Gianni Schicchi (1968) Fernando Corena – Mafalda Masini

Teatro Petruzzelli di Bari presenta:

Gianni Schicchi (1968)

Un atto. Libretto di Giovacchino Forzano. Musica di Giacono Puccini

  • Interpreti principali: Fernando Corena (Schicchi) Mafalda Masini (Zita) Giorgio Grimaldi (Rinuccio) Marco (Silvio Maionica) Gherardo (Raimondo Botteghelli)
  • Maestro Concertatore: Nino Verchi
  • Regia: Carlo A. Azzolini
  • Scene: Ercole Sormani
  • Costumi: Jolanda Gaioni

 

Fotografie 

1. Corena 2. Masini 3. Grimaldi 4. Verchi 5. Azzolini

Programma di sala (pagine 64)
  • Una tradizione tenuta viva dal popolo (Angelo Marino)
  • La stagione del rilancio (Franco Chicco)
  • La stagione lirica
  • Il cast - La vicenda - Fotografie
  • Nella serata anche l'opera "Cavalleria rusticana"

La vicenda - Libretto
Atto unico - L'azione si svsolge in Firenze, verso la fine del 1200. Buoso Donati vecchio e ricco possidente, giace sul letto di morte, circondato dai, parenti in lacrime. Ma questi - in realtà. - sembrano preoccupati anche dt trovare il testamento: corre voce clte il defunto abbia lasciato tutte le sue sostanze al convento dei fratri di Signa. Trovato infatti il  testamento, hanno l'amara sorpresa di constatare che le voci corrispondono alla realtà. Come fare? Rinuccio, nipote del morto, suggerisce di chiamare l'astuto Gianni Schicchi, della cui figlia Lauretta è innamorato corrisposto (ma i parenti, ostacolano il fidanzamento, perché - dicono - Gianni Schicchi "viene dalla campagna". Schicchi esamina il testamento e, saputo che nessuno in Firenze conosce ancora, la notizia del decesso di Buoso, pensa di rifare il testamento sostituendolo al morto. Perciò suggerisce di richiamare un medico onde dimostrare che Buoso sta meglio. Ed il medico infatti non si accorge dell'nganno per la bravura con cui Gianni Schicchi ha imitato voci e gesti del defunto. I parenti esultano e in attesa dell'arritvo del notaio, ognuno per proprio conto cerca di ingraziarsi Gianni Schiccchi affinché faccta testamento in proprto favore. Al notaio, il finto Buoso detta un testamento in cui lascia i beni migliori al suo devoto e affezionato amico Gianni Schicchi. I parenti non osano rivelare l'inganno per timore della grave pena a cui la legge fiorentina condanna chi, falsifica un testumento e i suoi complici. Infine Gianni Schicchi si giustifica e dichiara di aver compiuto la frode per amore della figlia la quale felice e "con dote " potrà, sposare Rinuccio. E rivolto al pubblico chiede furbescamente se i quattrini di Buoso Donati  potevano finire "in mano migliore".

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