, cane?

- rrrr... rrrr... (Rumore di catena)

Ah! Ci hai la catena..., cane da guardia... Nel mio cortile? Sarà.

- rrrr... uaf!

Ah! lei abbaia? Il suo senso di dignità la spinge ad abbaiare. Ebbene, sappia, mio caro - o mia cara, secondo iI caso - sappia, dicevo, che "can che abbaia, carovana che passa". Proverbio arabo.

- rrrrrr... uaf... uaf...

Ho capito. Non ti manca che la parola.

- rrrr... uaf, uaf...

E va bene, se vuoi, parliamo. (Ma l'uomo s'è avvicinato un po' troppo, il cane gli si avventa contro. Rumore di catena. L'uomo schizza via spaventato) Con gli screanzati, mantengo le distanze. Mi prendi per un vagabondo, eh... perché... ondeggio un po'? Cane, non sai cogliere la differenza tra ubriachezza ed ebbrezza? Sai che io ambedue le rappresento e le incarno? Hai idee molto sommarie sugli uomini... Ma sta a guardare con attenzione, vedrai le sfumature delicate, sentirai i toni sensibili, gli accenti strazianti... Sta attento ! E vedrai..., vedrai come sono belli gli uomini, come sono grandi! Prima però bisogna che ti presenti Ia femmina dell'uomo... Noi diciamo: la donna... E questa parola "donna" è cosi piena di fascino, di grazia, di dolcezza che, solo a pronunciarla, ecco, mi vengono le lacrime agli occhi... Donna... (Appare una giovane donna, Mascia. Sta lavorando - cuce, ricama - posa il lavoro in grembo e, lo sguardo ìllumìnato, prende a dire)

MASCIA - Un uomo, che cosa meravigliosa... Per una donna, incontrare un uomo, è scoprire il mondo... Cos'ero io prima di incontrare un uomo... Una signorina... (Pudicamente) dicevano graziosa, che sapeva cucire, cucinare, ballare... Andavo a sedermi su una panchina, aI sole, in giardino... Prendevo il tè e guardavo ondeggiare i rami delle acacie cariche di fiori, fremere le argentee foglie dei pioppi... E la mia anima era come quegli alberi - piena di profumi e di sussurri, di fremiti leggeri... Che dolcezza... Che soavità!... e tutto si faceva e si disfaceva, come Ie nuvole... Lievemente. ... Lui abitava una camera nel padiglione in fondo al giardino... Non poteva pagarsi l'affitto intero. Ma mio padre gli lasciava ugualmente a disposizione tutto il padiglione... Mio padre amava gli artisti e il signor Kukin era impresario teatrale. Gli attori venivano spesso da lui... a prendere il tè, o a provare, e io li sentivo ridere e discutere. Ma a lui piaceva tanto chiacchierare con me. Veramente, lui parlava e io ascoltavo... La vita di un impresario è cosi interessante, cosi piena di imprevisti... Per esempio, uno, d'estate, affitta un teatro all'aperto, scrittura gli attori, discute la paga, il nome in ditta, se deve stare prima o dopo il titolo della commedia, se a caratteri cubitali, se "con la partecipazione di..." ... Pensa alle locandine, fa attaccare i manifesti... si assicura tecnici, macchinisti... E poi... e poi si mette a piovere. E piove per quindici giorni consecutivi. Si capisce, lo spettacolo va a monte. Ma restano quelli che hanno acquistato il biglietto e vogliono essere rimborsati, restano i tecnici, gli attori che vogliono essere pagati... E tutto questo è cosi vivace, cosi eccitante... Kukin, naturalmente, si strappa i capelli, grida "Mi vogliono veder morto!" maledice il suo mestiere! Ma so che in fondo è felice. Tutti quei fastidi sono la sua vita. Magro, piccolino, giallino, un filo di voce, i capelli lunghi, arricciati sulla nuca. Ma io l'amo e divento sua moglie...

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