1987 Monica Vitti – Ritorno in teatro

Dal Programma di sala LA STRANA COPPIA 1987:

  • Ritorno al teatro
    Autore: Monica Vitti

 

 

Ritorno in teatro: LA STRANA COPPIA

Qualcuno ha detto che il gioco è una cosa seria: necessaria come il pane, importante come il lavoro. E il mio lavoro è un gioco. L'ho scelto senza saperlo a 14 anni, l'ho scelto perchè non sapevo vivere e credevo di dovermi poftare dietro le mie paure e i miei dubbi, recitando testi drammatici e opere tragiche e mi ci sono buttata. Ma Tofano scoprì in me un'attrice comica, non sapevo allora di doverne essere contenta. Dunque ho fatto teatro di tutti i generi da Eschilo a Feydeau. E poi il cinema, quella cosa misteriosa e magica a cui ho dedicato vent'anni con infinito amore, rimandando sempre di tornare a casa, cioè a teatro. Ed eccomi qui. Per me tornare al teatro è capovolgere Ia mia vita. Non mi alzerò più alle sei, come capita per il cinema. La giornata sarà un tragitto per arrivare alle nove di sera, dove si condenseranno tutte le attese. Vedrò luci diverse, paesaggi diversi. Sara un "interno notte". Forse sara anche una vacanza. Una vacanza faticosa, com'è giusto che sia una vacanza per non farti pensare, una vacanza piena di nuove facce, di emozioni nuove. Avevo dimenticato il contatto con la gente. Nei teatri di questa prima tourné, molti del pubblico venivano dalle citta vicine e ci hanno applauditi tutti con entusiasmo. Veder ridere con gioia, sentirli riprendere fiato, seguire ogni parola, ogni gesto, ogni espressione, come vedessero un primo piano; vederli andar via felici e stanchi con la voce roca dalle risate, beh, questo, è il più bel regalo che si possa fare ad un attore. Anche per noi è importante Ia stanchezza fisica, il sudore, la polvere. Mia madre diceva che: "la polvere del palcoscenico corrode anima e corpo". Per me è vitamina. Le madri servono sempre; è pensando a lei che ho costruito Fiorenza, alla sua unica ragione di vita: i figli e il loro nutrimento. Mi sono chiesta cosa le sarebbe accaduto oggi se mio padre l'avesse lasciata. Quale smarrimento, quale impossibilita di indipendenza l'avrebbe acchiappata alla gola. E bella la solitudine sapendo che nell'altra stanza c'è qualcuno. Le donne sole forse fanno ridere. E qui si ride. Anche con i compagni di lavoro, si ride e questa volta sono straordinari: Orazio, Paolo, Rossella, Angiolina, Carmen, Daniela, Maria Grazia. È difficile sapete, convivere, lavorare e trovare degli amici. Mi hanno tutti aiutata, Roberto Russo, Roberto Rindi, Francesca Rodolfi, Franca Valeri, Donatella Girombelli, Giantito Burchiellaro, Luigi Kuveiller, Nevio Genovesi, Salvatore Corrao, Silvano Villa, Sofia Lenzetti, Fulvio Ardone. Non posso che dire grazie a tutti. Deve essere il teatro che ridà come nella tradizione il senso di "Compagnia" lo dice la parola stessa. Mi viene voglia improvvisamente di andare in giro in tutti i paesi come nella Commedia dellArte, in tutto il mondo, e fare come facevano i girovaghi: i comici che portano uno spazio di fantasia e di riposo prima di ricominciare a vivere.

MONICA VITTI

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