I Puritani (1971) Salvatore Fisichella – Fiorella Carmen Forti

Teatro dell'Opera di Roma presenta: 

I Puritani (1971)

Melodramma serio in un prologo e tre atti di Carlo Pepoli - Musica di Vincenzo Bellini

  • Interpreti: Salvatore Fisichella (Lord Arturo) Fiorella Carmen Forti (Elvira) Attilio D'Orazi (Sir Riccardo) Paolo Washington (Sir Giorgio) Alfredo Colella (Gualtiero) Mario Ferrara (Sir Bruno) Anita Caminada (Enrichetta)
  • Maestro Concertatore: Armando La Rosa Parodi
  • Regia: Sandro Sequi
  • Maestro del coro: Ugo Catania
  • Scene: Jurgen Henze
  • Costumi: Anna Anni
  • Direttore allestimento: Giovanni Cruciani

 

Fotografie 

Link Wikipedia

  • 1.Fisichella 2.Forti 3.D'Orazi 4.Washington 5.Parodi 6.Sequi
Programma di sala (pagine 60)
  • L'ultimo bel canto (Fedele D'Amico)
  • Bellini sui "Puritani"
  • Interpreti dei Puritani (Giorgio Gaudenzi)
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie
Bellini sui "Puritani

Lettera da Puteaux,  maggio 1834 - dall'Epistolario a cura di Luisa Cambi, ed. Mondadori, 1943)

A CARLO PEPOLI         [maggio] lunedì mattina

Mio caro Carluccio.

I signori di mia casa domani t'aspettano a pranzo. Ti prego di non mancare; l'avrebbero a male essendo la terza volta che m'impongono di invitarti. Non dimenticare portar teco la pièce già abbozzata, per parlare definitivamente del primo atto, il quale, se tu t'armerai di una buona dose di pazienza morale, verrà interessante, magnifica e degna poesia per musica, a dispetto tuo e di tutte le tue assurde regole, tutte buone per far delle chiacchiere, senza mai convincere anima vivente che iniziata sia nella difficile arte di dover far piangere cantando. Se la mia musica sarà bella e l'opera piacerà, tu potrai scrivere un milione di lettere contro l'abbuso dei compositori verso la poesia ecc. che non avrai provato nulla. Fatti e non ciarle di una certa eloquenza verniciata che parlando illudono: al fatto poi tutto se ne andrebbe in brodo lungo. Tu chiamerai il mio ragionare con tutti i titoli che vorrai, non avrai manco provato nulla. Scolpisci nella tua testa a lettere adamantine: Il dramma per musica deve far piangere, inorridire, morire cantando. Difetto il volere condotta eguale a tutti i pezzi, ma necessità che tutti questi sieno di una certa maniera impastati da rendere la musica intellegibile con la loro chiarezza nell'esprimersi, concisa come frappante. Gli artifizi musicali ammazzano l'effetto delle situazioni, peggio gli artifizi poetici in un dramma per musica: poesia e musica, per fare effetto, richiedono naturalezza e niente più: chi sorte di questa è perduto, ed alla fine avrà dato alla luce un'opera pesante e stupida che solo piacerà alla sfera dei pedanti mai al cuore, poeta che riceve alla prima l'impressione delle passioni; e, se il cuore è commosso, s'avrà sempre ragione in faccia a tante e tante parole che non potranno provare un'h. Vuoi capire una volta o no? lo ti prego avanti di cominciare il libro: e sai tu perché io ti dissi che il buon dramma è quello che non ha buon senso? perché conosco appieno che bestia intrattabile è il letterato e com'è assurdo con le sue regole generali di buon senso: ciò che dico, in belle arti, lo prova il fatto, poiché quasi la maggior parte delle vostre celebrità si sono ingannati nell'effetto. Mamiani, l'altro ieri, così parlava l'Alfieri. Dunque pace. Carluccio e Vincenzillo hanno il mandato di farsi onore insieme, e, se tu non credi, io lo vorrei a tutta forza; e se le ispirazioni e la tua docilità non m'abbandoneranno, ho la certezza di provartelo.
Addio, un abbraccio dal tuo incorreggibile Vincenzillo.

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