Harvey (1996) Ugo Pagliai – Paola Gassman

Mario Chiocchio presenta:

Harvey (1996)

Di Mary Coyle Chase

  • Interpreti principali: Ugo Pagliai, Paola Gassman, Flavio Bonacci, Isa Gallinelli, Enrico Dusio, Eleonora Vanni
  • Traduzione: Sergio Jacquier
  • Musiche: Antonio Di Pofi
  • Scene: Luigi Pergo
  • Costumi: Sabrina Cocchio
  • Regia: Piero Maccarinelli

 

Fotografie di Tommaso Le Pera

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Ugo Pagliai - Paola Gassman - Foto di scena

Programma di sala (pagine 20)
  • Un coniglio per amico (P.E. Poesio)
  • Acini di bontà (Achille Fiocco)
  • Note di Regia (Piero Maccarinelli)
  • Harvey (Renato Simoni)
  • Fotografie di Tommaso Le Pera
Un coniglio per amico

Mister Elwood P.Dowd è il protagonista della commedia di Mary Coyle Chase, "Harvey"... (Harvey debuttò a Broadway in piena guerra, nel 1944, e procurò un premio Pulitzer all'autrice). Questo Elwood P. Dowd non è insensibile all'alcool. Non che si sbronzi malamente fino a non connettere più o a compiere atti riprovevoli. No. Ama bere quel tanto che basta per raggiungere un'innocua euforia capace di affievolire i confini tra sogno e realtà. Proprio in questo beato limbo si trovava ElwoQd P. Dowd, la sera in cui rincasando si sentì apostrofare da un gigantesco coniglio bianco che se ne stava appoggiato ad un lampione. Fu quello l'inizio di un'amicizia a tutta prova fra l'uomo e il coniglio subito ribattezzato Harvey. Coniglio raziocinante e parlante, saggissimo, in grado di fare premonizioni utili e di sorprendere, persino, il fluire del tempo. Invisibile a tutti, certo, salvo che a Elwood. Il quale si sente addirittura protetto, consigliato, sostenuto dall'inimitabile - anche se ingombrante - ospite. Il gioco tra la logica corrente e l'evasione nel regno dei sogni, dell'assurdo, dell'irrealtà più poetica- evasione che gli uomini cosiddetti "normali" chiamano con il brutto nome di pazzia- si delinea chiaro fin da questo antefatto: e chiara è anche l'intenzione dell'autrice di dare corda all'occasione di un'ilarità cordiale, generosa, ma non proprio gratuita. Perché se le situazioni in cui si vengono a trovare l'innocente Elwood, un'autentica pasta d'uomo, e coloro che stanno dall'altra parte della barricata -la sorella Veta, la nipotina Myrtle Mae- provocano un vero e proprio carosello di trovate comiche, di paradossali quiproquo, è anche vero che lo spettatore parteggia istintivamente per Elwood invidiandogli quel meraviglioso invisibile amico di pelo bianco, quel "puka" che dice cose bellissime ed esprime giudizi di un raro equilibrio. Il fatto è che nonostante il tentativo di chiudere in una clinica per malattie mentali l'inoffensivo Elwood, tutti quelli che lo avvicinano finiscono con il rimanere contagiati dalla sua felicità. Perché di questo si tratta. Harvey, l'invisibile, onnipresente Harvey, diviene il simbolo di una consolatoria serenità interiore, che la vita vera, la vita vissuta secondo le regole e le convenzioni correnti, non riesce a procurare. Ecco allora anche il luminare della scienza, il principe degli psichiatri, convincersi dell'esistenza di Harvey sino al punto di tentare di sottrarlo a Elwood e servirsene a proprio uso e consumo; ecco allora anche la combattiva sorella e perfino la nipotina brontolona cedono le armi. Meglio avere in casa un sognatore un po' folle che un noioso pedantesco scocciatore. Il passaggio degli anni non ha corroso lo smalto di questo apologo dal sapore a tratti magari asprigno quando mette in frizione la pretesa normalità con la pretesa pazzia... Il testo in sé è ancora piacevolissimo, frizzante, ilare e al tempo stesso venato di una sottile malinconia.

PAOLO EMILIO POESIO da "La Nazione" 22 marzo 1984 

 

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