Faust (1949) Francesco Albanese – Renata Tebaldi

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Faust (1949)

Dramma lirico in quattro atti di Jules Barbier e Michel Carrè. Traduzione di A. De Lauzières. Musica di Charles Gounod

  • Interpreti: Francesco Albanese (Faust) Renata Tebaldi (Margherita) Cesare Siepi (Mefistofile) Enzo Mascherini (Valentino) Enrico Campi (Wagner) Silvana Zanolli (Siebel) Ebe Ticozzi (Marta)
  • Maestro Concertatore: Antonino Votto
  • Regia: Mario Frigerio
  • Maestro del coro: Vittore Veneziani
  • Bozzetti: Alessandro Benois
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

Link Wikipedia

1. Albanese 2. Tebaldi 3. Siepi 4. Mascherini 5. Votto 6. Frigerio 7. Veneziani

Programma di sala (pagine 20)
  • Lirismo del "faust" di Gounod (Gian Galeazzo Severi)
  • Bozzetti delle scene
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie

L'argomento

PRIMO ATTO - PRIMO QUADRO. - Faust medita nel suo studio sulla vanità della scienza e sulla brevità della vita: deciso a morire, versa un veleno in una tazza; ma lo distrae prima un lieto canto di giovinette, poi un altro di lavoratori. Quelle voci della gioia umana lo irritano ed egli invoca Satana. Ecco presentarsi Mefistofele che gli chiede che cosa desidera: riavere la giovinezza, vorrebbe il vegliardo. L'avrà, purchè firmi un patto con il quale vende l'anima al diavolo. E poichè esita, Mefistofele evoca la visione di Margherita. Faust firma, poi beve il liquido della tazza, che non è più veleno, e d'incanto si trasforma in giovane cavaliere.

SECONDO QUADRO - La fiera alle porte della città: tra la folla festante nella nella quale è mescolato il fratello di Margherita, Valentino, in procinto di partire per la guerra, compare Mefistofele, che intona un inno al dio dell'oro, predice il futuro ai presenti, poi fa magicamente zampillare vino e brinda a Margherita. Gli studenti sfoderano le spade per difendere l'onore della fanciulla ma le spade si spezzano e allora essi fanno indietreggiare Mefistofele mostrandogli le else a modo di croci. Faust è impaziente di vedere Margherita, Mefistofele gliela mostra, allontanando Siebel suo innamorato. Inutilmente Faust le offre il braccio: Margherita si allontana. La folla danza.

SECONDO ATTO - Nel giardino di Margherita Siebel coglie per la fanciulla fiori che avvizziscono appena toccati: soltanto l'acqua benedetta impedisce il sortilegio. Appare Faust con Mefistofele, e Siebel se ne va dopo aver deposto un mazzo di fiori alla porta. Mefistofele lascia per un momento Faust, che è ormai tutto preso  d'amore, ritorna con un cofanetto di gioielli e lo colloca sulla soglia della casa. Margherita giunge cantando e, visti i gioielli, non sa vincere la tentazione di adornarsene. L'amica Marta la consiglia a tenerseli. Faust e Mefistofele si fanno avanti e si accompagnano a loro corteggiandole. Faust resta solo con Margherita che prima tenta di resistergli ma si abbandona infine al suo ardore e gli dà convegno per l'indomani. Poi rincasa e s'affaccia alla finestra. Faust l'abbraccia, mentre Mefistofile intanto ricomparso, è soddisfatto che la perdizione della fanciulla sia compiuta.

TERZO ATTO - PRIMO QUADRO - Margherita, abbandonata da Faust, entra in chiesa per pregare. Mentre è inginocchiata, Mefistofele le appare, le sussurra che le preghiere sono vane, le dice che ormai è dannata.

SECONDO QUADRO - Valentino, tornato dalla guerra, si avvia per rivedere la sorella invano trattenuto da Siebel che vorrebbe evitargli d'apprendere che essa è stata sedotta. Mefistofele, sempre accompagnato da Faust, fa una serenata. Valentino capisce che il canto è rivolto a Margherita e che uno dei due è il seduttore. Nel duello che segue Mefistofele vince. Accorre, con altra gente, Margherita. Valentino muore maledicendola.

QUARTO ATTO - Margherita, accusata d'infanticidio, è in carcere. Sarà giustiziata all'alba. Faust, cui Mefistofele apre il carcere, viene per salvarla. Essa sembra lieta di rivederlo e, vaneggiando, rivive i tempi felici del loro amore. Mefistofele è impaziente; Margherita però non vuol seguire l'amante: vuole espiare, si prostra a pregare, fissa con occhi smarriti Faust e cade morta. Mefistofele esulta credendola dannata ma una voce dall'alto la proclama redenta. Le mura si aprono. L'anima libera sale in Cielo.

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