1978 Giuseppe Liotta – Riccardo III secondo Carmelo Bene

Da SIPARIO Num. 381/82 - Febbraio/Marzo 1978:

  • Riccardo III secondo Carmelo Bene
    Autore: Giuseppe Liotta

 

 

RICCARDO III  (da Shakespeare) secondo Carmelo Bene.

lnterpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Maria Grazia Grassini, Daniela Silverio, Susanna lavicoli, Laura Morante, Maria Boccuni. Musiche originali di Luigi Zito. Scene realizzate da Walter Pace. Direttore di scena: Mauro Contini. Elettricisti: Mario Carletti e Gilberto Fiorani. Capo macchinista: Frenco Alessandroni. Fonici: Paolo Marchini e Gianni Burroni. Organizzazione: Armando Ceretti. Regia, scene e costumi di Carmelo Bene.

Cesena Teatro Bonci. Prima nazionale: 21 dicembre 1977

Se Romeo e Giulietta è la più "brutta" delle commedie di Shakespeare, Riccardo lll rimane senz'altro la sua tragedia più scombinata ed improbabile. E se la prima ridiventa, il questo dittico shakesperiano (secondo Bene), la magnificenza di un sogno (o illusione) inseparabile dalla realtà, l'altra si è trasformata in un lugubre intermezzo surreale: tranches di "humor nero" e appendici dell'orrore. ln effetti Riccardo lll di Shakespeare appare, alla lettura, una tragedia eccessiva, rovinosa, paradossale: un gioco di delitti troppo liberi e scoperti: un vaudeville gotico di falsità e di inganni, di caparbie atrocità, di eventi inconsistenti. Gli stessi personaggi servono solo a dilatare la vicenda che risulta dall'accumulo di morti che Riccardo riesce ad adunare nella sua irresistibile ascesa al trono d'inghilterra. Ma del testo e della storia a Carmelo Bene (al solito) non importa più che tanto. Dai blocchi di partenza arriva solo il "titolo" e una raccolta di "personaggi" (tutte donne, eccetto Riccardo) che valgono in quanto "situazioni", cioè "spazi vuoti" che gli attori devono riempire in scena con la loro fisicità (il movimento), i gesti (la scenografia improvvisa), le parole (la sonorità di fondo). ll Duca di Gloucester, poi Riccardo lll, è Carmelo Bene. ll suo personaggio non è già dato: se lo costruisce con strumenti di identità sornioni e mutevoli; all'inizio fatica addirittura a trovare sicuri punti di appoggio, barcolla col suo boccale di birra in mano. Lo specchio in cui guarda gli serve non per ammirarsi (dandy wildiano) ma per studiare e controllare i movimenti da compiere, forse per arrivare a conoscersi. Ha tolto veramente ogni valore a se stesso e al suo personaggio: è li in scena in un volontario e fatuo apartheid: è la solitudine del diverso, del folle. La prima acquisizione è questa, le altre ne discendono per conseguenza: ed è qui la lucida, ironica costruzione di un Riccardo-Mostro: l'immancabile gobba (deformità "topica" beniana), una variazione di protesi estemporanee e divertite (una vistosa ingessatura, tibie, arti): un inventario scheletrico, un protuberante collage pop teatralmente naturale ed efficace. Le parole invece non servono più; vengono buttate via come pr sbarazzarsene al più presto: solo ogni tanto arrivano frasi d'una chiarezza cristallina, come emergenze di un iceberg sonoro deliberatamente indecifrabile. Come è il caso della famosa battuta "il mio regno per un cavallo" udibilissima pronunciata da Carmelo Bene fuori dalla consueta retorica, Priva di qualsiasi senso, sta solo a siglare lo spettacolo, o definitivamente a riconoscerlo. Saltando i rapporti bilaterali fra i personaggi, esiste soltanto una convergenza, ed è quella di sei donne verso Riccardo. Prima fra tutte la Duchessa di York (madre di Riccardo, Clarenza e dell'attuale re Edoardo lV) che è Lydia Mancinelli. E' lei il fido narratore della truce storia: in effetti l'origine dei mali è solo lei: un privilegio tematico ma anche scenico. Elisabetta (regina e moglie di Edoardo lV) è Maria Grazia Grassini. Margherita (ex Regina vedova del defunto Enrico Vl) è Daniela Silverio. Lady Anna Warvick è Susanna lavicoli. Una cameriera (che Riccardo chiama Buckingham) è Laura Morante. Madama Shor'e (che, figurarsi, non appare fra i personaggi indicati da Shakespeare per questa tragedia) è Maria Boccuni. Una giostra di donne (cioè di situazioni) che avvolgono Riccardo con continui incantamenti. Le nudità insistenti, d'una raffinatezza e gusto pittorico rinascimentale, servono più come tregua al movimento dell'azione scenica: un moto perpetuo delicato e indefinito, una sintesi teatrale di sonetto shakesperiano. Altri soggetti in scena, letti catafalchi, bare con coperchi a specchio, buio d'intorno, e una colonna sonora frequantemente a specchio, buio d'intorno, e una colonna sonora frequentemente spezzata. Le citazioni ovviamente abbondano. Ma restando nell'ambito della produzione di Bene questa realizzazione mi ricorda molto ìl suo film Don Giovanni, soprattutto per l'orchestrazione ambientale. Assediato da sei donne, Carmelo Bene lascia da parte i toni d'attacco e sembra recitare "di rimessa" ed è di una perizia sorprendente. Abbiamo accennato alle cose che ci sono parse particolari e caratteristiche di questo Riccardo lll secondo Carmelo Bene, tutto il resto è lo spettacolo. Da vedere (e rivedere) finché ci è possibile.

GIUSEPPE LIOTTA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *