Kovàntscina (1948) Nicola Rossi Lemeni – Boris Christoff – Fedora Barbieri

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Kovàntscina (1948)

Dramma musicale popolare in tre atti di Modesto Mussorgsky. Finito e orchestrato da N. Rimsky - Korsakov

Interpreti principali: Nicola Rossi Lemeni (Il Principe Ivan) Boris Christoff (Dositeo) Fedora Barbieri (Marfa) Francesco Albanese (Il Principe Andrea) Paolo Civil (Il Principe Vassilli) Scipione Colombo (Il boiardo Schiakloviti) Prima ballerina: Luciano Novaro

  • Maestro Concertatore: Issay Dobrowen
  • Regia: Issay Dobrowen
  • Maestro del coro: Vittore Veneziani
  • Coreografie: Leonida Massine
  • Bozzetti e Figurini: Nicola Benois
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 24)
  • La Kovàntscina (Adelmo Damerini)
  • I personaggi
  • Gli interpreti
  • Argomento
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L'argomento

ATTO PRIMO - La Piazza Rossa, a Mosca, all'alba. Lo strielez Kuska canticchia nel dormiveglia. Giungono prima altri strielzy che commentano la rivolta, poi lo scrivano, che è preso da comico terrore allorché il boiardo Sciakloviti gli ordina di stendere una denuncia a carico dei Kovantsky, Ivan e Andrea, colpevoli di congiurare contro lo Zar. Entra il popolo acclamante a Ivan Kovantsky che avanza maestoso e infiamma il popolo esortandolo a soffocare la sommossa dei nobili del partito di Pietro. Mentre Ivan si ritira appare Andrea che invano corteggia Emma, giovane tedesca, la quale gli rimprovera di averle assassinato il padre ed esiliato lo sposo. La scena è interrotta da Marfa: abbandonata dopo essere stata sedotta da Andrea, Marfa gli rinfaccia aspramente l'infedeltà. Andrea seccato si avventa su di lei con un pugnale ma essa gli strappa l'arma e gli indirizza un'oscura e minacciosa predizione. Sempre acclamato e seguito dal popolo e dagli strielzy ritorna Ivan: scorta Emma, la trova piacente e comanda che la si porti via. Andrea si ribella e già padre e figlio stanno per accapigliarsi quando Dositeo, capo dei Vecchi Credenti, interviene, affida Emma a Marfa, si scaglia contro il peccato, depreca l'affievolirsi del sentimento religioso ed invita tutti a unirsi per il trionfo della Chiesa Ortodossa. Ivan conduce gli strielzy verso il Kremlino. Dositeo e i suoi zelatori innalzano un inno a Dio.

ATTO SECONDO - In casa del principe Vassili Golitzin. E' sera. Il principe sta leggendo una lettera d'amore della reggente Sofia: egli rimane dubbioso della sincerità della donna. Entra Varsonofiev per annunciargli la maga che aveva fatto chiamare. Costei, che non è che Marfa, dopo aver operato un’idromazia, predice a Golitzin che perderà ricchezze, poteri e sarà messo al bando. Vassili atterrito richiama Varsonofiev e gli ordina di affogare Marfa. Arriva Ivan Kovàntsky che rinfaccia a Vassili i provvedimenti presi contro i boiardi. I due discutono vivacemente, poi compare Dositeo che cerca di metter pace affermando che per salvare la Russia c’è un solo mezzo: rispettare gli antichi libri e seguire la volontà del popolo. Intanto s'ode di lontano e poco a poco si avvicina il coro dei Vecchi Credenti, seguiti da una folla di popolo, che cantano: “vinta abbiamo l'eresia”. Di improvviso compare Sciakloviti che annuncia da parte della Zarevna la comparsa in Ismailovo d'un libretto contro la cosiddetta congiura dei Kovantsky. Dositeo chiede a Sciakloviti che cosa disse lo zar Pietro ed egli risponde: “la chiamò una Kovàntscina”.

ATTO TERZO - Nel sobborgo degli strielzy, oltre Moscova dietro al Kremlino. E’ mezzogiorno. I Vecchi Credenti passano cantando. Marfa, seduta presso la casa di Andrea Kovantsky, canta una nenia popolare in cui piange l'amore tradito e minaccia prossima la vendetta. Dositeo le si avvicina e cerca di calmare la sua esaltazione religiosa esortandola alla rassegnazione. I due se ne vanno, entra Sciakloviti, invoca da Dio la protezione della Russia e ascolta gli strielzy; avvinazzati, cantano: ma sopraggiungono le loro donne e si avventano su di loro per punirli. Accorre lo scrivano chiedendo aiuto: affannato racconta che raitri e i petrovzi (i soldati di Pietro) hanno aggredito gli strielzy, non risparmiando né bambini né donne. Gli strielzy chiedono a Ivan che cosa debbono fare. Ivan un po’ brillo li consiglia di ritornare alle loro case e di attendere il volere del destino. Il popolo si raccoglie in preghiera.

ATTO QUARTO – In un salone della sua villa il principe Ivan Kovantsky è a tavola: un coro di fanciulle canta per distrarlo. Ma il loro canto è triste ed egli chiede qualche cosa di allegro. Le ragazze allora intonano il “raiduciok” canzone popolare a ballo. La festa è interrotta da Varsonofiev che riferisce a Kovantsky l'avvertimento di Golilzin sul pericolo che lo sovrasta. Kovantsky è incredulo, discaccia Varsonofiev e ordina che avanzino le schiave persiane per la danza. Giunge Sciakloviti con un messaggio della Zarevna che chiama Ivan al Gran Consiglio. Ivan accetta l'invito: ma mentre si avvia cade assassinato. Le fanciulle fuggono; Sciakloviti si avvicina al cadavere e con ironia mormora il ritornello dell’inno di gloria.

ATTO QUINTO – Un eremo tra gli alberi in una notte lunare. Dositeo prepara un messaggio di saluto, poi spiega ai devoti che la loro causa è perduta dopo che fu ucciso Ivan Kovantsky e Golitzin bandito e li incita ad affrontare la prova suprema per la gloria del Signore. Gli risponde un inno grandioso: tutti sono pronti al sacrificio. I Vecchi Credenti rientrano nell'eremo. Marfa ripensa ad Andrea e al suo amore per lui. Andrea vaga in cerca di Emma, Marfa gli va incontro e alla sua implorazione di salvarlo gli rammenta il suo giuramento d'amore e lo sprona a salire con lei sul rogo per suggellarlo. Squillano le trombe annuncianti i petrovzi. Dositeo e i Vecchi Credenti in processione ritornano. S'innalza l’ultimo cantico dei Vecchi Credenti. I soldati di Pietro irrompono ma si arrestano inorriditi e commossi davanti al rogo.

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