Liolà (1983) Ugo Pagliai – Paola Gassman

L'Organizzazione TEATRO e SOCIETA' presenta:

Liolà (1983)

Di Luigi Pirandello

  • Interpreti: Ugo Pagliai, Paola Gassman, Jole Fierro, Donatello Falchi, Lelia Mangano, Marina Tagliaferri, Antonietta Carbonetti, Giusy Carrara, Carla Signoris, Annamaria Loliva, Miriam Spera
  • Musiche: Vittorio Stagni
  • Scene e costumi: Gabbris Ferrari
  • Regia: Nino Mangano

 

 Fotografie Le Pera

1. Pagliai 2. Gassman - Foto di scena

Programma di sala (pagine 36)
  • Note di regia (Nino Mangano)
  • Pirandello e il suo tempo
  • Dalla critica di Gramsci sull'Avanti 1947
  • Gi interpreti
  • Fotografie Le Pera
NOTE DI REGIA la ricerca di un mondo perduto

A leggere la versione italiana fatta da Pirandello per iI LIOLA', ci si accorge di come questa lingua "altra" dall'originale girgentese operi da setaccio tenendo in superficie le componenti più o meno folcloristiche dell'opera e filtrandone I'energia primitiva che si ritrova alla base della sofferenza dei suoi personaggi. Le zone di purezza e autenticità collocate nell'umile paesaggio della campagna restano a fare da sfondo alla più alta incarnazione della nostalgia siciliana di Pirandello e Liolà, col suo istinto vitale e la sua vivezza di ragionamento, si staglia come perfetto esempio di un ritmo di vita libera e naturale liberazionalità "civilizzata" non potrà più realizzare. Liberato dal bagaglio moraleggiante che era nelle pagine de "Il fu Mattia Pascal" da cui é tratto, il personaggio ha la possibilità di esprimere in modo compiuto la volontà di far trionfare Ia purezza anticonformista di cui é portatore. Il microcosmo che ruota attorno alla cupa beffa di cui é al contempo complice e vittima Zio Simone, é lo spaccato di una società povera in cui, verghianamente, "la roba" é la vera protagonista delle aspirazioni, dei raggiri, dei sordidi raggiri potenziali di tutti: soltanto Liolà oppone a questo modo di essere condizionati dalla proprietà, una qualità della vita in cui il canto, la poesia, l'amore, diventano i veri valori che andrebbero vissuti. Egli recupera l'amore come legge incorrotta e come tale non inquinata dalla moralità dominante; invita ad un protosocialismo ingenuo ma essenziale diventando potenzialmente un rivoluzionario, un elemento deviante e non corruttibile. Nella cornice di commedia gaia, vivificata dal riso amaro dell'umorismo, i contrasti dei personaggi, i loro drammi, il loro essere ammaliati in modo diverso da questo malinconico incantatore di donne, conducono ad un realismo d'ambiente in cui la parola assume risalto nella sua interezza e il gesto diventa subito plastico ed essenziale sino alla conclusiva coltellata di Tuzza stroncata dalle mani di Liolà, che - come dice Gramsci - "non sanno l'odio e la vendetta". E anche se - come moltissime creazioni pirandelliane - Liolà finirà per essere stritolato da meccanismi esistenziali più forti di lui, avrà ancora il riso beffardo e il canto come rifugio ad una solitudine che è felice e malinconica insieme.

NINO MANGANO

 

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