Il convitato di pietra (1983) Peter Gougaloff – Angelo Romero – Mariana Nicolesco

Teatro alla Scala di Milano presenta alla Piccola Scala Arturo Toscanini: 

Il convitato di pietra (1983)

Opera in tre atti e quattro quadri dal testo di Aleksandr Pushkin - Musica di Aleksandr Sergeevic Dargomyzskij terminata da Cesare Cui

  • Interpreti principali: Peter Gougaloff (Don Giovanni) Angelo Romero (Leporello) Mariana Nicolesco (Donna Anna) Boris Martinovich (Don Carlos) Iulia Marpozan (Laura)
  • Maestro Concertatore: Vladimir Delman
  • Regia: Otomar Krejca
  • Maestro del coro: Marco Faelli
  • Scene: Guy Claude Francois
  • Costumi: Jan Skalicky
  • Direttore allestimento: Giorgio Cristini

 

Programma di sala (pagine 34)
  • Il convitato di pietra (Luigi Pestalozza)
  • Il convitato di Dargomyzskij (Eugenio Montale)
  • Biografia di Dargomyskij - Otomar Krejca
  • L'argomento
  • Bozzetti costumi
L'argomento

ATTO PRIMO - Primo quadro - Don Giovanni, costretto ad abbandonare in fretta e furia Madrid dopo l'uccisione del Commendatore, si appresta a farvi ritorno. Il tedio della vita provinciale e la nostalgia di un trascorso amore, la bella e non difficile attrice Laura, lo hanno convinto a sfidare il bando reale e, più imprudentemente, la vendetta dei parenti del defunto. Ora è, assieme al fedele Leporello, presso il convento di S. Antonio, alle porte della capitale, in attesa che le indulgenti ombre notturne favoriscano i suoi disegni e diminuiscano i pericoli d'un riconoscimento. Da un monaco apprende che di lì a poco verrà a pregare sulla tomba del marito, come suole quotidianamente, Donn'Anna. Ecco infatti la ancor giovane e piacente vedova di Don Alvaro de Solva, del Commendatore cioè: e Don Giovanni, pur edotto del suo virtuoso riserbo, anzi da esso eccitato, vorrebbe subito intavolar rapporti con lei. Ma le circostanze e gli impegni improrogabili che sappiamo lo inducono a rimandare l'iniziativa.

Secondo quadro - Laura festeggia a casa il successo d'una sua recita. Tra gli ospiti c'è Don Carlos, sua recentissima conquista, al quale ribolle il sangue quando, della canzoncina che ha ascoltato, essa gli rivela che l'autore è Don Giovanni. Gelosia lo muove certo, ma anche la memoria di suo fratello da Don Giovanni appunto steso sul terreno in duello. Laura però, esperta nell'arte di incantar gli uomini, rabbonisce Don Carlos con minacce e lusinghe, e con un altro canto. Quindi, congedati gli amici, rimane sola con lui. Per poco, ché sopraggiunge Don Giovanni. La spiegazione tra i due rivali è naturalmente affidata alle spade, come si addice a due Grandi di Spagna, e il malcapitato Don Carlos in due e due quattro è spacciato. Laura si stizzisce per il guaio combinato da Don Giovanni più di quanto non si commuova alla sorte di quel poveraccio. Abbozza anche una rimostranza per l'improvviso e intempestivo ritorno di fiamma di Don Giovanni: ma le suadenti parole di lui la fanno rapidamente capitolare.

SECONDO ATTO - Primo quadro - Nel chiostro dove sorge il monumento del Commendatore, Don Giovanni travestito da monaco attende che Donn'Anna venga per la consueta preghiera. Come si trova in sua presenza, per un po' egli si attiene con la necessaria compunzione alla parte prescelta, finché non le confessa, con calcolata progressione di effetti, il suo lungamente taciuto amore. Donn'Anna appare sconvolta e suggestionata insieme, e tuttavia incapace di opporre una risoluta difesa, sicché, per cavarsi dal disagio della situazione, cede alla debolezza di invitare a casa il finto religioso per l'indomani sera, adducendo la sconvenienza di proseguire il colloquio in luogo sacro. Don Giovanni nell'accomiatarsi da lei si presenta sotto il nome di Diego de Calvido. L'esultanza per il felice avvio della nuova avventura, Don Giovanni la sfoga su Leporello, ma questi, per nulla condividendola, gli insinua anzi il dubbio che la cosa non debba affatto garbare alla buonanima del Commendatore. Osservi bene: non gli sembra che la statua li guardi? Storie: le chieda piuttosto, Leporello, se vuole recarsi anch'essa da Donn'Anna, beninteso non già per fare conversazione ma per stare di guardia mentre lui, Don Giovanni, godrà della compagnia della signora. Esitante e agitatissimo Leporello obbedisce, e la sua paura ha motivo di accrescersi al vedere che la statua fa cenno che sì, ci andrà. Don Giovanni spavaldamente ripete allora l'invito e la statua conferma di accettare.

Secondo quadro - Donn'Anna resiste sempre più debolmente all'insinuante seduzione di Don Giovanni. Ben sicuro oltre a tutto ch'essa sposò Don Alvaro solo col miraggio della sua ricchezza e per volontà della madre, Don Giovanni gioca l'ultima carta confessando la propria identità. Donn'Anna vorrebbe ma non sa discacciarlo, le ha ucciso il marito ma non sa odiarlo: e, dopo che egli ammette sì di aver avuto molte donne ma le dichiara che lei è la prima che ama veramente, cede definitivamente, accordandogli, nonché il perdono e un bacio, un nuovo convegno l'indomani. Bussano alla porta. Don Giovanni si è appena affacciato alla soglia che se ne ritrae precipitosamente: la statua ha mantenuto la promessa. Don Giovanni conserva il dominio di sè, il suo orgoglio e il suo coraggio, e non rifiuta la mano che la statua gli porge. Ma è perduto: la stretta è inesorabile, mortale.

Nelle fotografie i bozzetti dei costumi di Jan Skalicky

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