Bus (1982) – Paolo Poli

Emilia Romagna Teatro presenta:

Bus (1982)

Raymond Queneau due tempi da "Esercizi di Stile"

  • Interpreti: Paolo Poli, Isabella Del Bianco, Piero Baldini, Rodolfo Baldini, Marina Bono, Cristina Molinari, Elena Roncaglio, Ornella Villasco, Mauro Bertocchi, Mario Cavallero, Pierluigi Crespi, Pasquale Marangoni
  • Traduzione: Umberto Eco
  • Musiche: Jacqueline Perrotin
  • Coreografie: Susanna Egri
  • Movimenti mimici: Claudia Lawrence
  • Scene: Emanuele Luzzati
  • Costumi: Santuzza Calì
  • Regia: Paolo Poli

 

 

Fotografie 

Link Wikipedia

1. Paolo Poli

2. Raymond Queneau

3. Foto di scena

Programma di sala (pagine 36)
  • Uno scrittore contemporaneo da scoprire (Italo Calvino)
  • Sul bus di Raymond Queneau (Paolo Poli)
  • Brani del testo
  • Emilia Romagna Teatro stagione 1982/83
  • Bozzetti dei costumi
  • Foto di scena
Sul bus di Raymond Queneau

L'amore tutti sanno più o meno che cos'è, ma non tutti conoscono il Kamasutra, l'enciclopedia dell'erotismo orientale. L'anatomia è una fulgida conquista del rinascimento, ma non tutti hanno sott'occhio la cappella Sistina dove i funamboli di Michelangelo esibiscono i mille modi di arrampicarsi sul muro. Tutti come Pinocchio ci siamo cotti un uovo al tegamino, ma pochi di noi tengono sotto mano il vademecum culinario del secolo scorso «Le cento maniere di cuocere le uova». Ammettiamolo: la nostra cultura è troppo specializzata e solo nei grandi aspira all'universale. È il caso di Raymond Queneau, uno degli scrittori più seri del nostro tempo proprio per la sua scintillante disinvoltura. Se scrive poesie ne fa una cosmogonia, se racconta un romanzo ne fa una capricciosa saga extratemporale. Quando sceglie un personaggio poi, sia una bambina, un vagabondo, un pappagallo, ne fa sempre una specie di Dante Alighieri che ci porta a spasso attraverso i mille mondi ilari e abrasivi della sua scatenata fantasia. «Esercizi di stile» (un titolo che spaventa un po', ma non è il caso) è tipico di questo suo modo di essere letterario. Un incontro in autobus volutamente banale, un piede pestato, un bottone spostato su un soprabito, gli danno lo spunto per scrivere uno e cento racconti in tutte le forme offertegli dalla sua magica abilità di filologo. Dagli ellenismi alle preziosità decadentistiche, dal gioco infantile alla pignoleria burocratica, dall'animistico al culinario, alle versificazioni più disparate. Sembra che lo scrittore abbia preso un caleidoscopio aggiungendo ai vetri multicolori i semplici dati del suo tema base (un collo lungo, un cappello ridicolo, una lite) regalandoci ad ogni giro inattesi panorami di ricchezza ariostesca. Un vertiginoso gioco di variazioni che trasforma un tema elementare in una sinfonia dagli echi universali. Ma si sa che non solo conta cosa si dice, ma soprattutto il come. Alcuni degni teologi sono riusciti a renderci assolutamente insopportabile il buon Dio (dopo tutto è un argomento d'una certa importanza) con il loro argomentare pedestre, mentre ci è accaduto di innamorarci perdutamente d'una pulce grazie al superbo verseggiare del cavalier Marino. Tutti ci siamo addormentati a scuola sulle minuziose cronache dei primi viaggi al Polo, mentre Xavier de Maistre ci ha tenuti quasi col cuore in gola facendoci compiere un modesto viaggio intorno alla sua camera. Noi il viaggio lo facciamo ora a bordo del coloratissimo bus di Queneau che arriva in palcoscenico con un vasto bagaglio di ghiribizzi e sorprese. Potrà sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua ma è un bicchiere dai riflessi imprevedibili a seconda di dove cade la luce, cioè dove si focalizza l'interesse dello scrittore, mostrandoci i mille volti assurdi della realtà e i mille volti reali dell'assurdo. Queneau è un raffinato giocoliere che ci fa rimanere col fiato sospeso a domandarci quanti piatti riuscirà ancora a far rimanere in aria. Anche nella scenografia il bus cambia faccia a sorpresa insieme alle parole, pur rimanendo pervicacemente se stesso, e così i costumi che si sbizzarriscono sconfinando di continuo dal regno dell'abbigliamento per mostrarci figure più facili da incontrare nei sogni che sui mezzi di trasporto cittadino. Di conserva il sonoro approfitta largamente dell'occasione per giocare con ironia con un tema molto noto trasformandolo in una ridda di diversissime forme musicali. Insomma un grande funambolismo letterario, ma anche un bus carico di idee: senza voler scomodare Pirandello e il suo «Uno, nessuno, centomila» ricordiamo Buffon (citatissimo dai nostri padri) secondo il quale «lo stile è l'uomo».
PAOLO POLI

 

 

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