Cabaret (1993) Maria Laura Baccarini – Gennaro Cannavacciuolo

LA RANCIA Produzione Marche - diretta da Marconi, Paolucci, Renzullo presenta:

Cabaret (1993)

Musiche John Kander. Libretto Joe Masteroff. Canzoni Fred Ebb - Traduzione e adattamento Michele Renzullo, Saverio Marconi

  • Interpreti: Maria Laura Baccarini, Gennaro Cannavacciuolo, Carlo Reali, Giorgio Carosi, Michela D'Alessio, Saverio Marconi, Gabriella Eleonori. Le ragazze, i camerieri e l'orchestra del Kit Kat Klub.
  • Scene: Aldo De Lorenzo
  • Costumi: Zaira De Vincentiis (in collaborazione con Alessandra Torella)
  • Regia: Saverio Marconi

 

 Fotografie LA RANCIA - Anna Bulfon - Alfredo Tabocchini

1.Cannavacciuolo, Baccarni - Foto di scena

Programma di sala (pagine 32)
  • La vita è un cabaret
  • Rassegna stampa
  • Gi interpreti - Biografie
  • Fotografie LA RANCIA
E questo testo diventa anche un troppo gentile film inglese, nel '55, con la stessa Harris, peraltro da noi sconosciuto. Ma la massa accorre, e i media si inchinano, nella seconda edizione di Broadway, con Jill Hayworth e lo "score" di Ebb-Kander. Potenza dell'amarcord culturale,: perché Cabaret è anche una fabbrica di stereotipi, una valanga di nostalgie per tutti i gusti e le borse. Nel '29, infatti, a Berlino c'era il cabaret artistico, con numeri essenzialmente coreografici; il cabaret revue, dove capitava di ascoltare la Dietrich o Bertolt Brecht, il cabaret politico e letterario. Nella mente della gente è rimasta impressa la Sally Bowles, nipotina di Lola Lola, parente della Lulù di Louise Brooks, a cavalcioni sulla sedia (immagine espressionista che appartiene alla Dietrich e che è stata poi ripresa anche da Visconti nella "Caduta degli dei"), il volto da clown bianco e ambiguo del maestro di cerimonie del Kit Kat Klub, capace cli organizzare feste di ogni ordine e grado per garantire l'allegria coatta di fronte al presentimento del nazismo. È noto che all'inizio degli anni '30 si crearono in Germania grandi contraddizioni sociali ed economiche sia a destra che a sinistra, come ha dipinto Grosz, come ha scritto Brecht. Erano i tempi, tanto per riparlar di cinema, dell'Uovo del serpente di lngmar Bergman, di un'umanità brulicante e frenetica, innaturale: terra di tutti e terra di nessuno cui si è ispirato questo musical vincente, che è uscito dai suoi confini "back stage", per ringhiare un pochino e per sembrare, nella confusione dei sentimenti e dello show business, un pezzo cli vita vissuta, una tegola della nostra storia che ci casca in testa ogni sera. Puntualmente alle 20.30.
 
MAURIZIO PORRO
Per gentile concessione dell' ufficio stampa del teatro Verdi di Trieste.
 

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