La bohème (1990) Katia Ricciarelli – Dano Raffanti

Teatro Bellini di Catania presenta:

La bohème (1990)

Dramma lirico in quattro quadri di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal romanzo "Scènes de la bohème" di Henri Murger - Musica di Giacomo Puccini

  • Interpreti principali: Katia Ricciarelli/Sandra Pacetti (Mimì) Dino Raffanti/Claudio Di Segni (Rodolfo) Fernanda Costa/Silvia Baleani (Musetta) Gabriele Floresta/Fabio Previati (Marcello) Aurio Tomicich/Filippo Militano (Colline)
  • Maestro Concertatore: Roberto Manfredini
  • Regia: Pierluigi Samaritani
  • Maestro del coro: Dante Ghersi
  • Scene e costumi: Pierluigi Samaritani

 

 

 1/2. I bozzetti di Pierluigi Samaritani 3. Il manifesto di Hohenstein per la bohéme del 1895 4. Giacomo Puccini 5. Puccini, Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Programma di sala (pagine 96)
  • Prima rappresentazione 24 giugno 1990
  • Una bohéme di nome Rodolfo (Domenico Carboni)
  • La disfida Puccini - Leoncavallo
  • Jettature, simmetrie e sogni che muoiono all'alba (M. La Spina)
  • La prima critica a Catania
  • Argomento - Interpreti
  • Fotografie d'epoca
La prima critica a Catania

TEATRO BELLINI - La stagione di musica si è inaugurata con l'opera moderna la Bohème del maestro Puccini, la quale lo scorso carnevale ha fatto il giro dei più importanti teatri d'Italia, ovunque accolta con successo. Non staremo, quindi noi, qui, a discutere l'ingegno dell'au­tore, né il libretto di Giacosa e Illica; diciamo semplicemente: anche da noi l'opera ha avuto il suo successo. La Maragliano (Mimi), alla voce fresca, morbida, insinuan­te, educata ad un'ottima scuola di canto, accoppia la corret­tezza del gesto e sa strappare gli applausi del pubblico. Una Musetta eccellente è la signora Campagnoli-Cremona, che fa una vera creazione della sua parte, per il suo carattere brioso, per la squisitezza del canto e per l'eleganza nella sce­na. A tutte queste eccellenti qualità di artista, va unita una voce di timbro gradevolissimo ed estesa. Il giovane tenore Panbianchi, nostro concittadino, (in realtà Salvo Panbianchi era nato nella vicina Mascali e dopo una di­gnitosa carriera artistica morirà sessantenne a Milano nel 1932 dove insegnava canto n.d.r.) che si trova ai primi passi della carriera artistica, incarna come meglio non si può il tipo di Ro­do/fa. Alla voce fresca, estesissima, unisce un intelligente in­tuito artistico, e tutto questo ci fa presagire una splendida car­riera che noi gli auguriamo di cuore. Il baritono Modesti (Marcello), contribuì al successo dell'o­pera e si distinse, così pure il baritono Bartolomasi (Schau­nard) , che ha saputo dare rilievo alla sua piccola parte ( ... ). Un Colline, possiamo dire grande è stato il basso Ciccolini, il quale ha saputo mettere in rilievo le sue eccellenti qualità di artista e di cantante ( ... ). Buoni i cori, splendidissima la messa in iscena, e di ciò va data lode all'impresario Cavallaro, che possiamo chiamarlo la perla degli impresarii. Per la cronaca registriamo: Applausi al Panbianchi e alla Maragliano nel duetto del 1° atto, e chiamate fuori al proscenio. Applaudito e bissato il Valzer di Musetta ed il finale con chiamate a tutti gli artisti. Applaudito e bissato il quartetto del 3° atto e la scena finale. Applaudita e bissata l'aria della zimarra. Chiamate al proscenio alla fine dello spettacolo.

(Da "L'Unione" del 23 maggio 1897)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *