Madama Butterfly (1961) Leontyne Price – Gianni Jala

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Madama Butterfly (1961)

Tragedia giapponese in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Musica di Giacomo Puccini

  • Interpreti principali: Leontyne Price (Madama Butterfly) Gianni Jala (Pinkerton) Giuseppe Taddei (Sharpless) Stefania Malagù (Suzuki) Piero De Palma (Goro)
  • Maestro Concertatore: Gianandrea Gavazzeni
  • Regia: Carlo Maestrini
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Bozzetti e Figurini: Tsuguji Foujita
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

Madama Butterfly

Fotografie

 

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  • Giapponese assolta con formula piena (Eugenio Gara)
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L’argomento

ATTO PRIMO. Pinkerton si è invaghito di Cio-Cio-San, soprannominata Butterfly. E ora, guidato dal servizievole Goro, sale alla casetta situata sulla collina di Nagasaki, dove, dopo il matrimonio celebrato all’uso giapponese “per novecentonovantanove anni, salvo a prosciogliersi ogni mese”, trascorrerà la luna di miele. Goro illustra a Pinkerton la casa, gli presenta Sukuzi e gli altri domestici e completa i preparativi in attesa del corteo nuziale che, dopo l’arrivo di Sharpless, si annuncia di lontano. Giunge, infatti, la sposa con le amiche e il cerimonioso parentado. L’atto di matrimonio è appena sottoscritto che irrompe lo zio Bonzo: furibondo che Butterfly abbia rinnegato gli avi sposando uno straniero, la maledice. Pinkerton infastidito da questa scenata scaccia tutti per abbandonarsi con Butterfly all’ebbrezza dell’ora.

ATTO SECONDO. Da tre anni Pinkerton è rimpatriato ma Butterfly continua ad aspettarlo. È certa che ritornerà e lo ripete alla devota Suzuki ribellandosi ai suoi dubbi ed esaltandosi al pensiero della futura ritrovata felicità. Quasi ricusa di prestare ascolto al console americano, già inutilmente presago di ciò che sarebbe accaduto e che viene con una lettera con la quale Pinkerton informa che, sì, sta per tornare, ma con un’altra, la vera moglie. Allo stesso Sharpless, anzi, Butterfly narra sdegnata che Goro, ingordo sensale, vorrebbe darla al ricco Yamadori; e quando costui per l’appunto si presenta a rinnovare le sue profferte Butterfly lo congeda freddamente. Sharpless può finalmente leggere, tra molte interruzioni, la lettera ma non ha il coraggio di terminarla con la terribile notizia e si limita a insinuare in Butterfly il dubbio che Pinkerton potrebbe anche non ritornare mai più. Butterfly crede di morire, poi si rianima e va a prendere nella stanza accanto il figlio che Pinkerton le ha dato e di cui egli ignora l’esistenza. Il console è commosso e promette il suo intervento presso Pinkerton. Un colpo di cannone segnala l’entrata in porto di una nave da guerra: Butterfly corre sul terrazzo a osservare con un cannocchiale e riconosce la nave per quella di Pinkerten. Vinta la prima emozione, Buttefly si fa aiutare da Suzuki per infiorare la casetta, si abbiglia come il giorno delle nozze e rimane a vegliare in attesa di Pinkerton.

ATTO TERZO. È trascorsa la notte, Butterfly riporta nell’altra stanza il bambino ancora addormentato. Giunge Pinkerton con Sharpless e con Kate, la moglie americana, ma il rimorso è forte e non gli regge l’animo di trattenersi: Sharpless vorrebbe che Suzuki persuadesse Butterfly a cedere il bimbo. Rientra Butterfly e si incontra con Kate, che, assieme a Suzuki, cerca di farle coraggio. Infine, Butterfly si rassegna all’idea di staccarsi dal figlio, ma pone come condizione di consegnarlo a Pinkerton personalmente. Rimasta sola, impugna l’arma con cui “si muore con onore” ma la sorprende il bambino. Butterfly lo bacia l’ultima volta, gli benda gli occhi, poi si ritira dietro il paravento. Quando Pinkerton e Sharpless ricompaiono è tardi: Butterfly, che ha avuto la forza di trascinarsi fin presso il figlio, esala l’ultimo respiro.

 

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