Cafè Chantant (1991) Tato Russo – Dalia Frediani

Bellini Teatro Stabile di Napoli presenta:

Cafè Chantant (1991)

Di Tato Russo da Edoardo Scarpetta

  • Interpreti principali: Tato Russo, Dalia Frediani, Rosalia Maggio, Enzo Romano, Antonella Lori, Lino Mattera
  • Musiche: Pasquale Scialò
  • Coreografie: Graziella Di Rauso
  • Scene: Lori - De Lorenzo
  • Costumi: Giusi Giustino
  • Regia: Tato Russo

 

Fotografie 

Link Wikipedia

Tato Russo - Dalia Frediani - Edoardo Scarpetta

Programma di sala (pagine 54)
  • Scarpetta: vita e opere (Enrico Montaldo)
  • Il teatro di Scarpetta
  • Eduardo Scarpetta - scritti di B. Croce
  • Note sullo spettacolo (C. Bertucci)
  • Le critiche dai giornali
Note sullo spettacolo

Intorno al classico divertentissimo intreccio tipico della commedia scarpettiana, Tato Russo intravede l'occasione per l'analisi critica di un periodo storico, che, pur durando lo spazio di una meteora, fu denso di significati culturali e civili, che chiudeva un secolo, l'800 e ne proponeva un altro: quello dell'opera moderna. Un mitico quindicennio che, pur proponendosi come un'epoca di splendori, portava in sè un petiodo di miseria e decadenza. Siamo tornati al 1900. I teatri di prosa chiudono per lasciare spazio al Café Chantant. Questa nuova forma di spettacolo mette in crisi quello tradizionale come accadrà qualche decennio più tardi con l'avvento del Cinema. I luoghi teatrali si trasformano. Chiudono molti teatri "storici", altri per sopravvivere sono costretti a modificare il repertorio. Anche Scarpetta ingaggia artisti di café chantant per chiudere i suoi spettacoli con un "segue show". Il fenomeno è nazionale. Il cafè chantant diventa un pericolo per tutti gli artisti. Non si riesce a trovare scritture che non siano di café chantant. Da questa realtà prende spunto la trama di "Café Chantant". Essa si sviluppa appunto intorno alla storia di fame di due coppie di "artisti drammatici" che si ritrovano ad improvvisarsi artisti di café chantant in un caffé-concerto di Pozzuoli. La vicenda dura un giorno, ma Tato Russo dilata lo spazio temporale di questa giornata, riferendola all'intero periodo di quel quindicennio, dalla nascita, allo splendore, alla miseria del café chantant: un lungo giorno  in cui cambia la moda, il gusto, la maniera di pensare della gente. E se l'azione parte dalla crisi del teatro di prosa determinata dall'aggressione del café chantant, termina nella fine quest'ultimo a sua volta stroncato dall'avvento del cinema. Intorno ai quattro protagonisti della storia, si muove una miriade di personaggi, che sono solo macchiette. La regia fonda tutto su questa contrapposizione di stili recitativi e di drammaturgia; da una parte il linguaggio di commedia che sarà di Eduardo, dall'altra quello da farsa che è tipico di Scarpetta. Da una parte un Felice, personaggio nel vero senso della parola; dall'altra il mondo delle caricature, dei trucchi, delle esagerazioni. Tato Russo continua così nella linea tracciata dai suoi spettacoli precedenti proponendo uno Scarpetta diverso, più vicino ai classici nelle linee di una direzione personale di fare teatro, laddove ogni intuizione critica non si propone mai come fine a se stessa ma sottostà invece ad un piano organico di messa in scena, in cui ogni elemento concorre in giusta proporzione con gli altri. Questo spettacolo, si presenta ancor più ricco di trovate, di colori, di contenuti; un vero fuoco di fila affidato alla grande bravura di tutti gli interpreti. 

CAMILLO BERTUCCI

 

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