Arlecchino (1967) Ottavio Garaventa – Antonio Boyer

Teatro Comunale di Bologna presenta: 

Arlecchino (1967)

Opera in un atto. Musica di Ferruccio Busoni. Versione italiana di Vito Levi

  • Interpreti: Ottavio Garaventa (Arlecchino) Antonio Boyer (Sir Maestro Del Sarto) Dora Gatta (Colombina) Walter Monachesi (Abate Cospicuo) Paolo Montarsolo (Dottor Bonbasto)
  • Maestro Concertatore: Aldo Ceccato
  • Regia: Aldo Trionfo
  • Scene: Emanule Luzzati

 

Fotografie 

Programma di sala (pagine 140)
  • Prima rappresentazione 16 febbraio 1967
  • La stagione lirica 1966/67
  • I singoli Spettacoli
  • Arlecchino - Argomento - Interpreti
  • Fotografie
Genere bolognese di un "capriccio teatrale" di Gianfilippo De Rossi

Fu a Bologna che nacque in Busoni I'idea di comPorre un'opera tearale che avesse come interprete Ia rnaschera di Arlecchino. Il musicista allora direttore del Liceo musicale bolognese ebbe modo di assistere ad uno spettacolo dell'attore Picello che interpretava appunto il ruolo di Arlecchino, in una Commedia dell'arte secentesca.' Altro spunto alla creazione fu probabilmente un'altra rappresentazione cui Busoni assistette a roma in un teatrino di marionette dell'opera "L'occasione fa il ladro ossia il cambio della valigia". E se alla rappresentazione bolognese va il merito di aver suggerito al musistà iI tema letterario, a quell'opera romana va fatto risalire quello di aver fornito l'idea musicale. L'opera o meglio "il capriccio teatrale" come Busoni volle chiarnarlo - si intitolò poi "Arlecchino e le finestre" - ove l'avversativo richiama alla memoria appunto i canovacci della Commedia dell'arte. Non va neppure sottovalutato - nella ricerca dell'occasione che dette vita all'opera - un viaggio a Bergamo patria della maschera di Arlecchino e luogo ove si pone l'azione dello spettacolo - di cui si ha larga traccia nelle lettere di Busoni alla moglie e che costituì una tappa lungo l'itinerario che doveva portarlo a Bologna per il suo incarico didattico. Di Bergamo Busoni parla in termini di favola, come quando scrive il 26 ottobre 1913: - ''... sono arrivato qui subito dopo il tramonto, I'entrata in carrozza in città è stata piena di impressioni fantastiche, inverosimili, il tempo sembrava tornare indietro..." ed aggiunge in una lettera del 27 settembte: "abbiamo preso un'automobile alla stazione ed è stato di nuovo un percorso fiabesco sui bastioni e per viuzze in cui l'automobile non trovava quasi posto per passare ...". Comunque può apparire significativo che tra le lettere alla moglie fin qui pubblicate sia datato da Bergamo il primo accenno all'Arlecchiio ... (continua)

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