Comoedia 1920 Numero 19 – Lorenzo Ruggi – Ermete Zacconi

10 Ottobre 1920 - Anno II - Numero 19

COMOEDIA

Fascicolo periodico di commedie e di vita teatrale - Direttore amministrativo Eugenio Gandolfi - Casa Editrice Italia (Milano)

  • In questo numero:
  • MEZZALANA il testo completo della commedia drammatica in tre atti di Lorenzo Ruggi rappresentata per la prima volta al Teatro Comunale di Bologna il 9 giugno 1920 dalla Compagnia di Ermete Zacconi - Lorenzo Ruggi (Cenno biografico) - Ermete Zacconi (Medaglione) - Rassegna teatrale (di Gino Rocca )

 

Articoli:Lorenzo Ruggi (Cenno biografico) - Ermete Zacconi (Medaglione)

LORENZO RUGGI  nato a Bologna trentasei anni fa. S'accorse prestissimo di saper scrivere dialogo “Vittime del passato”, commedia scritta quando ancora frequentava il Liceo, gli fu messa in scena da Zacconi che gli procurò dovunque un successo caloroso. Da quel momento, può dirsi che Zacconi fu il suo interprete preferito; preferenza reciproca, perchè Zacconi giudicò sempre Ruggi fra gli Autori più quadrati e promettenti e mai gli rifiutò una commedia. Oltre a quella prima, cui fecero seguito ”Sotto il giogo”, “Dopo il sì”, “A vita”, Ermete Zacconi gli mise in scena successivamente ”Cravatta nera”, passata poscia al Repertorio del Gran Guignol e “Il cuore e il mondo”, lavoro che Zacconi, già da parecchi anni, conserva nel suo repertorio. Questa commedia raccolse consensi unanimi ed è forse quella che dà la misura e le caratteristiche più ferme delle attitudini del suo autore. Piacque a D'Annunzio che la trovò tipica e, d'iniziativa sua, la mandò a Berthe Bady, l'interprete del suo “Chèvrefeuille” e delle opere di Bataille, perchè, tradotta in francese, la rappresentasse a Parigi. Ciò che avvenne nel 1917 dove assai piacque e fu replicata per oltre cinquanta sere. Altro lavoro drammatico che valse ad affermarlo è ”La figlia” che, messa in scena da Talli, tenne per parecchio tempo il cartellone del Manzoni. Successivamente scrisse il “Prometeo”, l'ultima commedia nuova che Lyda Borelli rappresentò prima di lasciare le scene, ed ora ha scritto il “Mezzalana”. È piacevole scrittore anche di novelle e racconti dove si mostra osservatore acuto e concettoso come nelle sue commedie. Indice di temperamento è lo sforzo che dovunque pone per attuare questo suo programma: “Scrivere delle commedie semplici che nel medesimo tempo siano - sono parole sue - specchio di vita rinata e significhino qualche cosa”.

ERMETE ZACCONI nato a Montecchio (Reggio Emilia) da Giuseppe e Lucia Zacconi entrambi attori comici. Dopo avere vissuti i primi anni col padre, recitando nei piccoli Teatri di Provincia, passò di compagnia in compagnia, coprendo i ruoli più disparati; ciò mise il giovane Artista nell'occasione di conoscersi e di misurare la versatilità del proprio temperamento. Fu due anni con Emanuel, tre con Cesare Rossi, uno con Marini e qualche altro con Pilotto. Morto quest'ultimo, condusse Compagnia da solo. Zacconi è fra noi, senza dubbio, il più grande artista drammatico vivente. Ad affermarlo, non si fa torto a nessuno, perchè i suoi stessi compagni d'Arte ne convengono: rara affermazione di unanimità di consensi, che ben pochi uomini celebri ottennero nella vita. La sua biografia e sopratutto l'indicazione, anche sintetica, delle sue benemerenze in arte, non si può dare in una pagina. Di lui, delle sue interpretazioni principali si scrissero libri e monografie (vedi Rasi “I Comici Italiani” - Bracco “Fra le arti e gli Artisti”. Zacconi, nella esplicazione della sua Arte, ebbe, quasi istintivamente, un suo programma, che seguì con pertinacia e probità ammirevoli. Prima di cercare le parti, cercò le opere. Non fu tentato quasi mai da una bella parte se non fosse emergente in un'opera di per sé significativa od oltremodo caratteristica. Tranne qualche inevitabile eccezione tutto il suo repertorio sta a dimostrarlo, fatto com'è di lavori pensosi e pieni di succo. A lui si deve l'importazione del Teatro Nordico Tedesco e Russo: di Ibsen, di Hautpmann, di Molnar, di Tolstoi, di Turghenieff, dei quali rappresentò lavori, per il momento in cui furono dati, audacissimi e che poi ebbero tanta influenza sulla letteratura teatrale contemporanea. A taluni scrittori stranieri egli creò una notorietà così spiccata in Italia, da superare quella che gli stessi avevano raggiunto nelle loro rispettive Patrie. Appoggiò del pari gli Autori Italiani, anche ai primi albori della loro fama e della loro fortuna, quando cioè non erano ancora divenuti, come si dice adesso “dei valori commerciali”. Ciò accadde per Bracco, per Giacosa, per Rovetta, per Bovio, per tanti altri. Circostanza che sta a dimostrare la sicurezza del suo intuito, l'amore suo disinteressato per l'Arte. Tutte le audacie, purché racchiudessero un pensiero veramente originale o una corrente nuova d'idee, gli piacquero, lo interessarono, ebbero l'appoggio suo. Zacconi prima di essere un grande Artista, è un uomo di grande ingegno. I lavori del suo repertorio attuale più notevoli sono i seguenti: “Lorenzaccio”, “Anime solitarie”, “Spettri”, “Il diavolo”, “Pane altrui”, “Nuovo idolo”, “Il Cardinale Lambertini”, “I disonesti”, “Il cuore e il mondo”, “Il Brutto e le Belle”, “Bisbetica domata”, “L’amico delle donne”, ed ora anche “Mezzalana”.

 

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