1984 Mario Carotenuto – Lettera a Vittorio Caprioli

Dal Programma di sala I RAGAZZI IRRESISTIBILI 1984:

  • Carissimo Vittorio ...
    Autore: Mario Carotenuto

 

 

Carissimo Vittorio

          grazie per la telefonata, graditissima. Ti dirò più avanti qualche cosa riguardante appunto quanto mi hai chiesto stamani. Sai ero ancora mezzo intontito. A proposito, di solito sviluppi le tue telefonate sempre a quell'ora di mattina? No, perché, dico, a mezzogiorno sono in pieno primo sonno. Dio mio, qualche volta mi alzo anche verso l'una, ma solo quando vado a caccia.

Scherzi a parte, la ditta capocomicale mi ha scritto chiedendomi un parere circa la composizione del programma che andrà al pubblico. Mi chiedono in definitiva se sia il caso di far stampare accanto alla foto una fattispecie di "curriculum", insomma un po’ di quello che ho fatto nella vita. lo francamente non mi sento di mettere in piazza gli affari miei. Quello che ho fatto! Che ho fatto?

Ho lavorato tanto, punto e basta. Cosa vuoi che importi al pubblico di sapere se un attore è figlio d'arte, se ha fatto l'accademia se viene dalla strada: il pubblico va a vederlo e se gli piace, se si emoziona, si commuove o si diverte lo applaude, se no lo zittisce o quanto meno lo ignora, il che è peggio. E poi c'è il fatto dell'età. Eh, scusa! Perché devo dire quanti anni ho? Perchè deludere quelle spettatrici che mi credono più giovane di quello che sono e ancora fanno un po’ di tifo per me? Manco per niente!

Io me le voglio tenere e voglio tenermi anche quegli spettatori che dicono: "Ma guarda un po’ sto Carotenuto! Non invecchia mai!". No, no piuttosto che una biografia, anche sommaria, preferisco che si pubblichi l'ultimo mio check-up almeno vedono che ci ho una salute di ferro e che ce vuole prima che io molli il pubblico. E chi lo molla? Non voglio rimanere solo. La solitudine mi spaventa. Che farei senza il pubblico? Vittorio io sono come te! Devo recitare, dobbiamo recitare!

Ma ora bando alle ciarle e vengo alla tua telefonata. Mi hai detto: "come la mettiamo con gli orari di lavoro per il periodo di prove?" Eh, come la mettiamo? Vittorio mio, tu sei il regista, tu dirigi e tu decidi. Come la mettiamo? Mettiamola nella maniera più comoda: proviamo nel pomeriggio, per via dell'alzatacci. Che ne dici? Cominciamo con fresco, verso le cinque, voglio dire le 17, s'intende, e facciamo tutta una tirata fino alle 19, naturalmente con qualche pausetta: un caffé ogni tanto ci dà la carica.

Ma se diciamo le 19 devono essere le 19, non più tardi perché, dato che io mangio una volta al giorno, se non mi metto a tavola massimo alle 19 e 30 perdo il ritmo; ma quel che è peggio, perdo pure i sensi e crollo per terra di colpo. Di solito, crollando, cado bene e quando rinvengo non mi restano segni. Dio mio, qualche dimenticanza, qualche lacuna memonica, sai, è sempre un fatto traumatico uno svenimento con botta per terra a peso morto, ma se per combinazione, e questa è la mia paura, cado male, una bella frattura ossea non me la leva nessuno, capisci? Questo mi spaventa, eh si, perché se non ti ricordi la parte, "transit" si rimedia sempre, impapocchi, non so per esempio, invece di dire "Amore mio vedrai che arriveran le sirenette!" dici: "Amore mio ma non arriva mai sto ventisette!".

E’ il tono che conta e la misura sillabica. Ma se oltre al fatto che non ne imbrocchi una ti presenti in scena pure sciancato o con un braccio al collo, mica lo so come va a finire col pubblico!?! Beh, insomma, speriamo bene! E poi, a dire la verità, conto molto su di te, sulla tua professionalità specialmente per quanto riguarda l'osservanza degli orari e il rispetto delle abitudini. Ti conosco: sei dolce e nello stesso tempo, severo e "ligio". Mi stai bene così. E poi, come si dice ... il "ligio" sta bene su tutto!!! T'abbraccio.

MARIO CAROTENUTO

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