Atem (1985) – Testo e musica di Franco Donatoni

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Atem (1985)

Due tempi e un intermezzo. Testo di Franco Donatoni con poesie di Brandolino Brandolini d'Adda, Tiziana Fumagalli, Renato Maestri, Susan Park, Ferdinando Pessoa. Musica di Franco Donatoni

  • Interpreti: Soprano: Gianna Amato, Rebecca Littig, Victoria Schneider, Yukiko Ueda Maccari. Contralto: Eleonora Jancovic. Basso: Francesco Ruta. Attore/Spettatore: Jorma Uotinen. Orchestra e corpo di ballo della Scala.
  • Maestro concertatore: Zoltan Pesko
  • Regia: Giorgio Pressburger
  • Maestro del coro: Henrik Wojnarowsky
  • Coreografie: Jorma Uotinen
  • Scene e costumi: Maurizio Balò

 

Fotografie di Lelli & Masotti

1. Donatoni 2. Pesko 3. Pressburger 4/5/6/7 Foto delle prove

Programma di sala (pagine 64)
  • Atem di Franco Donatoni
  • Come evadere dall'opera lirica (di Enzo Restagno)
  • L'incontro con la partitura (di Zoltan Pesko)
  • A proposito del "soggetto" (di Giorgio Pressburger)
  • Franco Donatoni elementi biografici
  • Fotografie di Lelli & Masotti
  • Prima rappresentazione 16 febbraio

A proposito del "soggetto".

Sei anni fa ho avuto in lettura, inviatomi da Franco Donatoni, un dattiloscritto dal titolo "Antecedente X". I "Tableaux vivants" cominciarono ad apparire davanti ai miei occhi e a disporsi come carte da sioco d'una partita feroce, talvolta grottesca, senza scampo e senza ulteriori possibilità di finzione. L'assente ma onnipresente X portava con sé, dentro di se un universo infinito. Di che cosa fossero antecedente quelle immagini, ho appreso solo qualche tempo dopo, conoscendo meglio le composizioni del Maestro Donatoni. A quell'epoca, tranne in occasione di alcune esecuzioni concertistiche - di cui porto tutt'oggi un fortissimo e incancellabile ricordo - non avevo avuto modo di avvicinarmi maggiormente a quel "conseguente" che è la sua vastissima produzione musicale. Anche la nostra conoscenza personale si era esaurita in pochi, brevissimi incontri che però potrei elencare ad uno ad uno: luogo di questi incontri per lo più erano i vari teatri lirici italiani, case di amici comuni, ristoranti dopo gli spettacoli. ll Teatro a cui Franco Donatoni si era accostato mentalmente già da tempo, lo aspettava. Questa sorta di setta con infiniti adepti attraverso i secoli - umili artigiani, girovaghi disperati e straccioni, virtuosi alteri, geni di olimpica lontananza, con la sua realtà concreta e astratta nello stesso tempo era, secondo me, il terreno ideale su cui I'enorme carica emotiva e speculativa della musica e la tumultuosa "imagerie" di Franco Donatoni potessero attestarsi. Quando le possibilità di una messa in scena divennero definitive occorreva dare anche un aspetto reale a questo avvenimento. L'inferno dei sogni e delle vrsionl, in questo secolo ha trovato fin troppi Virgili, cercarvi un ordine preciso, oggi, sarebbe come sappiamo, molto Iimitativo. Ma una volta stabilito quell'universo, con tutti i suoi macchinismi, le possibilità di associazione si sono offerte spontaneamente, in primo Iuogo con la musica, e poi interne tra un "tableau" e I'altro. La successione data a queste "visioni" a volte d'una pregnanza istantanea a volte perduranti qualche minuto è soltanto una delle possibili; ma in qualunque modo disposte, esse daranno sempre la "storia d'un'anima" senza trame o vicende totalizzanti costruite ad hoc; trame e vicende di portata non soltanto soggettiva, si snoderanno su un piano diverso, più difficilmente afferrabile, ma non per questo meno significativo: quello interiore. L'enorme carica comunicativa della musica di Donatoni, la forza folgorante delle sue "visioni" credo che facciano di quest'opera una  "summa" delle esperienze musicali e culturali del mondo contemporaneo. Nell''affrontare la trasposizione scenica ho cercato di avvicinarmi con fedeltà e amore a questo universo.
Giorgio Pressburger

 
Nelle immagini di fianco alcuni bozzetti dei costumi di Maurizio Balò

 

 

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