1975 Gaspare Giudice – Il primo romanzo di Pirandello 1903

Dal Programma di sala IL FU MATTIA PASCAL 1975:

  • 1903 - Il primo romanzo di Pirandello
    Autore: Gaspare Giudice

 

 

1903 - Il primo romanzo di Pirandello

Dal bisogno impellente di denaro nacque il primo romanzo di Luigi Pirandello che ebbe fama immediata in Italia e presto anche all'estero: "Il fu Mattia Pascal". Giovanni Cena gli chiedeva un romanzo che apparisse a puntate sulla "Nuova Antologia". Gli avrebbe dato subito un anticipo di mille lire. Pirandello, pur non avendone scritto una sola pagina, anzi non avendone neppure in mente un'idea, accettò. Scrisse "ll fu Mattia Pascal" di notte, vegliando la moglie che stava a letto perchè priva dell'uso delle gambe (vi sarebbe stata ancora a lungo). Il libro è, alla lontana, una favola autobiografica, un segreto trasferirsi dello scrittore nel personaggio. Accingendosi a scrivere il romanzo Pirandello partiva dalla tabula rasa. Tutto ciò che filtrerà sulla pagina è una sorta di tantasticheria suggerita dalla presente disgrazia (il fallimento economico del padre, la malattia della moglie). Fa notare il Nardelli che il libro comincia con queste parole: "Una delle poche cose, anzi la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal". Da questo veridico inizio si dipana il volume che viene inventato mese per mese non senza 'souspense' fino alla fìne per i lettori e per lo scrittore. Il persorraggio si finge morto e cerca di vivere una nuova più libera vita. Ugo Fleres, al quale lo scrittore andava leggendo le singole puntate, alla fine si mostrava preoccupato per la sorte del romanzo. Mattia Pascal era ridotto in un vicolo cieco e pareva non avesse più via d'uscita: perduta I'identità anagrafica, privato di tutto, non gli restava che il suicidio, che non sarebbe stato un finale intonato a un libro 'umoristico'. Pirandello ebbe I'idea perciò di far 'rimorire' il personaggio, di fargli lasciare i vestiti sulla spalletta del fiume e di farlo melanconicamente ritornare al suo paese. Mattia Pascal, finito come il suo inventore in una triste situazione a causa di rovinosi casi che si svolgono nel triangolo dote-moglie-suocera, pensa al suicidio; poi fugge; e qui l'imagerie dello scrittore. Il personaggio finisce a Montecarlo dove lo assiste una fortuna miracolosa che lo dota di molto denaro. Tornando in treno verso casa, apprende, da un giornale, che per una casuale circostanza è stato dato per morto, e poichè la sua salma è stata anche riconosciuta dalla moglie, la liberazione è completa, il facile sogno dello scrittore è all'apice. Ma il tentativo di vivere di nuovo nuovi amori, nuove dimensioni di eistenza, fallisce. Non c'è scampo. In realtà Antonietta rimaneva distesa su quel letto e lui, Pirandello, si trovava col dorso piegato a scrivere per contratto. Forse è proprio durante la scrittura de "Il fu Mattia Pascal" che il narrare pirandelliano, fino a quel momento alla ricerca di misure oggettive, ripiega più sicuramente dentro la coscienza, in direzione introversa, precisandosi definitivamente in un tutto particolare e soggettivo umorismo. Un umorismo che riaffiora da inconsci fondali d'anima. Vi si legge quasi un divertimento della disgrazia, un estro che zampilla amaro e felice sull'esperienza di una ferita 'nuova' non ancora incancrenita.

GASPARE GIUDICE (da "Pirandello", UTET, Torino, 1963)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *