1998 Carlo Giuffrè – Perdonate l’ardire

Dal Programma di sala NATALE IN CASA CUPIELLO 1998:

  • Perdonate l'ardire
    Autore: Carlo Giuffrè

 

 

Perdonate l'ardire

Cari spettatori, so che è difficile, direi quasi impossibile liberarsi della suggestione e delle emozioni che vibrano ancora nell'animo di chi ricorda questa commedia recitata da Lui. Ma Lui era unico, insostituibile, irripetibile. Io credo che non ci sia mai stato e forse mai ci sarà un attore capace di incantare, di affascinare, di sedurre lo spettatore come era capace di fare Lui con il suo carisma, con la sua intensa e struggente personalità. Ma Lui era anche autore ... e che autore! È difficile trovare nella drammaturgia contemporanea una scrittura teatrale così completa, che riesca a fondere elementi umoristici, grotteschi, drammatici, onirici, crepuscolari. Nessuno meglio di Lui è riuscito a scrivere una lingua “non scritta” ma parlata con le scansioni dell'animo ... che sembra non codificata, ma suggerita nel momento stesso in cui i personaggi vivono i sentimenti. È il suo, un linguaggio che pare improvvisato tanto è immediato, diretto e mai retorico ma sempre caldo, vivo, umano, insomma una lingua splendidamente teatrale. Ora si sa che l'orgoglio di un autore è quello di sperare che la sua opera venga divulgata, vorrà certamente confrontare, al di là del suo carisma personale, la validità dei suoi testi. Lui giustamente ci teneva molto, ha sempre detto “Spero che le mie commedie mi sopravvivano” . E quindi io chiedo la vostra complicità e mi accingo ad assecondare la Sua volontà. Lui è il Moliere del nostro secolo e anche per il grande francese è avvenuta la stessa cosa. Io del resto l'ho già fatto, in questi anni ho recitato: “La Fortuna con la effe maiuscola”, “Le voci di dentro”, “Napoli milionaria”, “Non ti pago”. Questa volta il compito è più impegnativo, l'impresa è più delicata, questa è la commedia “sacra” quella che Lui amava di più ed è la più amata dagli italiani. Io infatti ho osato tanto perché girando l'Italia con le Sue commedie, gli spettatori, amanti di Eduardo mi hanno sempre chiesto di recitare “Natale in casa Cupiello” me lo hanno gridato dalla platea ... me lo hanno chiesto nei camerini dei teatri o incontrandomi per strada. Mi sono fatto coraggio e l’ho chiesta a Luca, e Luca concedendomela ha dichiarato: “Carlo ha dimostrato di essere degno di interpretare delle commedie di mio padre, per questo gli ho affidato una commedia così preziosa, io ho voglia di rivederla”. Ringrazio Luca, e incoraggiato dalle sue parole di stima e di fiducia cercherò, con tutto il mio impegno e tutta la passione necessaria, di far rivivere lo spirito dell'autore. Scrivo queste note durante le prove dello spettacolo, vivo perciò, con gli attori della compagnia, uno stato di trepida attesa. Immerso come sono in questa palpitante realtà, mi tremano i polsi, le gambe, le braccia ... e anche gli occhi tremano un poco per trattenere qualche lacrima che vorrebbe sgorgare all’idea di indossare gli umili abiti di Luca Campiello… entrare in scena e recitare la “sua” commedia. Questa meravigliosa commedia che Lui scrisse nel 1931 e che andò in scena il 25 Dicembre di quello stesso anno. Era la sera di Natale e io credo che quella tenerissima storia diventò subito il leit-motiv della sua anima d'autore, l'essenza poetica della sua drammaturgia. Era un atto unico, ma nel giro di pochi anni diventò una commedia completa. E fu l'unica volta, non è mai più accaduto per gli altri atti unici, che in quel periodo recitava con i fratelli al teatro Kursal in avanspettacolo. Solo “Natale” diventò una commedia intera, evidentemente era quella che più di ogni altra gli era entrata nel cuore. Non l'ha più abbandonata, l'ha recitata tutta la vita, più di tutte le altre e quasi sempre nel periodo di Natale. Era giovane quando la scrisse, aveva 31 anni, quasi un ragazzo, ma come tutti i grandi poeti possedeva quella sensibilità che gli consentiva di conoscere il dolore e lo stupore, l'innocenza e la purezza dei vecchi, rimasti bambini, come Luca Cupiello al quale bene si addice un aforisma di Nietzsche che nel quarto capitolo del suo “Di la del bene e del male” dice: “Per l'uomo raggiungere la maturità significa ritrovare la serietà con cui da bambini si giocava”. Della commedia sapete tutto, quindi non dirò altro, anche perché, come diceva Lui, le commedie non vanno spiegate, vanno viste. Vi dirò solo che i nomi dei due protagonisti Luca e Concetta erano i veri nomi dei nonni materni, non è già questo un avvio commovente? Ho detto all'inizio che è difficile dimenticare Eduardo, anche se sono passati 23 anni, quasi un quarto di secolo, da quanto l'ha recitata l'ultima volta. Ma Lui era incommensu¬rabile. Io sono solo un attore che cerca di avvicinarsi il più possibile all'animo dell'autore. Sono un allievo che rende omaggio al maestro recitando con umiltà e trepidazione questa commedia, nutrendo la speranza di non deludervi e che alla fine in un clima di generale commozione, ognuno di voi, come Nennillo, possa dire: “Me piace o presepio” e insieme ringraziare Eduardo che dall’alto spero mi guardi con benevolenza.

Carlo Giuffrè

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