Il dramma 1943 Numero 402/3 – Luigi Antonelli

15 Maggio - 1°Giugno 1943 - Anno XIX - Numero doppio 402/3

IL DRAMMA

 Quindicinale di commedie di grande successo diretto da Lucio Ridenti - Società Editrice torinese - Torino

  • In questo numero:
  • L'AMORE DEVE NASCERE il testo completo della commedia inedita in tre atti di Luigi Antonelli - PER SEMPRE commedia in tre atti di Eugenio O'Neill, versione di M.B. Gallinaro - TERRAKOYA un atto dell tragedia storica dell'antico Giappone di Takeda Izumo, versione italiana di Rolf Hohenemser - UNA DATA ECCEZIONALE un atto di Carlo Soldevila - Reperorio italiano e straniero (di Gerardo Guerrieri) - Arte e gusto (di Giorgio Prosperi) - Attori per la radio (di Angelo Nizza) - Divagazione su una morale (di a.m.) - Il ritorno di Alda Borelli -  Le Commedie nuove e le riprese di fine stagione teatrale - Termocauterio...
  • In copertina:Luigi Antonelli (Disegno di Brunetta)

 

Luigi Antonelli

Dedicando la copertina a Luigi Antonelli di questo fascicolo e pubblicando la commedia che Egli scrisse pochissimo tempo prima di morire - l'ultima - abbiamo voluto ricordare il grande commediografo e onorarne la memoria. Antonelli fu nostro fraterno amico e questa rivista lo ebbe collaboratore fin dal primo fascicolo: 1° Dicembre 1925, infatti, volle dare Egli stesso il viatico d'augurio a "Il Dramma" pubblicando "Il dramma, la commedia e la farsa", paradossale ed estrosa commedia, in cui si era divertito argutamente a dimostrare come un teatrante consumato possa, volendo, esporre in tre modi del tutto diversi la stessa materia scenica. In quel lavoro, presentato da Armando Falconi, Antonelli in persona comparve sulla scena come attore, recitando con quel garbo vellutato che ben conoscevano gli amatori delle sue brillanti conversazioni radiofoniche. Luigi Antonelli è morto ancora giovane di anni e giovanissimo di cuore: lo dimostra la commedia che questo fascicolo contiene, commedia "fresca giovane lirica e commovente" come Egli ci scrisse: commedia per giovanissimi, dove ogni atto si chiude con una scena d'amore. La vita e l'arte avrebbero logicamente dovuto opporsi al crudo trapasso. Sulla parabola dell'esistenza Luigi Antonelli era arrivato al punto appena meridiano dove la sua buona tempra abruzzese avrebbe dovuto permettergli di sostare a lungo diffondendo tra i suoi cari il sorriso della sua comprensiva bontà. E nel campo creativo egli aveva raggiunto quell'armonia, quella classicità, oseremmo dire, che anche i più scapigliati romantici devono agli insegnamenti dell'esperienza e al maturarsi dello spirito e della sensibilità.

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