Comoedia 1920 Numero 02 – Silvio Zambaldi – Armando Falconi – Dora Menichelli

25 Gennaio 1920 - Anno II - Numero 2

COMOEDIA

Fascicolo periodico di commedie e di vita teatrale - Direttore amministrativo Eugenio Gandolfi - Casa Editrice Italia (Milano)

  • In questo numero:
  • LA CANZONE DI ROLANDO il testo completo del dramma in tre atti di Silvio Zambaldi e Armando Falconi rappresentato la prima volta al Teatro Carignano di Torino il 5 febbraio 1918 dalla Compagnia Falconi - Zambaldi/Falconi (Cenno biografico) - Dora Migliari Menichelli (Medaglione) - Rassegna teatrale (di Gino Rocca )

 

Articoli: Zambaldi e Falconi (Cenno biografico) - Dora Migliari Menichelli (Medaglione)

Silvio Zambaldi e Armando Falconi sono della stessa età, salvo sei mesi di differenza a vantaggio del secondo. Da ragazzotti si dice - e bisogna rispettare le opinioni – fossero due pessimi soggetti, il primo come studente, l'altro come impiegato. Forse perché non avevano ancora trovato la loro strada, benché s'incontrassero di frequente con le mani nelle rispettive tasche per colmare il vuoto delle medesime. -

Che c'è di nuovo? - Niente. - Che idee hai? - Nessuna.

Erano entrambi d'una grande sincerità; non avevano nessuna idea né per il presente né per l'avvenire. Le idee sono venute dopo, molto dopo l'età della ragione che resta stabilita a sette anni. Tutti e due sani forti e robusti, tanto robusti che, specialmente nella seconda quindicina del mese, l'appetito diventava la maggior preoccupazione, avevano però delle risorse geniali che modestamente non vogliono qui illustrate. Sui vent'anni il loro orizzonte cominciò a rischiararsi, Armando mettendosi a calcare le orme paterne, lo Zambaldi dedicandosi pure risolutamente a fare del teatro. Quale dei due abbia avuto più buon naso non è qui il momento di giudicare. Quando s'incontravano erano le stesse domande:

Che c'è di nuovo? Si va avanti? Che idee hai. Molte e qualcuna buona.

Tuttavia le preoccupazioni continuavano, tanto che i primi diritti d'autore del commediografo si risolvettero in un invito a pranzo da parte del capocomico, e la paga non bastava all'attore per permettersi il lusso di due paia di scarpe. Ma tutti e due avevano già sentito il solletico dell'applauso del pubblico e non ci sarebbe più stato modo di tirarli indietro. Passarono gli anni - non pochi purtroppo! - prima che la loro consistenza prendesse credito; ma ora sono già a buon punto e non è detto che ci si fermino. E come allo Zambaldi, a furia di scrivere commedie è venuto l'uzzolo di dirigere una compagnia drammatica di non inonorata memoria, cosi ad Armando, a furia di recitare e di dirigere, è saltato l'estro di scrivere commedie. Non ricordiamo bene se già pronta nel suo cassetto o nel suo cervello, egli vagheggia di metterne in scena un' altra dal titolo “Un bravo ragazzo” e crediamo che parli di se stesso. Ma se ne riparlerà a suo tempo, perchè Armando come autore è d'una riserbatezza straordinaria; non sembra più l'attore che è diventato il beniamino del pubblico. A un nuovo incontro eccoli ancora a chiedersi: -

Che c'è di nuovo? – - Ma! Avrei… - Un' idea? - Sì. - Fuori l'idea.

E Armando racconta all' amico d'esser assillato dal desiderio di riprodurre sulla scena un personaggio che per il suo ingegno. per le sue stranezze e per la sua rude bontà fu caro a molti, e specialmente ai giovini attori che raccoglieva di notte intorno al suo tavolino in un caffeuccio di Venezia; per non far nomi, il conte Luigi Sugana. - Magnifico tipo! - Che io interpreterei magnificamente. - Ma intorno all' osso ci vuole anche la polpa. - La polpa la si prende a prestito. - E un'operazione a cui, fortunatamente, abbiamo potuto rinunciare da parecchio tempo. - Non importa, si prende a prestito dalla fantasia, gli s'inventa per esempio una amante - ne avrà pur avute! - gli si appiccica un figlio o una figlia... Meglio una figlia, lo si fa incontrare con questa in condizioni drammatiche e lo si fa morire. - Addirittura? - Là, una bella morte d'effetto! Perchè, se finora ho fatto ridere, voglio mostrare che so anche far piangere. Cosi è venuto fuori il dramma edito in questo fascicolo, e Armando Falconi vi ha ottenuto un successo e mezzo: uno come attore e mezzo come autore, perchè l'altra metà spetta di diritto al suo valido collaboratore. Ed è veramente il caso di dire che ciascuno è stato interprete dell'altro, tanto che c'è da augurarsi che la collaborazione continui, perchè tutti e due oggi, che non sono più ragazzi, sono diventati due bravi ragazzi che si comprendono per essersi ben conosciuti sin dall'inizio.

DORA MIGLIARI MENICHELLI E' l'interprete di “Flora” nel dramma che pubblichiamo in questo fascicolo, e cimentandosi in tale parte ha definitivamente assunto il ruolo di prima attrice giovine nella Compagnia Di Lorenzo - Falconi. Ancor giovanissima, dotata d'un bel visetto espressivo, d'una graziosa figurina e di freschissima voce, piena di brio e di vivacità, Dora Migliari Menichelli ha, come pochissime, tutti i requisiti per il ruolo che oggi le spetta e nel quale ha subito saputo conquistarsi l'attenzione e le simpatie del pubblico. Figlia d'arte, essa è istintivamente padrona della scena; e la sua grande passione, la sua pronta intelligenza accoppiata allo studio perseverante e coscienzioso, con la sapiente guida di Tina Di Lorenzo e di Armando Falconi, le promettono il più lieto avvenire. La parte di Flora, fatta di monelleria e d'asprezza, dev'essere sorretta da molta misura ed è la prova di saggio per un'attrice; Dora Migliari Menichelli, che pure intende di dedicarsi pel suo temperamento più specialmente al repertorio comico e sentimentale, l'ha superata con effetto immediato e vi ottiene ogni volta i meritati e reiterati applausi del pubblico.

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