Chi vosa pusè la vacca l’é sua (1970) – Compagnia “I Legnanesi”

La Compagnia I Legnanesi presenta:

Chi vosa pusè la vacca l'é sua (1970)

Novità assoluta in due tempi di Felice Musazzi

  • Interpreti: Felice Musazzi, Tony Barlocco, Carletto Oldrini, Renato Lombardi, Ciro e la Compagnia de I LEGNANESI
  • Musiche: Fanciulli Coreografie: Tony Barlocco Scene: Walter Pace Costumi: Nino Della Bianca Regia: Felice Musazzi

 

 

Fotografie 

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1. Musazzi 2. Barlocco 3. Oldrini 4. Lombardi 5. Fanciulli  -  Foto di scena

Programma di sala (pagine 24)
  • Chi sono i Legnanesi? (Gianni Clerici)
  • Galleria storica dei 21 anni della Compagnia
  • Il programma
  • Fotografie
Chi sono i Legnanesi? 

Chi sono i Legnanesi? “Il solo complesso brechtiano esistente in Italia” ha scritto Alberto Arbasino. Ma se ne sono poi accorti, loro? Secondo Carlo Terron, no: “Sono più bravi di quanto non sappiano”. Hanno ragione questi critici, e ha ragione una frangia della stampa ben pensante, che li ha svillaneggiati chiamandoli “provinciali di cattivo gusto” o addirittura “ambigui personaggi?” E’ il pubblico che ha risposto a questi interrogativi, dando ragione ai legnanesi, e ai loro pochi tifosi letterati: Flaiano, Mario Soldati. Da 21 anni lo spettatore lombardo - che paga il biglietto - riempie le sale degli oratori, dei cinema rionali e su su sino agli esauriti dell’anno scorso all’Odeon. In Teresa Colombo e nella figlia Mabilia, i più colti hanno ritrovato il divertimento di letture quali la Ninetta del Verzee o l’Adalgisa; o più semplicemente i toni, i tic di vecchie vicine dirupate quanto i ballatoi delle loro case popolari. Nelle vicissitudini della famiglia Colombo, nei battesimi matrimoni funerali dei coinquilini, delle comari amiche-nemiche, il pubblico ha riconosciuto i caratteri di una Lombardia che, nel momento in cui scompare, viene riaffermata, reinventata con furibonda vitalità paesana. Lo spettacolo al quale si assiste ogni anno è sempre lo stesso, cambiano – in fondo – soltanto i testi. I legnanesi, immersi sino al collo nel doppio impegno di probi lavoratori e frenetici attori, tengono botta, non fanno a tempo a spogliarsi delle parrucche per infilarsi nei doppiopetti dell’ufficio o nelle tute della fabbrica. La confusione – sulla scena e nel loro mondo – è tale che c’è da domandarsi se questa sia autentica finzione teatrale o un irripetibile spaccato di vita autentica. Quante altre volte un simile fenomeno accade sulle nostre scene?

GIANNI CLERICI

 

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