Amante diabolico (1962) – Erminio Macario

Compagnia della Commedia Comica Macario presenta:

Amante diabolico (1962)

Tre atti farseschi di Mario Amendola

Interpreti: Erminio Macario, Marisa Mantovani, Enzo Turco, Cesare Bettarini, Elena Borgo, Leo Gavero, Lucia Folli, Ugo Cardea, Ubaldo Righetti, Lello Marti, Lina Marelli

Direttore Palcoscenico: Rubi Dani Tecnico Luci: Dino Salinas Direzione Artistica:Erminio Macario

Fotografie 

Programma di sala (pagine 16)
  • Nel programma anche lo spettacolo “Coniglio lui, donna lei!
  • Erminio Macario anno zero (Lorenzo Ruggi)
  • Cosa scrivono i nostri giornali di Macario
  • Quattro chiacchere di Enzo Turco
  • Marisa Mantovani ci racconta…
  • Il cast
  • Fotografie
Erminio Macario anno zero...

In una mia recente pubblicazione di contenuto polemico sulle condizioni attuali del Teatro di Prosa in Italia, scrivevo: "Si è detto che una delle ragioni portate a difesa degli attuali repertori è quella di spargere la voce che, oggi come oggi, il pubblico esige, a tutti i costi, del nuovo: buono o cattivo che sia, occorre sia nuovo". "Tutte storie, smentite da frequenti prove. Una ve n'ha fresca dell'anno di cui vale la pena di parlare, perchè, più di ogni altra, probante e suasiva".

"Macario (il comico della rivista di ieri), rivelatosi oggi formidabile  comico, anche soprattutto nel recitare commedie di repertorio (tanto da essere già definito anche da critici severi, il miglior comico che abbia oggi l'Italia), non ha esitato ha riprendere una vecchia commedia dialettale bolognese di Alfredo Testoni: "El finester davanti", già tradotta in tutti i dialetti. Recitandola in lingua, o quasi, Macario a dato corpo e rilievo, con autentico senso d'arte ad una figuretta di prete (nel ritrarre preti e cardinali Testoni era straordinario) che, in altre rappresentazioni dello stesso lavoro, aveva sempre avuto un rilievo soltanto marginale. Ma il bravo Macario, con fine intuito, subito capì che in quel personaggio, tratteggiato alla vecchia maniera ed inserito in una vicenda quanto mai conformista, c'era un tipo tuttavia ricavato senza dubbio dal vero. Non un secondo Cardinal Lambertini, ma giù di lì. Non porpora, ma tonaca costellata di padelle. E niente sconcezze. Per carità! Solo un difettuccio in quel pretonzolo: quello della gola, cui il buon sacerdote non si sa sottrarre alla seduzione (che ridere!) di un bel piatto di tagliatelle condite coi tartufi". Ebbene lo credereste? Senza eccessivo chiasso reclamistico, ma in esemplare modestia, il bravo Macario sta girando l'Italia con un successo artistico e di cassetta clamorosi. A Milano, a Torino, a Bologna, poi di nuovo a Milano, ha fatto medie di 850.000 lire per sera, ed ogni sera, in ogni città, davanti a un fior fiore di pubblico esilerante che ascoltava senza perdere una battuta, la vecchia commedia testoniana. Le repliche, a Milano, e a Torino, non furono di settimane, ma di mesi e le file d'automobili fuori dei teatri quelle sere costituirono sempre un corteo da grandi occasioni, da spettacoli della Scala e dell'Opera. " E allora? E allora dove va a finire il mito che, se non lo si chiama "col nuovo", il pubblico non riempie più i Teatri?". Tutto ciò che scrivevo argomentando, trova ora conferma in quel che si sa e si dice negli ambienti teatrali bene informati: che cioè, quella di Macario, con un lavoro italiano di repertorio, sarà forse la sola compagnia quest'anno a chiudere in attivo la propria gestione. Tutt'al più, si dice, saranno due. Oggi però, svincolandomi da queste considerazioni e conteggi da ragioniere, voglio di nuovo esprimere a Macario, indipendentemente da ogni considerazione, polemica e statistica, tutto il mio compiacimento per questa conquista operata su se medesimo, per questo suo essersi rivelato attore di così alta efficacia artistica, degna dei più alti ranghi. Se la maschera del comico di rivista, tolse, per tanti anni, a lui stesso, e a noi pubblico, il godimento di una sua arte a tanto più alto livello, non è a dubitare come giovasse tuttavia tal prolungata vigilia, a renderlo tanto più scaltro e consapevole, nelle ricerche degli effetti teatrali e a propiziargli soprattutto una popolarità che avrebbee altrimenti dovuta conquistarsi, a poco a poco, con tappe molto più rischiose, difficili ed insidiate. Abbiamo certo perduto, per molti anni, sulla scena di prosa, un attore di primo piano, ma per fortuna nostra e sua, lo conquistiamo ancora in tempo utile e proprio, il caso vuole, nell'anno commemorativo dell'Unità d'Italia; in quello che sarà per lui da considerarsi l'anno zero della nuova vita d'artista. All'Unità d'ltalia, egli si è proposto di rendere tributo d'onore proprio alla sua Torino, continuando nella sua ascesa verso mete di sempre maggior impegno, come quella di dare una commedia nuova di uno dei più valorosi commediografi e poeti nostri, Enrico Bassano, in collaborazione con altro valido scrittore italiano, Dario Martini, una commedia dove l'Italia, non ancora Italia del tutto, sorride a noi posteri, attraverso il volto della "Bella Rosin" e toccherà i nostri cuori richiamando giorni di tumulti spirituali altamente costruttivi di Popolo. di Patrioti, di un Generale, di un Pensato re, di uno Statista e di un Re. Nel suo "anno zero" Macario ha già conquistato i galloni, con la commedia testoniana. Nello stesso anno, con altra commedia di autori italiani, sia data a lui e a noi, la gioia di potergli fregiare l'uniforme sua piemontese, con altri ancora non meno scintillanti galloni; galloni degni del centenario.
LORENZO RUGGI

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