Il Flauto Magico (1985) Thomas Moser – Sylvia Greenberg – Barbara Bonney

Teatro alla Scala di Milano presenta:

DIE ZAUBERFLOTE - Il Flauto Magico (1985)

Opera tedesca in due atti. Libretto di Emanuel Schikaneder. Musica di Wolfang Amadeus Mozart

  • Interpreti principali: Thomas Moser (Tamino) Sylvia Greenberg (Regina della notte) Barbara Bonney (Pamina) Evghenij Nesterenko (Sarastro)
  • Maestro Concertatore: Wolfang Sawallisch
  • Regia: John Cox
  • Maestro del coro: Giulio Bertola
  • Scene e Costumi: David Hockney
  • Direttore Allestimento: Giorgio Cristini

 

Fotografie di Lelli & Masotti

Link Wikipedia

Programma Edizioni Teatro alla Scala (pagine 146)
  • Letture del Flauto Magico (Cesare Mazzonis)
  • Note sulla traduzione (E. Rescino)
  • Il "Flauto magico" (F. De Grada)
  • Il librettista (I. Chiusano)
  • Le prime alla Scala (S. Severgnini)
  • Fotografie
Letture del Flauto magico

Assurto il Flauto Magico a leitmotiv della nostra cultura, è naturale che ogni generazione vi trovi del suo. Gli uomini di pensiero che opposero Goethe e Mozart alla disgregazione fulminante del nazismo individuarono proprio nel Flauto Magico (più che nella Padagogische Provinz) quella perfetta sintesi tra sentimento e ragione che si poteva attribuire a una benevola e sospirata Kastalia. Oggi vi è chi sviscera elementi repressivi nel mondo maschile di Sarastro e deplora l'annientamento del principio femminile-notturno che incarna la Regina della Notte. Altri hanno invece insistito sull'equilibrio che Mozart ci propone: e ad esempio Giorgio Strehler ha dimostrativamente fatto partecipare al trionfo finale la coppia terrestre (Papageno e Papagena) insieme a quella “celeste”. È vero d'altro canto che una certa crudeltà verso i personaggi più terrestri e indifesi ha sovente accompagnato il cosiddetto trionfo del bene e della virtù: basti ricordare per Calderon la fine di Clarin ne la “Vida es sueno” o il caso più pietoso di El Nino in “El Gran teatro del Mundo”, che protesta verso il Creatore: “Gloria y pena hay, pero yo - no tengo pena ni gloria”. Episodio che ci riporta alla diatriba sul posto che spettava agli innocenti nell'aldilà: per secoli quegli indifesi furono dei semi-esiliati. Ma qui, almeno per Papageno, la rovina è solo sfiorata e si risolve con l'aiuto di uno strumento che è a un tempo musicale e magico. Uno scrittore contemporaneo a Mozart - Friedrich (Maler) Muller - descrive l'incontro di un altro ingenuo essere semianimalesco (il fauno Molon) con il potere, che non è quello illuminato di Sarastro bensì quello bestiale dei centauri, che in Muller rappresentano la prepotenza dei signorotti locali. Proprio questo esempio serve a mettere in luce quanto la soluzione sia invece conciliante e fiduciosa nel Flauto Magico. Dunque, come dicevamo inizialmente, ritroveremo sempre letture univoche di quest'opera. Per quanto ci possano stimolare, ci accorgeremo che esse non sono esaurienti e che alla resa dei conti si rivelano come essenzialmente scorrette. In quanto la magìa della stessa risiede nella composizione: ossia nell'equilibrio delle componenti. Per apprezzare l'armonia con cui si legano i diversi filoni (opera seria e buffa, corale luterano e Volkslied) basta comparare Mozart a Mahler. Per Mahler incorporare un motivo popolare è già memoria, nostalgia, paradiso perduto: i generi convivono tragicamente. Nel Flauto Magico restano miracolosamente complementari. Se fu considerato iniziatore di un 'epoca, il Flauto Magico è allo stesso tempo una summa di ciò che precedeva, un gioco perfetto con molte forme e materiali che erano a disposizione del compositore: come lo fu a suo tempo (lo ha esplicitato Luciano Berio) "l'Orfeo” di Monteverdi. Il che poi detto in altri termini può definire l'opera come quella in cui vissero assieme, trasportate sul piano formale, le diverse anime che abitavano Mozart, ad ognuna delle quali egli seppe dare una voce.

CESARE MAZZONIS

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