La forza del destino (1957) Claudia Parada – Giuseppe Di Stefano

“Serata in onore dei partecipanti al congresso internazionale di studi sulla comunità europea del carbone e dell’acciao” Teatro alla  Scala di Milano presenta:

La forza del destino (1957)

Melodramma in tre atti d Fracesco Maria Piave – Musica di Giuseppe Verdi

  • Interpreti principali: Claudia Parada (Eleonora) Giuseppe Di Stefano (Don Alvaro) Aldo Protti (Carlo) Giulietta Simionato (Preziosilla) Nicola Zaccaria (Padre Guardiano) Renato Capecchi (Fra Melitone)
  • Maestro Concertatore: Antinino Votto
  • Regia: Mario Frigerio
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Coreografie: Ugo Dell’Ara
  • Scene e costumi: Nicola Benois
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

La forza del destino

Fotografie

 

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  • 1. Votto 2. Frigerio 3. Mola 4. Benois
Programma di sala (pagine 20)

 

  • Personaggi e interpreti
  • Bozzetti scene
  • Argomento
  • Interpreti
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L’argomento

ATTO PRIMO. Primo quadro. A Siviglia, in una sala del palazzo del marchese di Calatrava. Leonora e don Alvaro si amano, ma il loro amore è contrastato dal padre di lei. Giunge Alvaro e sollecita Leonora alla progettata fuga. Li sorprende il marchese e li investe con aspre parole. Alvaro difende l’onore di Leonora e si offre inerme all’ira del marchese, ma la sua pistola cadendo scarica un colpo che ferisce mortalmente il vecchio.

Secondo quadro. In una osteria del villaggio di Hornachuelos. Preziosilla esalta la guerra scoppiata tra italiani e tedeschi, predice ad alcuni avventori la sorte e non si lascia ingannare dalle mentite spoglie di don Carlo di Vargas che, avendo giurato di vendicare il padre, per meglio seguire le piste della sorella Leonora e di Alvaro si spaccia per un tal studente Pereda. Al canto dei pellegrini che si recano al giubileo si unisce la preghiera di quanti si trovano nell’osteria: tra essi è anche, in disparte, la fuggiasca Leonora che nel travestimento maschile Carlo non riconosce.

Terzo quadro. Leonora giunge di notte al convento della Madonna degli Angeli per chiedere rifugio in Dio, nella solitudine in cui vive chi ha rinunciato al mondo. Fra Melitone la annuncia al Padre Guardiano che, già informato di lei attraverso a una commendatizia, ne accoglie la supplica di ottenere asilo in uno speco prossimo al convento. Il Padre Guardiano raduna tutti i fratelli nella chiesa e li fa partecipi dell’insolito avvenimento impegnandoli, sotto pena della maledizione celeste, a non accostarsi mai per nessuna ragione a quell’asilo e a non essere in nessun modo curiosi del nuovo ospite. Compiuta la cerimonia, Leonora, vestita del saio, si avvia al luogo della sua esplazione.

ATTO SECONDO. Primo quadro. Di notte, in un bosco presso Velletri, dove sta accampato l’esercito ispano-italiano. Alvaro, arruolato come capitano dei granatieri sotto il falso nome di don Federico Herreros, lamenta il proprio destino, invocando Leonora che egli crede morta e l’occasione propizia di congiungersi a lei in cielo. Accorso alle grida di gente che alterca per motivi di gioco, salva la vita a Carlo, il quale pure milita nell’esercito sotto il falso nome di don Felice de Bornos. I due si giurano eterna amicizia.

Secondo quadro. La mattina seguente. Alvaro è ferito in battaglia e viene ricoverato in un casolare: sembrandogli prossima la sua ultima ora, si fa giurare da Carlo che brucerà, senza prenderne visione, le carte che sono custodite in una cassetta. Carlo, insospettito, non mantiene la parola e scopre così un ritratto di Leonora che gli rivela la vera identità di Alvaro.

Terzo quadro. Alvaro è guarito. Carlo gli si presenta qual è, e, dopo avergli detto che Leonora vive ma morirà tra breve di sua mano, lo sfida. Il duello è interrotto. Si risveglia il campo, dove assieme a un rivendugliolo che cerca di concludere affari si incontrano nuovamente Fra Melitone che si improvvisa predicatore moralista e Preziosilla che legge la ventura a donne e soldati, incoraggia le reclute e inneggia alla guerra vittoriosa.

ATTO TERZO. Primo quadro. Nel chiostro della Madonna degli Angeli. Fra Melitone distribuisce la minestra ai mendicanti ma si spazientisce per le loro esigenze così da suscitare in essi il rimpianto di padre Raffaele che in tale ufficio l’ha preceduto. Padre Raffaele non è altri che Alvaro. Egli è raggiunto anche in questo estremo rifugio dall’implacabile Carlo, che contro ogni sua supplica e umile resistenza lo provoca e gli rinnova la sfida a battersi.

Secondo quadro. Il duello si svolge presso il dormitorio di Leonora, la quale non ha dimenticato il suo infelice amore. Bussa alla porta Alvaro invocando un confessore per l’agonizzante Carlo. Stupiscono i due innamorati di ritrovarsi in così strana condizione e tragica circostanza. Leonora corre dove giace il fratello: questi nell’istante supremo non sa perdonare e la colpisce a morte. Leonora si spegne tra le braccia di Alvaro implorando la divina misericordia per sé e per lui. Il Padre Guardiano ne annuncia l’ascesa al Cielo.

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