Carmen (1980) Viorica Cortez – Veriano Luchetti

Arena di Verona presenta:

Carmen (1980)

Opera in quattro atti di Henry Meilhac e Ludovic Halevy tratta dalla novella di Prosper Mérimée. Edizione in lingua originale francese. Musica di Georges Bizet

  • Interpreti principali: Viorica Cortez (Carmen) Veriano Luchetti (Don José) Nicola Ghiuselev (Escamillo) Mietta Sighele (Micaela). Primo ballerino: Amedeo Amodio
  • Maestro Concertatore: Michel Plasson
  • Regia: Jean Claude Riber
  • Maestro del coro: Corrado Mirandola
  • Coreografie: Amedeo Amodio
  • Scene e Costumi: Aligi Sassu

 

Fotografie 

Link Wikipedia

  • 1. Cortez 2. Luchetti 3. Sighele 4. Ghiuselev 5. Amodio 6. Plasson 7. Riber
Programma di sala (pagine 120)
  • Le ragioni di una scelta (Giuseppe Brugnoli)
  • Note del regista
  • Sassu e la Carmen (Aligi Sassu)
  • La Stagione Lirica 1980
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie

Note del regista

A distanza di tempo, possiamo immaginare solo imperfettamente quale immenso cataclisma provocò nel 1875, per il teatro musicale l'apparizione di Carmen, rispetto ai personaggi femminili del repertorio del 19mo secolo. Le eroine stilizzate di Wagner costituiscono un caso particolare, i loro stessi amori determinano solamente la sublimazione di una idea metafisica. Anche il personaggio «"occoco déclinant" di Manon è un'eccezione, rimangono dunque per commuovere nell'ultimo atto, in modo vellutato e nobile, i cuori della borghesia sui loro rispettivi destini tutte le Elvire, Norma, Favorite, Anna Boleyn e fino alla Traviata. Il20mo secolo ha cambiato radicalmente la nostra ottica per quel che riguarda la rappresentazione scenica di istinti e sessualità eccessive. Un personaggio come Carmen finisce per essere relativamente saggio se paragonato agli eccessi di una Salomè o di una Elektra e se misurato alle potenze distruttrici del "principio femminile" incarnato da Lulu. Pertanto Carmen continua ad occupare un posto a parte in questa galleria di donne fatali, posto che le conferisce una freschezza atemporale, perché è esente da ogni perversità. Carmen è una primaria, non smentisce mai la sua natura, è senza rotture, senza divisioni e non offre neanche la possibilità di una corruzione. E in questo spirito che l'espressione di Nietzsche: "Al di là del Bene e del Male" si applica perfettamente a Carmen. Evitiamo però di trasformare l'eroina in un esempio filosofico e di annegarla nella psicologia. Arriveremo solamente ad alterarne l'immagine superficiale, ma non il suo carattere sostanziale. Carmen non incarna le forze perverse ma un essere primario e sovranamente naturale, quanto può esseri o un essere umano fino a quando è svincolato dalla paura ed è al riparo da ogni concessione. Le docili e convenzionali librettiste hanno fatto tanta fatica per inserire il racconto violento di Merimée nello stampo della convenzionale opera del 19mo secolo, e a tracciare "au pochoir" della tradizione le protagoniste dell'azione. Geniale, realmente geniale rimane la concezione musicale di Bizet. L'eroina è circondata da una tensione quasi-elettrica, da una specie di campo magnetico ritmico e strumentale (malgrado la convenzionale opera comica del 19mo secolo). Non appena è in scena Carmen galvanizza l'azione. Ultima caratteristica sorprendente di un'opera straordinaria, una Spagna di pura fantasia musicale riesce a conferire drammaticamente ad un unico personaggio- Carmen- un'assoluta realtà.

JEAN CLAUDE RIBER

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