Ballo è bello (1988) Rudolf Nureyev – Alessandra Ferri – Elisabetta Terabust

Comune di Comacchio – Regione Emilia Romagna – Ministero del Turismo e dello Spettacolo presentano:

Ballo è bello (1988)

Rassegna Internazionale di Danza. Settima edizione. Luglio/Agosto 1988

  • Interpreti: Banda Militare Nazionale dell’Esercito, Aterballetto con Elisabetta Terabust, Stelle dell’American Ballet con Alessandra Ferri, Rudolf Nureyev and Friends, Antonio Gades, Dennis Wayne’s Dancers, Compagnia Vera Stasi, Danze Folcloristiche russe Rossija
  • Direzione artistica: Vittoria Ottolenghi

Fotografie

 

Link Wikipedia

  • 1. Ferri 2. Nureyev 3. Gades 4. Aterballetto
  • Programma della rassegna (pagine 20)

 

  • Presentazione della rassegna (Vittoria Ottolenghi)
  • Gli spettacoli sera per sera
  • Grande festa finale
  • Fotografie

INTRODUZIONE ALLA RASSEGNA

Una novità vera, a «Ballo è bello», quest’anno. E speriamo che vi piaccia quanto è piaciuta a noi, che l’abbiamo gustata per la prima volta in televisione -una domenica mattina – e ne siamo rimasti abbagliati e commossi: un concerto della Banda dell’Esercità Italiano, che eseguirà un programma di musiche di danza. Un programma che, per l’appunto in apertura di festival, sembra il manifesto di «Ballo è bello», quest’anno come sempre incentrato in due fermi principi estetici: la coesistenza pacifica – anzi, l’affettuoso rapporto dialettico – tra tutti gli stili e le tecniche di danza, e l’attenzione più devota e rispettosa alla «cultura del liscio», cioè alla grande tradizione della danza di sala nella nostra regione. La Banda eseguirà in maniera sobria e delicatissima una «suite» dal «Lago dei Cigni» di Ciaikovsky e famose danze popolari a diffusione internazionale. Seguirà l’Aterballetto, con la sua «diva» prestigiosa, Elisabetta Terabust – ambedue ospiti costanti di “Ballo è bello”, fin dalle origini. Ed è giusto, perchè l’Aterballetto è il meglio che la danza teatrale ha prodotto in Emilia-Romagna e, in generale, in Italia. Dopo la Terabust – che è la nostra «diva» prediletta, e ormai famosa ovunque -«Ballo è bello» presenta, insieme con un gruppo di suoi colleghi americani, la giovanissima stella italiana, già considerata, all’estero, una delle protagoniste del balletto contemporaneo: Alessandra Ferri, ex-stella del Royal Ballet inglese, oggi dell’ American Ballet Theatre, diretto da Michail Baryshnikov. Alessandra ha soltanto poco più di vent’anni, ma il suo talento e la sua eccellenza tecnica hanno offuscato quelli di molte sue colleghe, nella serata televisiva «Le Divine», da Pisa, il settembre scorso. È raro vedere una simile perfezione di proporzioni, un fascino così sottile, una qualità di movimento così dolce ed accattivante. Seguono due formidabili e prestigiose presenze: quella di Antonio Gades e di Rudolf Nureyev. Antonio ritorna per la seconda volta a «Ballo è bello» e ci torna con il suo capolavoro «Carmen», di cui Saura ha anche fatto una bella versione ciriematografica. Nureyev arriva per la prima volta ai Trepponti – unica «piazza» della sua estate italiana – insieme con un gruppo di giovani stelle francesi della compagnia dell’Opéra di Parigi, che egli stesso dirige. Altra presenza di richiamo, specie dopo la sua attività di coreografo stabile di «Europa Europa» su Raiuno, è quella di Dennis Wayne, che si esibirà il IO agosto insieme con la sua compagnia, i «Dennis Wayne Dancers», di stanza a New York. Eseguiranno un programma antologico, nella dimensione estetica del balletto moderno, incentrato però, nel ballo liscio americano e italiano, ambedue dominati dalle mitiche figure di «Fred and Ginger». Prima della scatenata compagnia di danza folcloristica sovietica – il gruppo «Rossija», che significa «Russia» – che ci riporterà il profumo del colore, del sorriso, della velocità e dell’acrobatismo, ci sarà il debutto, in «prima assoluta», della produzione originale che, come ogni anno, «Ballo è bello» è felice di promuovere, Stavolta, la nostra scelta è caduta su un gruppo romano che si chiama «Vera Stasi»: è composto da quattro giovani, seri, competenti, appassionati e dotati di una tecnica moderna francamente ammirevole. La loro fama è legata ad un lavoro intitolato «Quartetto d’ombre», in cui tre diversi testi teatrali famosi, trasformati in puri termini di danza, si incrociano, si sovrappongono, si inseguono davanti ai nostri occhi, secondo un’architettura complessa e tuttavia chiara ed estremamente accattivante. Anche per Comacchio – dove i quattro sono venuti più volte per trarre ispirazione dal suo paesaggio e della sua storia – «Vera stasi» ha concepito un lavoro originale, in cui ciascuno dei componenti racconta la sua specialissima visione, ora lieta, ora amara, di «Ciò che le valli mi hanno detto» – per dirla alla maniera di Mahler.

VITTORIA OTTOLENGHI

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