Le troiane (1965) Valentina Fortunato – Lina Volonghi

Piccolo Teatro della Città di Milano presenta:

Le troiane (1965)

Di Euripide - libero adattamento di Jaen-Paul Sartre

  • Interpreti: Valentina Fortunato, Lina Volonghi, Carla Gravina, Franco Mezzera, Anna Nogara, Gigi Pistilli, Marisa Minelli, Enrica Corti, Diana De Pietri, Marisa De Marchi, Pinuccia Galimberti, Ludovica Modugno, Laura Panti, Anna Rodolfi
  • Musiche: Doriano Saracino
  • Scene e Costumi: Gianni Polidori
  • Regia: Fulvio Tolusso

 

Fotografie 

Link Wikipedia

Programma di sala (pagine 52)
  • Presentazione
  • Pagine sulla guerra in Algeria (Jean-Paul Sartre)
  • Curzio Malaparte - fine di una guerra
  • Appunti di regia (Fulvio Tolusso)
  • La realtà storica della guerra di Troia (Gennaro Perrotta)
  • Bozzetti dei costumi
  • Il cast
  • Il Piccolo dal 1947...
Presentazione

Dei tre grandi tragici greci Euripide è certo il più vicino al nostro tempo: per la mentalità dialettica e relativistica che ne animava la filosofia sofistica, per l'indipendenza di giudizio di fronte ai classici temi del mito, per la dimensione umana dei suoi personaggi, che leggenda e storia mostravano travolti da eventi tanto più grandi e più potenti di loro da spingere l'uomo ad immaginarli guidati da un Fato onnipossente. Al Fato, all'ineluttabile, agli Dei, la sofistica sostituisce l'uomo, nuova “misura di tutte le cose”: il protagonista del mito non è più dunque un fantoccio del destino segnato, che può urlare e dibattersi ma che non ha scampo, ma è vittima e causa insieme delle sue sciagure; e se prima doveva essere accettato acriticamente, come una povera pedina irresponsabile capace solo di teorizzare sulle proprie sventure, ora il discorso può farsi più sottile, gli eventi umani possono essere analizzati nella ricerca di cause, di colpe, di ragioni, comunque imputabili alla nostra volontà e ai nostri errori. L'arte non è più solo contemplazione dell'ineluttabile, ma analisi fattiva di eventi ripetibili; la sua funzione non è più meramente catartica - e cioè rassegnato adeguarsi a una volontà trascendente - ma è pratica e in senso lato politica: parla dell'uomo non per commiserarne il soccombere, ma per insegnargli a non ricadere. “Le Troiane” è tra le opere più caratteristiche di Euripide e più rivelatrici del suo mondo intellettuale e morale. Il Fato assume qui vesti e dimensioni umane nella umana crudeltà dei greci vittoriosi; e vittime ne sono le vedove e le orfane di Troia distrutta, che attendono il maturarsi del loro destino dalla volontà ormai onnipotente di Agamennone, di Ulisse, di Menelao. La crudeltà della guerra, della pace che nasce dalla guerra, la decadenza dei valori umani allorchè l'uomo si fa nemico dell'uomo, il destino che attende i vincitori non meno degli sconfitti, è ciò che ha spinto Jean-Paul Sartre a puntualizzare nelle “Troiane”, con un adattamento rispettoso del senso più profondo dell'opera, la sua attualità e la sua perfetta adattabilità al nostro momento storico. Questa riproposta trae evidentemente origine dal disagio morale in cui la guerra d'Algeria gettò la parte più viva della Francia; ma al di là dell'occasione particolare essa si rivolge a tutte quelle circostanze nelle quali rapporti disumani di violenza, di sopraffazione materiale e morale, si instaurano tra gli uomini.

Euripide nasce a Salamina nel 484 avanti Cristo da nobile e ricca famiglia ateniese. Poco o nulla si sa della sua vita: taciturno e solitario, si tenne lontano dalla vita pubblica dedicandosi alla meditazione e alla letteratura. Varie allusioni di autori comici suoi contemporanei alle sue vicende private, che ce lo dipingono misogino e marito sfortunato, non sono considerate degne di fede; e così pure è considerata falsa la tradizione che lo vuole figlio di un oste e di un'erbivendola. In realtà, tra le varie prove della sua origine altolocata, vi è il fatto che egli fu il primo ateniese a possedere una biblioteca. Si vuole che Euripide abbia cominciato a scrivere tragedie all'età di diciott'anni, e varie fonti gli attribuiscono un numero di opere variante tra 75 e 92. Sono giunte a noi 17 tragedie – “Al cesti”, “Andromaca”, “Baccanti”, “Ecuba”, “Elena”, “Elettra”, “Eracle furente”, “Eraclidi”, “Fenicie”, “Ifigenia in Aulide”, “Ifigenia in taurine”, “Ione”, “Medea”, “Oreste”, “Supplici”, “Troiane” - e un dramma satiresco, “Il ciclope”. Solo cinque volte, di cui una postuma, Euripide vince il concorso tragico, ed infatti la sua opera non è sempre gradita ai contemporanei: autore problematico, pessimista, egli affronta i classici temi dei miti, ma riducendone i protagonisti a dimensioni umane, anzichè farne dei titanici oppositori del fato e della volontà divina. Nel 408, forse proprio perchè i suoi concittadini gli preferivano altri autori, Euripide si reca a Pella, in Macedonia, alla corte di re Archelao, dove muore nel 406. Grande fortuna gode invece il teatro di Euripide nelle età successive: i tragici latini, da Ennio a Seneca, ne seguono le orme; i cristiani ne avvertono la dimensione profondamente umana, fino a vedere in Euripide un precursore del sentimento cristiano: in un “Christus Patiens” dell'XI o XII secolo, che è un vero e proprio centone di passi euripidei, la Madonna parla con le parole di Medea e di Ecuba.

Jean-Paul Sartre nasce nel 1905 a Parigi. Si laurea in filosofia nel 1929 e nel 1936 pubblica la sua prima opera filosofica, “L'immaginazione”, cui tiene dietro nel 1939 il suo primo romanzo “La nausea”. Arrestato dai tedeschi nel 1941 fugge dal campo di prigionia e prende parte attiva alla Resistenza. Nel 1943 si cimenta nella creazione drammatica con “Le mosche” e nel 1945 fonda una rivista, “Les Temps Modernes”, in cui viene pubblicando fino ad oggi una vasta produzione saggistica che spazia dalla filosofia alla critica alla politica. Nel 1964, coerente da un atteggiamento mantenuto durante tutta la sua vita, Sartre rifiuta il premio Nobel sostenendo che uno scrittore deve rifiutarsi di trasformarsi in “un'istituzione” per non perdere la sua indispensabile e totale libertà di pensiero e d'azione. Tra le sue opere filosofiche si distingue la “Critica della ragione dialettica” (1960), tra i suoi scritti di narrativa i racconti de “Il muro” (1939) e la trilogia “Le vie della libertà” (1945-'48). Nel suo teatro spiccano infine “Porte chiuse” (1944), “Morti senza tomba” (1946), “Le mani sporche” (1948) “Il diavolo e il buon Dio” (1951), “Nekrassov” (1955) e “I sequestrati d'Altona” (1959). Nelle “Troiane” - adattamento della tragedia di Euripide, rappresentata per la prima volta ad Avignone il 16 luglio 1965 dal T.N.P - Sartre ritorna ad uno dei suoi temi consueti: quello degli effetti aberranti della violenza sull'uomo, illustrandolo con le vicende delle donne di Troia ormai in balia dei vincitori greci.

 

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