Comoedia 1922 Numero 17 – “Zio Giovanni” Anton Cécof

5 Settembre 1922 - Anno IV - Numero 17

COMOEDIA

Periodico di commedie e di vita teatrale - Edizioni A. Mondadori (Milano)

  • In questo numero:
  • ZIO GIOVANNI il testo completo delle scene della vita di campagna in Russia in quattro atti di Anton Cécof, rappresentato la prima volta al Teatro Niccolini di Firenze il 3 maggio 1922 dalla Compagnia Drammatica diretta da U. Palmarini - La farfalla bianca (di Luigi Chiarelli) - Corriere parigino - Gli avvenimenti illustrati - Notiziario... 

 

ZIO GIOVANNI di Anton Cécof

Traduzione dal russo di Odoardo Campa

Personaggi: ALESSANDRO SEREBRIAKOFF, professore giubilato - ELENA, sua moglie di anni 27 - SOFIA (Sonia), figlia di primo letto del professore - La signora MARIA, vedova d'un consigliere segreto, madre della prima moglie del professore - GIOVANNI (Vania), figlio del precedente - MICHELE ASTROF, medico - ELIA TELIEGHIN (Vaflia), ex possidente - MARINA, vecchia balia - UN SERVO

 
L'azione ha luogo in un piccolo possesso di Serebriakoff - intorno al 1896 
ATTO PRIMO
Un giardino. Si vede una parte della casa con una veranda. Nel viale, sotto un vecchio platano una tavola apparecchiata per il tè. Panche, seggiole; su una panca una chitarra. Presso alla tavola un'altalena. Sono le tre di un pomerivggio alquanto fosco.
Marina vecchietta corpulenta, lenta nei gesti siede presso il samovar facendo la calza e Astrof le si muove intorno.
MARINA - (riempiendo un bicchiere) Bevi, padrino.
ASTROF - (prende il bicchiere svogliatamente) Ho poca voglia.
MARINA - Forse un bicchierino?
ASTROF - No. Non ne bevo mica tutti i giorni. E poi si soffoca (pausa). Balia, quanto tempo è che ci conosciamo?
MARINA - (riflettendo) Quanto? Aspetta fammi ricordare... Tu sei venuto qui, da queste parti... quand'era ancora viva la signora Vera, la mamma di Sonia. Due inverni al tempo suo sei venuto da noi... Dunque, vuol dire, che sono passati undici anni (dopo aver riflettuto). E forse anche di più...
ASTROF - Sono molto cambiato?
MARINA - Molto. Allora eri giovane, bello; ora sei invecchiato. Non è più la stessa bellezza. Bisogna anche dire che bevi.
ASTROF - Già... In dieci anni sono diventato un altro. E quale n'è la causa? Il troppo lavoro, balia. Dal mattino alla sera sempre in piedi. Durante tutto questo tempo, da quando ci conosciamo, io non ho avuto una sola giornata di libertà. Come non invecchiare? Già, e la mia vita è noiosa, stupida... Sei circondato solamente da originali, esclusivamente da originali; dopo aver vissuto due o tre anni in mezzo a loro, senza che te ne accorgi, diventi tu stesso un originale. E' un destino inevitabile (arricciandosi i lunghi baffi) Io sono divenuto un originale, balia... Rimbecillito ancora no sono grazie a Dio, il cervello è a posto, ma i sensi si sono alquanto indeboliti. Io non desidero nulla, non ho bisogno di nulla, e non voglio bene a nessuno... Ecco, forse voglio bene soltanto a te (la bacia sul capo) Ho avuto anch'io una balia come te.
MARINA - Vuoi mangiare qualcosa?
ASTROF - No.
Entra Giovanni. Ha dormito dopo colazione e appare con gli abiti tutti spiegazzati; si siede su una panca, e si ricompone la cravatta elegante.
GIOVANNI -  Già...  (pausa) Già...
ASTROF - hai dormito bene?
GIOVANNI - Si... benissimo... 
...

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