La Cecchina (1957) Graziella Sciutti – Luigi Alva – Antonietta Pastori

Teatro alla Scala di Milano presenta alla Piccola Scala:

La Cecchina, ossia: la buona figliuola (1957)

Dramma gioioso in tre atti di Carlo Goldoni. Musica di Niccolò Piccinini. Versione moderna a cura di Giacomo Benvenuti

  • Interpreti: Graziella Sciutti (Cecchina) Luigi Alva (Il Marchese della Conchiglia) Antonietta Pastori (La Marchesa Lucinda) Rolando Panerai (Tagliaferro) Maria Luisa Giorgietti (Il Cavaliere Armidoro) Eugenia Ratti (Sandrina) Mariella Adani (Paoluccia) Carlo Badioli (Mengotto)
  • Maestro Concertatore: Nino Sanzogno
  • Regia: Franco Zeffirelli
  • Bozzetti e Figurini: Franco Zeffirelli
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 30)
  • Il sorriso da esportazione di Cecchina (Eugenio Gara)
  • Bozzetti delle scene
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie

L'argomento

ATTO PRIMO -Cecchina è intenta ai suoi fiori, lieta del gentile compito che le è stato affidato in casa del Marchese della Conchiglia, sebbene in fondo all'animo tormentata dal mistero che circonda la sua origine. Di lei è innamorato il buon Mengotto che, dapprima con ingenue e un po' goffe allusioni, poi con ruvida ma simpatica sincerità, trova il coraggio per dichiararglielo e ci resta male, poveretto, quando sente che al più la Cecchina può offrirgli fratellanza e amicizia. La verità è che la ragazza è invece segretamente innamorata del Marchese e dubita tuttavia che il suo sia destinato a rimanere un sogno: tanto che non crede ai propri orecchi e si schermisce fuggendo quando - fortunata coincidenza di sentimenti - il Marchese le confessa di volerle bene. Il Marchese non disarma e decide di aggirare la posizione: sia Sandrina a rassicurare Cecchina della serietà delle sue intenzioni. Sandrina, che in un primo momento aveva creduto di essere ella stessa l'oggetto delle premure del Marchese e che d'altronde è invidiosa di Cecchina e ha con lei una vecchia ruggine per via di Mengotto, giudica propizio l'incarico che le darà modo di vendicarsi. E per cominciare mette in allarme il Cavaliere Armidoro, cui la Marchesa è promessa in moglie, mostrandosi scandalizzata che un nobile signore ami e, sembra, voglia sposare una giardiniera, figlia d'ignoti e straniera per giunta, e compiangendolo con ipocrita gravità che gli tocchi un tal cognato. Crucciato, il Cavaliere informa la Marchesa della spiacevole prospettiva: legittima desolazione della Marchesa che oltre a tutto teme di vedere andare a monte il proprio matrimonio. Corre subito ai ripari, la Marchesa, e per mezzo di Paoluccia manda a chiamare Cecchina: dissimulando la propria agitazione, le comumca di aver consentito alla richiesta di Aspasia, sua sorella, che ha bisogno di una brava giardiniera. Cecchina accoglie con la morte nel cuore l'ordine di partire: in lacrime infatti la trova il Marchese il quale d'altronde non ha difficoltà a confermare alla sorella che ama la ragazza e che non saranno il suo sdegno e gli sciocchi pregiudizi della società a modificare le proprie decisioni. Mentre Sandrina e Paoluccia spettegolano sul conto di Cecchina, questa piange la perduta tranquillità, Mengotto le rinfaccia di aver preferito al suo l'amore del Marchese e il Marchese a sua volta, credendo a quelle malelingue di Sandrina e Paoluccia e quindi offeso di vedersi anteposto un villano qual è Mengotto, la scaccia.

ATTO SECONDO - Il Marchese medita amaramente sulla impulsività del suo carattere e invoca Cecchina. Ma in quel medesimo momento Cecchina si avvia, scortata da uomini armati, in città: per fortuna interviene a buon punto Mengotto che con l'aiuto occasionale di alcuni cacciatori mette in fuga i custodi di Cecchina. La ragazza esprime tutta la sua gratitudine a Mengotto di averla liberata e Mengotto riprende ardire per sperare che la concreta ricompensa sia corresponsione d'amore. Invece arriva il Marchese che si porta via la sua Cecchina e Mengotto farebbe qualche sproposito se non glielo impedisse Tagliaferro, un soldato tedesco mandato in Italia in cerca di una fanciulla, il quale lo persuade che, morire per morire, tanto vale arruolarsi per la guerra. Intanto la Marchesa apprende dal Cavaliere che Cecchina è stata ritirata in città, ma subito dopo Paoluccia e Sandrina le recano la sgradevole notizia che Cecchina non è partita e anzi sta con il Marchese. Così è infatti: senonché Cecchina è più che mai convinta che l'amore tra una serva e il padrone sia una pazzia e neppure quando il Marchese le dichiara di volerla sposare si arrende. Il Marchese si incontra poi con Tagliaferro che gli narra come il suo colonnello, durante la ritirata delle truppe tedesche, venti anni prima, abbia perduto la figlia a nome Mariandel (o Marianna). Egli prende interesse al racconto e, avuta conferma che la ragazza ha sul petto una macchia blu, non ha dubbi: Mariandel non può essere che Cecchina. I due la trovano addormentata in un luogo solitario: il Marchese non si ferma perché vuole affrettare i preparativi per le nozze; Tagliaferro si avvicina a Cecchina che sta sognando del padre. La scena è vista da Sandrina e Paoluccia che non tralasciano l'occasione per dar sfogo alla loro malignità e riferire al Marchese che hanno sorpreso Cecchina in atto di amorose effusioni con Tagliaferro: il non essere credute le fa scoppiare di rabbia.

ATTO TERZO - Tuttaltro che rassegnata Paoluccia ne parla alla Marchesa e al Cavaliere Armidoro ma è interrotta dal Marchese venuto a partecipare il suo matrimonio con la baronessa tedesca. La soddisfazione della Marchesa e del Cavaliere è di breve durata: Sandrina si precipita ad assicurare invece che il padrone sposa proprio Cecchina. L'annuncio sconvolge anche Mengotto, al quale non rimane più che consolarsi con Sandrina. Tagliaferro è felice che la sua missione si sia conclusa con successo; il Marchese, altrettanto felice ma niente affatto disposto a seguirlo in Ungheria per conoscere il futuro suocero che si appresta a combattere contro i turchi, per un po' si prende gioco di Cecchina dicendole che sta per ammogliarsi con una nobile tedesca, poi le rivela la sua storia e la sua vera identità. Anche la Marchesa, il Cavaliere, Sandrina, Paoluccia e Mengotto ricevono la prova, documenti alla mano, che Cecchina e la baronessa Marianna sono la stessa persona. Tutto finisce per il meglio: riconciliazione generale, indi invito a Cupido perché "Gli amanti cùori - Venga a legar - E il bel diletto - D'un vero affetto - No, non si veda - Mai terminar".

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