Cavalleria rusticana (1968) Amedeo Zambon – Marcella De Osma – Carlo Meliciani

Teatro Petruzzelli di Bari presenta:

Cavalleria rusticana (1968)

Un atto. Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci - Musica di Pietro Mascagni

  • Interpreti: Amedeo Zambon (Turiddo) Marcella De Osma (Santuzza) Carlo Meliciani (Alfio) Nicla Cilenti (Lola) Luciana Palombi (Lucia)
  • Maestro Concertatore: Vincenzo Marini
  • Regia: Anna Maria Vallin
  • Maestro del coro: Giuseppe Giardina
  • Scene: Ercole Sormani
  • Costumi: Jolanda Gaioni

 

Fotografie 

1. Zambon 2. De Osma 3. Meliciani 4. Marini 5. Vallin 6. Giardina

Programma di sala (pagine 64)
  • Una tradizione tenuta viva dal popolo (Angelo Marino)
  • La stagione del rilancio (Franco Chicco)
  • La stagione lirica
  • Il cast - La vicenda - Fotografie
  • Nella serata anche l'opera "Gianni Schicci"
La vicenda

In un paese della Sicilia, il giorno di Pasqua. Turiddu, il figlio di Mamma Lucia, padrona dell'osteria presso la chiesa, di ritorno da soldato si è innamorato della moglie del carrettiere Alfio, Lola, e per lei è deciso ad abbandonare Santuzza che, con la promessa di sposarla, aveva sedotto prima di partire per il servizio militare. Santuzza soffre dell'onore perduto e del tradimento, prega Mamma Lucia d'intercedere presso Turiddu ma ne ottiene risposte evasive, affronta per un ultimo colloquio Turiddu, il quale si mostra infastidito della sua gelosia e spavaldamente la respinge. Santuzza umiliata  e offesa giura vendetta. Infatti, incontrato compar Alfio, gli rivela la tresca di Lola con Turiddu, ma subito è atterrita delle sue proprie parole, cariche, ora se ne rende conto, di funeste conseguenze. Si raccoglie intanto sulla piazza una folla festosa uscita dalla messa pasquale. Alfio cerca l'occasione per provocare il rivale e questi incauto gliela offre invitandolo a bere e ricevendone un secco rifiuto. I due si azzuffano rabbiosamente c si mordono all'orecchio. È il segnale del duello rusticano. In preda a un luttuoso presentimento Turiddu si congeda dalla madre raccomandandole, s'egli non tornasse, di aver cura di Santuzza, alla quale è pentito d'aver fatto tanto male. Raggiunge Alfio dietro l'orto, dove si batteranno a coltello. Una calma sinistra scende sul paese. Un attimo dopo il grido di una popolana annunzierà il tragico esito della sfida: "Hanno ammazzato compare Turiddu".

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