Eracle (1958) Elisabeth Schwarzkopf – Franco Corelli

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Eracle (1958)

Dramma musicale in tre atti di Thomas Broughton. Versione ritmica di Giulio Cogni. Musica di Georg Friedrich Haendel

  • Interpreti principali: Elisabeth Schwarzkopf (Jole) Franco Corelli (Illo) Jerome Hines (Eracle) Fedora Barbieri (Deiamira) Ettore Bastianini (Lica)
  • Maestro Concertatore: Lovro von Matatic
  • Regia: Herbert Graf
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Scene e costumi: Piero Zuffi
  • Direttore allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 30)
  • I personaggi Classici nella versione barocca di Haendel (G. Barblan)
  • Argomento
  • Interpreti
  • Bozzetti scene
  • Fotografie
L'Argomento

ATTO PRIMO. L'azione si svolge a Trachine in Tessaglia. Eracle è lontano per le sue fatiche e Deianira, sua sposa, ne piange il destino. Lica invoca la protezione del cielo sull'eroe. Ma il figlio Illo racconta come, per conoscere la sorte del padre, abbia fatto fare un sacrificio agli dei: e questo si sia concluso con oscure parole del sacerdote ispirato, che ha visto in rapimento "l'eroe giacer che morto appare - e sopra il ciglio d'Eta fiammeggiare". Deianira a tali detti si dispera. Illo le promette che si recherà per il mondo alla ricerca d'Eracle. Ma di lì a poco, in un tempo idealmente successivo, Lica riappare annunciando che Eracle è vivo, ed anzi sta tornando vincitore con grande stuolo di prigionieri fra cui un sole di bellezza, la figlia stessa dell'ucciso re d'Ecalia, Jole, verso cui Illo avverte subito un senso di pietà. Ed ecco arrivare il triste corteo delle derelitte vergini d'Ecalia, con la loro principessa, Jole, invocanti invano la perduta libertà. Alla testa della festosa marcia è Eracle, il cui trionfo tuttavia è rattristato dalla vista della bellissima principessa, che egli cerca invano di consolare. Comunque va trionfante incontro all'amore di Deianira. Un coro festante conclude l'atto.

ATTO SECONDO. Jole, in mezzo alle sue ancelle, continua a disperarsi del suo stato. Sopraggiunge Deianira che, avendo udito false voci di un amore segreto fra Eracle e la prigioniera, ha già nel cuore il morso della gelosia, e prende a male le frasi della fanciulla che, sorpresa, tenta di convincerla tuttavia dell'errore dei suoi sospetti. Ma essa inveisce contro di lei e contro Eracle, rivelandone anche a Lica le pretese mene. Jole protesta amaramente la sua innocenza. In una successiva scena Ill0 svela il suo amore nascente a Jole, che però, quasi indignata, lo respinge. Succede poi uno scontro fra Deianira ed Eracle. Deianira lo insulta violentemente: egli dapprima non comprende, poi, intendendo le parole di lei, che lo irridono perché si sarebbe fatto schiavo di una femminuccia, reagisce definendo l'accusa una pura calunnia, e si allontana sdegnoso verso l'altare, ove di lì a poco si inizieranno i riti celebrativi. È allora che Deianira concepisce il suo piano tristamente famoso. Invierà a lui una veste tinta del sangue del centauro Nesso, che questi le lasciò in dono quando venne ucciso per gelosia da Eracle al guado del fiume Eveno. Nel consegnargliela in retaggio esso le aveva astutamente detto che il tessuto aveva un'arcana virtù di infiammare lo spento amore. Questa pare dunque l'occasione buona. Non le resta che chiamare Lica, inviando per lui ad Eracle l'indumento quale dono di riconciliazione. E Lica si affretta a compiere la missione, lietissimo di rendere così un servigio alla regina e all'eroe. Deianira è ormai così sicura del fatto suo che, rasserenata, perdona o finge di perdonare persino a Jole, la quale ne ha l'animo tutto sollevato.

ATTO TERZO. Ma la tragedia è ormai in atto. Lica sopraggiunge disperato. Ercole si è coperto del velo nell'atto di sacrificare agli dei: e d'un tratto le sue membra sono state percorse da un ardore sinistro, prodottto da un veleno che lo sta consumando con morsi infuocati. Quando l'eroe, infuriato, ha gettato via la veste, addirittura ha strappato con essa brandelli della sua propria carne. L'orrendo effetto della gelosia di Deianira è ormai chiaro, e precipita i trachini nella disperazione.  Il quadro si sposta sulla visione di Eracle furente. L'eroe si dibatte fra orrendi spasimi, e, consapevole ormai della sua fine, prega Dio di farlo condurre, finché avrà respiro, sulla cima più eccelsa dell'Eta; là accenderà una pira, ve lo deporrà, ed egli così salirà ardendo su per l'etere agli dei. Deianira, pazza per l'inganno orrendo di cui è stata vittima, non sa più dove fuggire e invoca le Erinni sul suo capo, maledicendo Jole, che sopraggiunge, quale artefice inconsapevole della disgrazia spaventosa. Ma una trascendentale serenità non tarda a diradare le ombre fosche della disperata scena. Arriva il sacerdote di Zeus, annunciando che lo spirito di Eracle è salito ormai all'Olimpo, dove è stato accolto nei cori degli dei eternamente festanti. Una voce infatti si è levata nei recessi del bosco fra le cime dell'Eta, dove la pira consuma il corpo dell'eroe: era l'oracolo di Zeus che diceva l'alto Fato: "La mortal parte la fiamma divora. - Ma l'immortale nell'Olimpo sale - a dimorarvi eterna con gli dei". Deianira allora non sa più se dibattersi fra il pianto o la gioia. D'altronde il sacerdote annuncia a Jole che il volere di Zeus è che essa sposi Illo; e Jole volentieri acconsente al desiderio divino abbracciando il giovane principe. Un coro festante conclude l'opera, celebrando Eracle quale eroe liberatore del mondo dall'oppressione e dalla schiavitù.

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