Adriana Lecouvreur (1958) Magda Olivero – Giulietta Simionato

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Adriana Lecouvreur (1958)

Commedia-dramma di Eugène Scribe e Ernest Legouvè ridotta in quattro atti per la scena lirica da Arturo Colautti. Musica di Francesco Cilea

  • Interpreti principali: Magda Olivero (Adriana) Giulietta Simionato (Principessa di Bouillon) Giuseppe Campora (Maurizio) Giulio Fioravanti (Michonnet) Mario Carlin (Abate) Antonio Cassinelli (Principe di Bouillon). Interpreti danze: Walter Marconi - Bruno Telloli -  Ines Micucci
  • Maestro Concertatore: Gianandrea Gavazzeni
  • Regia: Pierre Bertin
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Coreografie: Ugo Dell'Ara
  • Bozzetti e Figurini: Jean-Denis Malclès
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 24)
  • Un verista forse scontento (Giulio Confalonieri)
  • Bozzetti delle scene
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie

L'argomento

ATTO PRIMO. Nel foyer della Comédie Française, mentre stanno per rappresentarsi Bajazet tragedia di Racine e il balletto Follia d'amore. Attori, attrici, danzatori, ballerine completano il loro abbigliamento; Michonnet si affanna ad accontentare capricci ed esigenze degli artisti, sopportando pazientemente tutto pur di rimanere vicino ad Adriana, per la quale nutre da tempo un inconfessato devoto amore e che quella sera, protagonista della tragedia, sosterrà il confronto con la rivale Duclos. Questa ritarda, ed il principe di Bouillon, suo potente protettore, sopraggiunto con il galante abatino Chazeuil, venuto a sapere che la Duclos sta scrivendo un biglietto, incarica Chazeuil di procurarglielo, come prova del sospetto che egli nutre di essere tradito. Ecco soli Michonnet e Adriana che già in costume ripassa la parte. A Michonnet uno zio morendo ha lasciato diecimila franchi; ritiene quindi giunto il momento di dichiarare alla Lecouvreur il suo amore e chiederle di sposarlo, ma l'attrice lo ascolta distratta e non lo comprende; anzi, si lascia sfuggire di essere innamorata di un giovane ufficiale che ha rivisto reduce dalla guerra di Curlandia e che ignora essere il conte di Sassonia, eroico pretendente al trono di Polonia, ritenendolo un suo semplice alfiere. La rivelazione colpisce e delude amaramente il povero Michonnet, chiamato sul palcoscenico dall'alzarsi del sipario. Maurizio si presenta in semplice divisa di ufficiale. L'incontro dà luogo ad una scena appassionata; Adriana gli chiede notizie del suo avanzamento, vorrebbe parlare in suo favore con il conte di Sassonia, ma giunge per lei il momento di entrare in scena. Si vedranno dopo lo spettacolo, e intanto Adriana si toglie dal seno un mazzetto di viole e lo infila nella bottoniera dell'amato, che va ad occupare, per assistere alla rappresentazione, il suo palco. L'abate Chazeuil intanto è riuscito, corrompendo una cameriera, ad ottenere il biglietto scritto dalla Duclos, che doveva essere recapitato nel palco del conte di Sassonia; e lo consegna al principe di Bouillon. In esso la Duclos fissa un appuntamento serale a qualcuno nel villino sulla Senna offertole dal principe; è la prova dell'infedeltà, e il principe fa pervenire il biglietto nel palco invitando poi tutti i sociétaires della Comédie ed il conte di Sassonia ad una festa nel villino stesso. Ignara di tutto, Adriana è sulla scena acclamatissima, mentre Michonnet assiste al trionfo dell'adorata allieva. In realtà il biglietto è stato scritto dalla Duclos non per sé, ma per conto della moglie del principe. Michonnet ha preparato una pergamena che, nella finzione scenica, deve essere recata ad Adriana, e Maurizio se ne serve per avvertirla che un improvviso impedimento gli vieta di attenderla dopo la recita. Adriana per poco non sviene leggendo quelle parole, e la sua emozione è interpretata dagli spettatori acclamanti come un sublime effetto della sua arte. Dopo il trionfo, al quale Michonnet assiste commosso ed orgoglioso, accetta anch'essa l'invito alla festa, nella speranza di trovare vicino al conte l'ufficiale del suo cuore.

ATTO SECONDO. Nella villetta della Duclos, dove la principessa attende Maurizio, il quale le appare recando il mazzetto di viole donatole da Adriana; egli le dona quei fiori per calmarne la gelosia, mentendo che erano per lei, ma essa comprende che un'altra donna si è insinuata nel cuore di lui. Arrivano il principe, l'abate e poi gli altri invitati, e la principessa deve nascondersi in fretta. Il principe, che la crede la Duclos, prende la cosa allegramente, stanco com'è dell'attrice. Adriana rimane confusa nell'apprendere chi è veramente il suo Maurizio, e addolorata allorché l'abate le dichiara che Maurizio è l'amante della Duclos. Maurizio però la rassicura. Egli si trova presso la Duclos non per amore, ma per una ragione politica; c'è una donna nascosta, ma non è l'attrice creduta sua rivale, bensì una persona da cui dipende la sua sorte, e che anzi Adriana deve aiutare a fuggire. Così avviene, senza che le due donne, nel buio, si riconoscano, ma nella fretta la principessa perde un braccialetto; Adriana lo raccoglie, e poi si abbatte affranta, confortata dal buon Michonnet sempre teneramente innamorato.

ATTO TERZO. Nel palazzo del principe di Bouillon, durante una festa. La principessa accoglie gli invitati, compresa Adriana della quale riconosce la voce udita la sera della fuga dalla villetta. Per confermarsi nel suo sospetto, inventa che il conte di Sassonia è rimasto gravemente ferito in un duello, e il turbamento di Adriana la convince sempre più. Giunge Maurizio e si apparta a discorrere con la principessa, si che Adriana a sua volta non ha più dubbi che lei e la principessa sono rivali. Incomincia un balletto, e intanto la maligna principessa diffonde un pettegolezzo di Corte: il conte di Sassonia ha avuto con una bella commediante un convegno d'amore e a testimoniarlo non è rimasto che un mazzo di violette. Adriana insorge: è rimasto invece un braccialetto. Mostra infatti quello che ha raccolto, e il principe vi ravvisa il braccialetto della moglie. Finisce il ballo, ed il principe prega Adriana di recitare qualche cosa; essa sceglie il monologo della Fedra, reeitandolo con profondo accento di sdegno e alludendo nell'invettiva finale alla principessa. Tutti i presenti sbigottiscono, la principessa si domina ma in cuor  suo giura vendetta.

ATTO QUARTO. In casa di Adriana. L'attrice si tormenta, invano Michonnet cerca di consolarla, decidendosi infine a scrivere a Maurizio perché ritorni a lei. I colleghi della Comédie vengono a porgerle auguri, essendo la sua festa, ed a recarle doni. Anche il buon Michonnet le fa un regalo: i gioielli che l'attrice aveva impegnato e che egli ha riscattato con l'eredità, ora che la speranza del matrimonio è dileguata. Una cameriera reca uno scrignetto, pure mandato come dono; rimasta sola Adriana lo apre e vi scorge il mazzolino di viole da lei donato una sera all'amato ufficiale e che evidentemente adesso, rivelatosi conte di Sassonia, crudelmente le restituisce. Adriana aspira a lungo il profumo esalante ancora da quei fiori, ed ecco Maurizio che ha ricevuto il biglietto di Michonnet. Egli spiega l'equivoco, chiama Adriana sua sposa, disprezza per lei ogni gloria. I due amanti si abbracciano, ma subito Adriana è colta da spasimi atroci. Michonnet ricorda che il malessere di lei è cominciato quando essa ha aperto lo scrigno con i fiori, e poiché Maurizio nega di esser stato lui ad inviarli, s'impone una tragica certezza: essi provenivano dalla rivale ed erano avvelenati. Ogni soccorso è vano. Adriana delira, e poi muore fra la disperazione dei due uomini che tanto l'hanno amata.

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